Tiziano Scarpa: Le nuvole e i soldi

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*
La mia dirimpettaia

la mia dirimpettaia è uscita sul balcone
ha afferrato le piantine una dopo l’altra
facendo forza le ha tirate fuori dal terriccio

le ha capovolte, le ha ficcate nei vasi
ha interrato pistilli petali foglie rametti

ha lasciato fuori all’aria le radici
sporche di terra, allucinate
le ha innaffiate premurosamente

dicono che sia depressa
ma forse conosce un segreto
intravede un’altra possibilità

 
*
Nel cimitero della mia città

 

1.
Nel cimitero della mia città
vengo a fare una cosa.

In tuta, con le scarpe da ginnastica
corro lungo i vialetti.
Senza farmi vedere
corro sopra le lapidi.

Le parole sono tombe. Le tombe
sono parole. Io
corro sulle parole
inventate dai morti.

 
2.
Io so che le parole
contengono i desideri dei morti.
So che ci piaccia o no
ci tocca realizzarli.
Lo stiamo già facendo.
Lo facciamo da sempre.

Io attraverso la frase
la impregno di me stesso.
Io ricevo dai morti
il sapore del mondo.

 
*
Mia madre

Se esisto è grazie a lei, è colpa sua.
Perciò mia madre avrà
sempre ragione – torto
contemporaneamente.
È la mia insofferenza.
Io sono il suo creditore insolvente,
l’esoso debitore.

 
*
La verità fa schifo

2.
nudo nella corazza
io seguo l’impostura
sto nella dismisura
fra verità e cognome

riempio l’armatura
rimpolpo il mio rottame
sto nella lingua morta
(pietà del mio cognome)

 
3.
Le parole sono i cognomi delle cose

 
4.
noi parole siamo i cognomi di voi cose

 

*
Parafrasi delle nuvole #I

in questi versi il poeta considera
i riflessi delle nuvole sul fiume
come una flotta di morti
immersi nella superficie dell’acqua

risalgono la corrente
per tuffarsi nella sorgente

la metrica è libera
come se non badasse agli effetti
ma cercasse di rendere il suo respiro
con la maggiore aderenza possibile

solo una rima spicca
come una stonatura
o un’immedicabile ferita

 
*
Poesia scritta dalle parole #3

Siamo state scritte alla finestra
in un pomeriggio di sole.

Lo strapiombo domestico del terzo piano.
Le lenzuola stese ad asciugare
a pochi centimetri dal davanzale.
L’alternativa tra suicidio e biancheria.

Siamo state scritte di sera
Sotto una lampadina che pende dal soffitto.

Irraggiamo la luce del sole
sommata ai 700 lumen
di una lampadina a basso consumo.

 

da Le nuvole i soldi, Einaudi 2018

 

le nuvole e i soldi.png

 

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

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Tiziano Scarpa: Le nuvole e i soldi

Julia Gianferri

Julia Gianferri.jpg

*

Sguardi che non facevano ritorno

capelli inariditi dalla colpa

mi resta nelle mani un tono montuoso e limpido

che plana lacerando le alture

la pioggia ha finito solo adesso

di cadere.

 

*

Giocavamo ai giorni di festa

ad osservarle la vecchiaia

rendere l’odore del forcluso

un altro senso

mia madre ci trascinava su una coperta

per il corridoio

il gioco era rimanere aggrappati

per non sentire il pavimento.

 

*

Prendeva medicine di notte

restava sveglio a controllare corollari

di precauzioni e sintomi.

Questo succede a spingere

in eccesso il corpo

in sottovuoto i significati

a convertire l’assenza in

rifiuti organici.

Ora se faceva rumore

era solo per aprire la porta del bagno

tornare a letto per non sentire freddo.

 

*

Quel che ti sto per dire non è nulla di nuovo

niente che non sia già stato vissuto

nessuno muore prima del tempo

nessuno torna indietro perché lo vuole

nessuno si è perso la vista dei glicini sulla spiaggia del lago

solo l’assoluto si dimentica ad ogni istante

e noi per rimanere intatti

moriamo vergini

nello stesso momento

in cui ce ne accorgiamo.

