Alba Gnazi, Accessori

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Come siamo inermi al tempo, amore,
accessori; e come
fragile cade il tuo passo quando distratto la terra corrompi e il selciato, quando
in una calca di emisferi universi
e sussurri
improvvisi certezze
e prometti al ritorno un te stesso compiuto
quello che nel riso mite riconosco.

Perché di strenue vite è tinto quel momento
che dal fondo di un altrui sguardo
in gola trasale,
fiumando: e vissuto
ti attorcia a uno sbocco di luce
che col mento proteso
vai assumendo,
perfino grato.

Di memoria è sprovvisto il tempo, amore, così abbiamo imparato: e quello che sembrava preludio
non è altro che un treno sola andata in cui ficcarci stropicciati,
arresi all’evenienza che forse è già tardi,
lì in piedi rifratti dai rossi,
su porte occupate convessi,
nolenti gli occhi all’intesa e chini, di ogni tutto stanchi

ma noi due amore
siamo altro da rendere e chiedere,
corpi in ore di avvicinato equilibrio
tenuti su da uno spasmo.

 

Alba Gnazi, inedito

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Alba Gnazi, Accessori

Il Promontorio (19) A Venezia con Salvatore Quasimodo

Venezia (settembre 2017)

*

Ora che sale il giorno

Finita è la notte e la luna
si scioglie lenta nel sereno,
tramonta nei canali.

È così vivo settembre in questa terra
di pianura, i prati sono verdi
come nelle valli del sud a primavera.
Ho lasciato i compagni,
ho nascosto il cuore dentro le vecchie mura,
per restare solo a ricordarti.

Come sei più lontana della luna,
ora che sale il giorno
e sulle pietre batte il piede dei cavalli!

Salvatore Quasimodo, in Tutte le poesie, 1960

*

(Articolo a cura di Giovanni Asmundo)

Il Promontorio (19) A Venezia con Salvatore Quasimodo

Antonino Caponnetto, poesie da ”Il sogno necessario”

Il sogno necessario

 

PRIMO RICORDO: IL CHIARO BLU DEL CIELO.
Poi tanti volti dallo sguardo amico,
volti neri di sole, sorridono al bambino.

Infanzia e giovinezza, eterno tempo
della mia terra antica e d’una estate
enorme a quell’età, senza confini.

Nell’aranceto le lucenti foglie
verdi sfioravo appena con le dita.
Porto in me quell’estate
chiusa nella mia vita.

Altre estati, altri luoghi, e le battaglie
per sapere me stesso in mezzo ad altri.
Ma in quell’eterna estate
è il mio stare nel mondo.

Nei colori del mare, fondo abisso che ingoia
come un orco famelico i corpi dei fuggiti,
nei colori del cielo è quell’estate,

eterna come è solo la pace
per l’anima di chi per acqua muore.
Nella luce che acceca
la pupilla dei vivi.

***

 

SE DOVESSI PARTIRMENE DOMANI
vorrei tu non piangessi troppo a lungo
ma che in te mi serbassi nel ricordo
ridente d’una vita lunga un giorno
un lunghissimo giorno luminoso

***

 

NEI COLORI D’UN MONDO CIRCOSCRITTO
inattesa bellezza ci colpisce,
mutevole stupore d’un paesaggio
minimo, incide come un lampo il cuore
e vivrà in noi finché saremo vivi.

Vedette insonni, alcuni fra gli umani,
allibiscono d’un felice istante
insieme ad altri, i camminatori eterni,
cercatori del bello il giusto il buono,
che sorridendo in sé, fra poco andranno.

La meta loro è la periferia
del mondo, focolaio
di guerre e malattie, di caccia all’uomo,
di stermini invisibili e sottili,
avamposto a difesa d’ogni persecuzione.

Madrepatria degli ultimi,
riparo agli esiliati,
centro d’ogni travaglio singolo e collettivo.
Vedette e camminanti sono artisti e poeti.
Ovunque stiano insieme, il mondo canta e muta.

***

 

L’ALTRO CHE VIVE IN ME, UNA VOLTA ANCORA
è preda di un dolore pretestuoso
e ne approfitta per colpire basso.
Gli sfuggirò cercando vie traverse,
le sole che conosco, per cui amo.

Ma, cari amici miei, non c’è al momento
che un po’ di me per tutti quanti voi.
Quello che vado meditando adesso
è confuso nel fumo nauseabondo
di tante lunghe sigarette inglesi.

Certe felicità che non conosco,
e che al futuro vanno coniugate,
dai fondi di caffè di tanto in tanto
provo a vaticinare, ma ogni volta
quello che vedo già vive nell’Altro.

Stipulare un accordo, essere Uno?
È necessario a entrambi, o moriremo.