 

*

E non voler più esistere

senza la tua visione del mondo

la sedizione che mi colavi addosso

dal soffitto dei portici

colonna dopo colonna

principio dopo sguardo

perfezione dopo risucchio

stanotte ho squarciato

lo stesso velo di quei giorni

di settembre;

se solo fossi esistita più a lungo di te

se solo ti avessi disossato.

 

(da Poesie dell’immaturità, inedito)

 

Un commento alla poesia di Julia Gianferri, a cura di Gabriele Galloni e Antonio Veneziani è reperibile   qui

 

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

 

foto: fonte web

Julia Gianferri

Agi Mishol: Ricami su ferro

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Memorandum (2)

Non devi sradicare la gramigna
solo perché non è un fiore
e prima di sollevare una pietra
ricordati che è un tetto.

È triste vederti strisciare
con uno strascico bavoso di nostalgia
scrivere queste poesie
di fronte al tramonto e dimenticare
che solo alla natura è lecito un simile
Kitsch.

 

Lingua madre

La vicina che mi tirò fuori
e mi recise da te
disse certamente: è una bambina!

Mio padre stava accompagnando in quel momento un film muto
sul vecchio pianoforte al cinema
e io ti trangugiai immediatamente,
mentre mi cercavi sullo schermo innevato
dei tuoi occhi.

Un sole autunnale sorgeva allora
a Szilágycseh,
una zingara ti rivelò in cambio di un’oca
che avrei visto lontano
ma nessuno comprese cosa profetizzasse la alef con il kamatz
che urlai forte nella stanza.

Dopo di ciò ti contraesti in un pollice
che sostituii con la gomma
di una matita
finché non la girai
e cominciai a scrivere
poesia.
Che tornò a essermi
madre.

 

Scrivere

La scrittura è la più tortuosa delle vie
per ricevere amore.

Vivere per lei è
salire e scendere per le scale minori
dell’infanzia
con l’interno di fuori
e un microfono attaccato alla tempia

è chinarsi sulle parole
finché non si trasformano in porta
e allora farvi irruzione
come frattali
di broccoli

è sbarrare sempre gli occhi
dalla seconda alla terza dimensione
sino a una danza di lettere
che si inchinano l’una di fronte all’altra con l’umiltà del tempo
di fronte all’eternità

vivere per lei è
cadere dai cieli
con una lucente coda di cometa
come un desiderio
di nessuno.

 

In Ricami su ferro, a cura di Anna Linda Callow e Cosimo Nicolini Coen, Giuntina, 2017

 

ricami su ferro.jpg

Agi Mishol è nata nel 1947 a Cehu Silvaniei (Romania) da genitori di madrelingua ungherese sopravvissuti alla Shoah. All’età di quattro anni si è trasferita con la famiglia in Israele. Ha studiato all’Università ebraica di Gerusalemme e oggi dirige la Helicon School of Poetry di Tel Aviv. Nel 2014 ha ricevuto il Premio Lerici Pea alla carriera ed è riconosciuta come una delle più importanti poetesse israeliane contemporanee.

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

(foto: fonte web)

 

Agi Mishol: Ricami su ferro

Riccardo Mazzamuto, selezione di poesie edite e un inedito

riccardo-mazzamuto-la-volpe-e-il-gatto-copertinapiatta

 

A velocità freno…
freno… mi impedisce
un ostacolo. Entro,
Impaurito nella
Basilica di Santa
Apollinare. Singhiozzo…
metto mani e capelli
già aspettandomi
sangue. Mi avvicino…
guardo meglio, valuto.
Che fortuna, solo tracce
odore peluria,
memoria di polvere…
di polvere e\o sparo…

I.
Mani si accoppiano,
sovrappongono calchi
di pongo fango, un rito
garantito (perdono)
svanito. E cestini
chiusi borse aperte
concussioni monete
e offerte cadono
da rituale a ritmo
di una al secondo
in, e bankitalia…
godono in silenzio.
Rassegnati i presenti
e/i defunti… morti…
Evacuati peccati
dai luoghi sacri
e gettati in mare.
Fiumi di crediti
divisi dai liquami…

Finalmente siamo
ora, siamo figli
dello stesso utero

III.
Riposta… impalcatura
cupola metallica
la cui vista dava
sul palco, nascondeva
giochi proibiti
e ferite e ferite.
Disegnato su tela
il cielo, alberi,
frutti e pini vecchi
usciti senza colpe
né tracciabilità
agli occhi dei fedeli.
Salmone viaggiatore
grida e grida… grida…
comunica alla stampa.
È un pazzo! è pazzo!
Viene afferrato…
preso e cucinato.
La volpe e il gatto
avanzano fin dentro
le vene, raggiungono
il cuore che si agita,
si gonfia di gioia
e prospera la fede
ergastolana, imposta
bontà da dittatura.
Non c’è remissione
Complice farai parte
dell’esercito armato,
carcerato a vita.

IV.
L’uomo cane bianco
non divulga, borbotta
forse abbaia, mangia
crocchette spine e pollo…
piange con gli occhi
arrossati, il collare
stretto al collo da pulci.
Basterebbero quei
privilegi ceduti
in concime alle vostre
piante da patrimonio
per renderlo almeno
un uomo cane sazio.
Il freddo è in agguato
comincerò a mozzare
la pianta rinunciando
ai frutti prodotti.
Io decido chi vive,
sopravvive e chi no.

 

VI.

Il gioco ebbe inizio,
spettatori sul posto:
alberi da una parte
dimore e dimore
spettatori e emuli…
leggi, bibbie, prediche.
Il gioco ebbe inizio…
orribile, peccato
tutto dannatamente,
paurosamente falso.
Formicolano classi,
condannati a morte
feti smarriti… terre
lontane e lontane
con l’otto per mille.
Vermi in cravatta nell’I.O.R.
fanno spazio nel ventre,
bava… vomito e mille
altre conquiste. Labbra
succhiano mammelle
socchiuse niente
poi morte. Derubati
soli agonizzanti…
ricordati, diffusi
dalla parte del globo.

Da LA VOLPE E IL GATTO – Poemetto civile edito nel 2016 da Lietocolle nella collana SoloDieciPoesie.

*L’immagine qui in basso, tratta dal libro, è del fotografo Massimo Carolla.

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***

COLLOQUIO DI LAVORO

Si sondano tragitti
per trovare lavoro
quotidiani continui
annunci economici…
realizzabili senza
precisi propositi
di qualità…importante
percepire stipendio.

Esigenza vitale
poiché hai l’auto
a rate, bicicletta
e scooter smarfone
vacanze abbigliamento…

Cominci a studiare
arriva il primo a cento
km dal mio domicilio
in ordine alle date
dei concorsi o test
arriva arriva arriva
o orale se ammesso.

Sul posto duemila
puzzolenti umani
di sudore da viaggio
da batteri da germi
attendono l’entrata.

Dei compagni di branco
banco né un conoscente
né sguardo o graffio
né sorriso, o aiuti…

Centoventiminuti
come tempo massimo
per essere archivista…

Assolti dai nostri
incerti culturali.

Domande di cultura
(Coltura) generale.

Domanda numero uno:
”Sei maschio o femmina”

Domanda numero due:
“Presidente di Stato
duemiladieci”

Domanda numero tre:
“Sei di destra o sinistra”

e così via… eccetera…

Domande di cultura
(Coltura) esplorativa.

Domanda numero uno:
“Dimmi della famiglia”

Domanda numero due:
“Perché questa carriera”

Domanda numero tre:
“Come è fatto un libro”

e così via eccetera…

Anche io finito il tempo
a casa tutti a casa
consegno il test scritto…

Ai concorsi… passato
non ho più pensato
il tempo tanto tempo…
per tempo mi invita
una raccomandata
ad un colloquio
di lavoro in città.