***

 

CON ME TI PORTO AMORE COME UN TEMPO
quando nel caos di enormi
fiumi di gente eternamente in fuga
ti nascondevo agli indiscreti sguardi
dei delatori con il mio cappotto.

 

Ho baciato la terra su cui insieme
siamo sbarcati amore come tutti
gli scampati alla morte
come chi sa per certo che il naufragio
cambia la poca vita che ci resta.

 

Arderà in qualche cuore
oltre noi stessi sempre nuovo il fuoco
e tu vivrai amore in tutti quelli
che senza avere patria né bandiera
ai demoni del nulla dicono: voi non siete!

 

***

Scrivo e mi chiedo può la litania
di questa irrilevante poesia
sollecitare la coscienza umana
a venirsene fuori dalla tana?

Certo che no mi dico e tuttavia
compongo versi in prolungata algia
poi vado fuori ma non c’è nessuno
nelle piazze né plebe né tribuno

*

Post-it all’Autore:

Come già ti ho scritto altrove, carissimo Caponnetto, avevo letto questo tuo nuovo lavoro la scorsa estate: non ti dissi alcunché, allora, perché ho avuto bisogno di un tempo gestativo che mi consentisse di prenderne le giuste vicinanze riconoscendolo differente e altro rispetto alle tue precedenti produzioni.

Un libro complesso, ricco; corposo quanto basta per non essere ”passatempo”, per non essere ”cura” (così intendo le mie letture) di un pomeriggio. La mia voracità poetica ha dovuto pazientare, sorbire pian piano: e, ancor di più, c’è stata per me la necessità di una seconda e più ferma lettura.

Sono dunque tornata al Sogno necessario in tempi recenti e, con una diversa predisposizione e confidenza, mi sono introdotta in questo fiume: di poesie, considerazioni, aneliti, corpi, barche e derive; dell’uomo scrivente senziente e partecipativo di dimensioni humanae e poetiche non soggette a percorsi stabiliti, caratterizzati da improvvise battute d’arresto. Se in Agonie della luce*, il tuo precedente lavoro editoriale, ho ritrovato il Poeta che malinconia e ironia impasta in una tenuta serratissima di sentimento e verso, qui è rabbia che emerge, spesso striata di impotenza, di sarcasmo.  Testi stesi in prima persona: non aderenti a una pervasività di senso umano/umanitario, né a una mera quanto volatile immedesimazione in sorti talora sfortunate e tragiche: è il vivere, l’essere, il consegnarsi a una umanità (sulla scorta del terenziano humani nihil a me alienum) che fa di tutti gli uomini un corpo solo, consustanziato, la cui unica risorsa è, a conti fatti, la comunanza, la vicinanza: finalmente, la speranza di coabitare spazi geograficamente, socialmente, culturalmente non compromessi da meccanismi aventi vertici prestabiliti, che soffocano e reprimono. Poesia civile? Sì, anche, premettendo che nella mia personale interpretazione tutta la poesia è civile, dell’uomo – cittadino (civisdel mondo nel suo tempo, del proprio essere e riflettersi in tale tempo; dell’uomo inscindibile dallo spazio che lo ospita assieme ad altri uomini nel tessuto intricatissimo di relazioni sociali storiche ecologiche linguistiche politiche; poesia fondata sull’umano in ogni accezione di senso e significato. E poi la Parola: che non vuole guardiani (lo scrivi a chiare lettere, lo annunci: ed è premessa, viatico, punto d’arrivo), che sedimenta dove più a fondo costruiamo appartenenze, che guadagna robustezza alle percezioni, nominandole. La Parola, il Verbum, primo sogno necessario, primo uscire del Sé all’Altro da sé; primo riconoscimento, primo rischio: proprio in virtù dell’andare incontro all’incognita costituita dall’altro-da-me, e quindi prima speranza che quell’atto sappia dirimere la più antica delle solitudini.  Così, leggendo senza aspettative, ovvero leggendo come ogni volta dovrei e non sempre faccio, caro Poeta, capisco cosa sta succedendo in questo tuo libro: in un processo di costante, inarrestabile divenire (le tue Forme del mutamento**… ancora), accordi e raccordi un certo essere in poesia in un fluire armonico di forme e tempi non scadenzati né scadenzabili, dando adito e agio a spunti e considerazioni che, lungi dal lambire i più scontati luoghi comuni, affrontano con pertinacia temi che si rinnovano in ogni attualità con esiti felici che inevitabilmente, coerentemente, richiedono Libertà. Niente guardiani, dunque: Poesia-Lingua-Uomo-Parola-Spazio: un Unus tanto forte quanto inscindibile e necessario.

A.G.