Da segretaria in sede
alla data puntuale
vengo accolto, m’invita
ad aspettare il Dottor…
Dopo poco distinto
con fascicolo e sguardo
arriva il Dottore
diritto negli occhi.

“Un lavoro perfetto
lei ha svolto al concorso
è degno del lavoro
neanche un errore…
però un particolare
al concorso Lei scrive
<Celibe>; anche adesso
o coniugato e figli?”

“ Dottore identica
situazione convivo
con la madre… Dottore
né separazioni…
convivenze né figli
matrimoni alle spalle”.

Poi disse: “Mi dispiace
diventa un problema
l’azienda chiede
la diligenza del buon
padre di famiglia.
Non ha affidabilità
per questo lavoro,
arrivederci… avrebbe
messo su famiglia…

Poi replica: “Sappia
ha un anno di tempo
primo da graduatoria
con quel requisito
il posto spetta a Lei…”

“ Buonasera Dottore”.

“ Buonasera… Sera”.

Quel posto suscitava
interesse azienda
guadagno e carriera
solida unica in zona…

Preso afflitto distrutto…
sconforto economico
vegetale di nulla…
apro il telefono
chiamo dal passato
quelle ragazze amate
con fede praticate.

< Ciao sono Pier Vittorio
come stai? tutto bene?
ti va caffè e cinema
una di queste sere?>…

< Convivo…mi dispiace
abito fuori città>…

< Ciao sono Pier Vittorio
come stai? tutto bene?
ti va caffè e cinema
una di queste sere?>…

< Ciao mi sono sposata
aspetto un figlio>…

< Ciao sono Pier Vittorio
come stai? tutto bene?
ti va caffè e cinema
una di queste sere?>…

< Ciao lavoro fuori
mi trovo benissimo
giro…giro… che sballo>…

< Ciao sono Pier Vittorio
come stai? tutto bene?
ti va caffè e cinema
una di queste sere?>…

< Ciao… quale onore…
tesoro mio stupendo
uomo maschio mio…

Quante volte ti avrei
voluto chiamare ok…

Vediamoci stasera…
che gioia ok bacio>…

Veronica ragazza
scorta tappa serate
del mercoledì o sere
andate a buca da “Miss”…
o per sesso anale…

Usciti insieme…dopo
un attimo, finiamo
per realizzare amore
e sesso non protetto
con emissione di sperma…

Una… due… tre… quattro…
cinque… sei… sette… otto…
volte…e nove volte…

Dai ritardi muliebri
Veronica mi avvisa
in pizzeria che sarei
diventato o forse
padre o forse babbo…

Ho un’abitazione,
due camere da letto
arredata, aggiornata
con mobili ikea…
Regolata l‘unione…
quella diventerà
il nido di comodo.

Veronica è pronta
al parto, parto parto
accelerando l’auto…
Spinge lei… spinge lui…
il bambino guarda
la luce… spinge spinge…
Torniamo a casa in tre
spinge familiare
la vita… familiare.

Conquisto il lavoro
promesso e assunto
con l’accordo ferreo
di diligenza del buon
padre di famiglia…
Posso stima gioire
fiducia dei superiori
collettività tutta.

Passano mesi anni
anni mesi anni mesi…

Il bambino prospera
il\o rapporto tra me
e Veronica cambia…
cresciuti e cambiati
senza discussione
né litigi né sesso
soluzione unica
la separazione…

“Buongiorno Pier Vittorio
benvenuto inferno
di separati matti”…

Nonostante fosse mia
l’abitazione sono
costretto ad andare
torno da mia madre
fortuna, godo almeno
di spazio… fortuna…

Il legale conclude
somministrazione
pratiche di divorzio
alimenti per due…

Veronica non perde
un nuovo compagno
tempo,conquistata
separato con figli
e rimane incinta…

Due più uno più uno…
famiglia allargata…

Tornarono insieme…
per legge e diritto
contro lo sdegno mio.

Non riesco ad accettarmi…
perdo tranquillità
ironia e speranza
e sogni…mi trasformo
cavia dei petrolieri…
della Chiesa, produco
ricchezza istigato
da progetti sociali
folli e folli folli…
alla mia distruzione
si contrappone gioia
di “Santi Padri Capi”

Per controllo società,
i loro figli, loro
ricchezza e potere
generazionale.

Loro… loro e loro
esistenza divina.

Dalla raccolta inedita Diligenza del non padre di famiglia (art. 1176 c.c.) 

***

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Riccardo Mazzamuto (fonte foto: web)

NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE

Riccardo Mazzamuto è nato a Livorno nel 1966;  ha pubblicato “Abitudini d’animo” (Editrice Nuova Fortezza1988) prefazione di Laura Bandini  raccolta in versi;”La Sorte dell’ingranaggio” (Campanotto Editore Udine 1993) raccolta in versi prefazione di Carlo Marcello Conti; “ De profundis” (Gazebo Firenze1997 l’area di Broca) racconto in prosa prefazione di Mariella Bettarini. La Volpe e il Gatto (Lietocolle Editore Faloppio 2016) Segnalato Premio Camaiore 2017 e finalista Premio “Amaro Silano” 2018 (Cosenza).

E’ presente in due Antologie  in versi, edizioni ’88 e ’89 “La Torre di Calafuria” (Edizioni Il Gabbiano Livorno) prefazione di Riccardo Marchi e Antologia Premio Capannori 2017 (Marco Del Bucchia Editore).  Della sua Poesia si sono occupati anche Raffaello Bertoli Giampiero Neri Davide Rondoni Giuliano Ladolfi Valerio Nardoni Dante Maffia Renata Giambene Mariella Bettarini e Dario Bellezza, suoi testi sono stati pubblicati sia su riviste cartacee che online.

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

Riccardo Mazzamuto, selezione di poesie edite e un inedito

Il Promontorio (27) Pietre di Creta con Odysseas Elytis. 2

(Creta, 2018)

*

L’Intrepido, il Fiducioso, L’Audace
(da “Elegie di Oxo Petra“)

Ora io guardo alla barca che arriverà sempre vuota
Ovunque tu salga; a un Cimitero lontano sul mare
Con Korai di pietra che stringono fiori in mano. Sarà notte e agosto
Quando cambiano la guardia le stelle. E le montagne leggere
Piene di vento buio sono appena sopra la linea dell’orizzonte
Intorno odore di erba bruciata. E una pena d’ignota stirpe
Che dall’alto scende in un rivo sul mare addormentato

Risplende dentro di me tutto quel che ignoro. E tuttavia risplende

Ah bellezza anche se mai ti concedesti intera
Qualcosa sono riuscito a carpirti. Parlo di quel verde della pupilla che per primo
Entra nell’amore, parlo dell’oro che ovunque lo posi infuoca luglio.
Ritirate i remi voi usi ad una vita dura. Portami là dove vanno gli altri
Non si può. Nacqui per non appartenere a nulla e a nessuno
Vassallo del cielo chiedo di tornare di nuovo là
Nei miei diritti. Lo dice anche il vento
Da piccolo lo stupore è fiore e quando cresce è morte

Ah bellezza tu mi consegnerai come Giuda
Sarà notte e agosto. Enormi arpe si udranno di tanto in tanto e
Con il poco turchino della mia anima l’Oxo Petra comincerà
A emergere dal buio. Piccole dee, da sempre giovani

Frigie o Lidie con corone d’argento e ali verdi intorno a me si raduneranno cantando
Quando le pene di ognuno saranno scontate
Con colori di amari ciottoli: tanto
Con fibule di dolore tutti i tuoi amori: tanto
La torba della roccia e l’orrendo crepaccio del tuo sonno non recinto: due volte tanto

Finché una volta il fondo del mare con tutto il suo plancton invaso di luce
Si rovescerà sulla mia testa. E altre cose fino ad allora non svelate
Appariranno come viste attraverso la mia carne
Pesci dell’aria, capre dall’esile corpo erto contro le onde scampanio di
San Demetrio il Profumato

Mentre in fondo lontano continuerà a girare la terra con una barca nera perduta a largo e vuota.