 

*Agonie della luce edito dall’Associazione Culturale Pellicano (Roma, 2015)

** Forme del mutamento edito da Campanotto (Udine 1998)

Antonino Caponnetto
Antonino Caponnetto

Le poesie sopra riportate sono tratte da Il sogno necessarioNiente guardiani, prego alla parola; poesie con testo inglese a fronte, traduzione di Alessandra Bava; Associazione Culturale Pellicano (Roma 2017)

 

(A cura di Alba Gnazi)

Antonino Caponnetto, poesie da ”Il sogno necessario”

Maria Attanasio: Blu della cancellazione

 

maria attanasio

 

*

(Tailleur in prova)

Che ne sapeva della figlia monatta
del tragitto obbligato montando i pezzi
facendo combaciare cuciture – testadura
ostinata tutta la vita concentrata
a stanare ogni minimo difetto:
l’orlo sfasato la spallina che cadeva male –
provando e riprovando davanti allo specchio
tra un vaevieni di porte aperte di musica di vento;
di lana, ben cucito quel tailleur
gliel’ho fatto indossare l’otto marzo del duemilasette:
le forbici e il ditale accanto la radiolina
per farle compagnia tra detriti e dettagli
nel pozzo della sordità.

 

*

Metamorfosi e risveglio di Medusa

Fu artiglio di cane a graffiare lo specchio
– pietra la bocca, la zattera allo sbando
tra lave morte rosso di tonnara – in corsa
dentro il cerchio risalendo la cifra
del risveglio fui tutti i nomi dell’asimmetria
sono Jamila adesso
persa nel blu della cancellazione.
Il varco tra i millenni il ricomporsi
del volto lapidato nella metamorfosi dell’ora.
La parola interdetta si scioglie e dice.

 

*

Rosso…

Rosso
che adesso è lama e cesoia
muro scrostato ombra
che s’allunga e ballarìa
– la zattera dei nomi alla deriva –
occidente spaesato
nel blu della cancellazione,
maria del declinare,
addio.

 

Maria Attanasio, Blu della cancellazione, La vita felice, Milano 2016

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Maria Attanasio è nata nel 1943 a Caltagirone, dove tuttora vive e lavora.
Ha pubblicato le raccolte di poesie Interni (1979), Nero barocco nero (1985), Eros e mente (1996), Amnesia del movimento delle nuvole (2003) e Del rosso e nero verso(2007).
Per la narrativa ha dato alle stampe i romanzi Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (1994), Di Concetta e le sue donne (1999), Il falsario di Caltagirone(2007) e Il condominio di Via della Notte (2013).
Nel 1998 è uscito il libro di racconti Piccole cronache di un secolo, nel 2008 ha pubblicato Dall’Atlantico agli Appennini, una riscrittura del racconto di De Amicis Dagli Appennini alle Ande e nel 2012 tre prose raccolte nel libro Della città d’argilla. 

(fonte: http://www.lavitafelice.it/autore-maria-attanasio-537.html)

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

(foto: fonte web)

Maria Attanasio: Blu della cancellazione

Lost in: Antonia Pozzi, Pace

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Antonia Pozzi

 

Pace

ad A.M.C.

 

Ascolta:

come sono vicine le campane!

Vedi: i pioppi, nel viale, si protendono

per abbracciarne il suono. Ogni rintocco

è una carezza fonda, un vellutato

manto di pace, sceso dalla notte

ad avvolger la casa e la mia vita.

Ogni cosa, d’intorno, è grande e ombrosa

come tutti i ricordi dell’infanzia.

Dammi la mano: so quanto ha doluto,

sotto i miei baci, la tua mano. Dammela.

Questa sera non m’ardono le labbra.

Camminiamo così: la strada è lunga.

Leggo per un gran tratto nel futuro

come sul foglio che mi sta dinnanzi:

poi, la visione cade bruscamente

nel buio dell’ignoto, come questa

pagina bianca, che si rompe, netta,

sul panno scuro della scrivania.

Ma vieni: camminiamo: anche l’ignoto

non mi spaventa, se ti son vicina.

Tu mi fai buona e bianca come un bimbo

che dice le preghiere e s’addormenta.

 

Peace

for A.M.C.

 

Listen:

how close those bells are!

Look: the poplars, along the avenue, tend

their arms to embrace the sound. Each ring

is a deep caress, a velvety

shawl of peace, descended from the night

to envelop my home and my life.

Every thing, all around, is large and indistinct

like all the memories of my youth.

Give me your hand: I know how much it hurt,

under my kisses, your hand. Give it to me.

This evening my lips are not alight.

Let’s walk, thus: the road is long.

I read for some time into the future

like I would on this paper before me:

then, the image falls away brusquely

into the shadows of the unknown, like this

blank page, which tears, cleanly,

on the dark surface of the desk.

But come, let’s walk: even the unknown

doesn’t scare me, if I am near you.

You make me good and white like a child

who says her prayers and then falls asleep.

 

 

 

 

Antonia Pozzi, ”Pace”, tratta da Parole (1939, postumo).

 

Traduzione di Matilda Colarossi.

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

Lost in: Antonia Pozzi, Pace

Giorgia Satta, poesie inedite

 

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Giorgia Satta

 

 

Alla luce io bevo
nel chiarore
immergo le mani,
nel chiarore
di una luna rotta.
Luna-mezza
senza voce
canto il sogno
di una sera,
dolce di bacche dolci
ruvide senza colore.
Volo corto
di ali sgangherate
volo a mezz’aria
una specie d’amore.

 

***

 

Non passa il tempo nei sogni delle donne
si ferma lì sull’orlo del lenzuolo,
appeso si gode lo spettacolo
di cose che sono un’altra cosa
e il conto che non torna
tra l’anima e lo specchio.
Se ne ride del prezzo che costa
degli inchini alla vita, delle fragilità
tornando al punto di partenza
a ogni uscita di stella,
sempre lo stesso pozzo
e sul fondo
sempre la stessa luna.

 

***

 

Come un bisogno d’ occhi
per vedere più in là
oltrepassare la pelle
scavalcando il limite
oltre la crosta
delle parole.
oltre me.
Come un bisogno d’anima
per andare in fondo
per trovare acqua
scavando pietra
oltre la misura
dei contorni
dentro la quiete,
in Te.

 

***

 

Dove osa il sogno mio
arrampicato a una parete di mare
pregando una nostalgia
cercando amore,
allungando braccia,
a toccare un cielo
che s’inchina
a sfiorarmi l’affanno
a volarmelo via.

 

***

 

Di strade conosciute
di dolore imparato a memoria
di vento parlato
e quel ricordo delle mele
tutte in fila sull’armadio
a profumare la stanza
di mia madre.
Una partenza
e io
che non ho visto niente
dal finestrino di quel tram
io non ho mai saputo
da dove arrivava
la musica.

 

***

 

Ombre vive
raccontano storie
più di tre.
Scambi d’anima
nei mattini muti
prima della fretta.
Voli corti
dentro le emozioni
direzione sud.

 

***

 

Rami pensieri
pensati in fretta,
intrecciati a quelli
di chi mi passa accanto
letti negli occhi e rubati.
Ponti di vita, dritti
a toccare un attimo
di comprensione
qualcuno mi somiglia
l’altro è straniero
e vuole casa, cerca parola,
vorrebbe amore quello
che mi si muore
attaccato al respiro.
Pensieri tempo
come ricordi luce
pesi leggeri
necessari a trovare
ancora un’emozione
e una preghiera calma.
Il tentativo
di arrivare in fondo.

 

***

 

Giorgia Satta nasce in Sardegna, vive in provincia di Bologna dove è arrivata per lavoro negli anni 70. Le sue origini influenzano la sua poesia che nasce in maniera estemporanea come è nella tradizione dei poeti sardi di strada, che raccolgono l’ispirazione nell’immediatezza degli accadimenti, nelle immagini e nei fatti della vita.

La sua produzione poetica, interamente inedita, sarà entro breve oggetto di una prima pubblicazione.

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

Giorgia Satta, poesie inedite

Maria Grazia Insinga: Etcetera

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*

se un cane entra nella casa
il cane è ucciso

 

l’altra è incoronata senza testa e corona
da quel momento cammina sulla tigre
e il piatto d’oro e per i resti e la vita
non permetterò ai suoi piedi di toccare
nuda terra: per calzari pelle di cinghiale

assi di legno tappeto di foglie i miei piedi
a scaricare al suolo tutta quella divinità
carica di elettrico isolamento non è
cosa di isole detonare è togliere tono
a suono a suolo e rimangono allora
tabù reliquie micce feticci e fuochi

 

*

 

come se bambine

 

la divinità non può toccare terra
sono il portatore consacrato
sollevo l’altra ridotta a divinità
e non do mai il cambio a nessuno

il suo tappeto è interdetto ai morti
e ai non l’altra siede su una pelle
uno scranno la mia schiena a pezzi
carponi i suoi piedi sui miei piedi

 

 

leporello 2

 

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Etcetera di Maria Grazia Insinga, libretto alla leporello
Acquarelli di Alessandra Varbella
Fiorina Edizioni, 2017 – Collana Isolario – I

 

 

(foto, nell’ordine: fonte web, Patrizia Sardisco, http://www.fiorinaedizioni.com)

 

 

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

 

Maria Grazia Insinga: Etcetera