*

da “Odysseas Elytis. Un europeo per metà”, a cura di Paola Maria Minucci e Christos Bintoudis. Traduzioni di Umberto Cini e Gaia Zaccagni, 2010

*

(Articolo a cura di Giovanni Asmundo)

Il Promontorio (27) Pietre di Creta con Odysseas Elytis. 2

Anna Bertini, selezione di poesie da ”Fuori il silenzio ad ombra”

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Dolori e Clangori (sez. Lutti)

Dolori sporadici
tra costato e colonnato
chiodi arrugginiti
aliti di gente difficile,
partiture cromatiche
melodie sfilacciate.
La stagione causa infiltrazioni
emozioni che non riescono
senza deus ex machina
a sembrare tali.
C’è bisogno
di un carro di pompieri
di quattro carabinieri
e un burattinaio,
di quella ballerina
da Nuova Delhi
che sapeva leggere
i pensieri, poi con la forbice
li aggiustava pari.
Dolori e clangori
cinci–allegrieri, tortore
annidate tra i travetti
del tetto col loro chioccìo
portano a dubitare
di qualsiasi goccia che cade.
Non sarà pioggia, solo
un versamento pleurico
l’apoteosi della ritenzione –
ogni acquazzone
un’emorragia
che ti muore e via.

 

Leghorn (sez. Sguardi)

Barche e silenzio
canali immobili,
prigioni mormorano pentimenti.
Sampietrini dalla finestra
all’orlo della piazza
colpiscono la memoria
e non lasciano gloria
per le antiche fortezze.
Gramsci si dondola
nell’angiporto –
ragione o torto
fu lui maestro
di politiche
ora rese asfittiche
da cervelli fuggiti
lasciando i corpi.
In cielo gabbiani
contro le gru del porto
tra tagadà scoloriti
negli stabilimenti balneari.
Uomini e donne rugose
riscattano il fondoschiena
contro il fondo–scena
dei tramonti.
La cunta di vento
scandisce le ore,
meridiane assolate
le facciate dell’Ottocento.
Barriera Margherita,
oltre gli archi magioni di
ricchi mercanti, spariti
con l’arrivo dei mercatini
e degli yankee-boy.
Alcuni di noi sono andati via.
Ma parlando, quando apri le tue “a”
ciascuno sa che vieni da Leghorn.

 

La fiducia dei boschi (sez. Sguardi)

Ha fiducia il bosco
nelle radici:
sa dissetare per ricrescere,
lascia che si rinforzi
ciò che è stabile,
lascia che si spezzi
ciò che è caduco.
Sa profittare
della marcescenza
e del rigoglio
in parti uguali.
Con i profumi del suolo
nutre le altezze,
continua intanto a
scavare invisibile
le coltri del tempo.

 

Lisboa again (sez. Scherzi)

Sentirne paura e bisogno
trovare un pertugio tra ceselli
la strada dischiusa nel chiasmo
delle guglie, la finzione
sul mare che attrasse
Vasco da Gama.
Un verso rimasto chiuso
sulle labbra morte di Caiero
si libra nell’aria.
D’arenaria bionda,
la meraviglia trattiene
lo stupore nei pori:
ogni bellezza non somiglia
che se stessa, e l’animo
rapito in fronte a lei sta,
solo.

 

Le donne di Amedeo (Sez. Scherzi)

Penetrante il fico
ci abbraccia con l’odore,
quando di schiena va Jeanne
il colore nero–addio
spande nella sua capigliatura.
Beatrice canta del suo tempo
la parola, e Anna Achmatova
accentua il recitare di versi.
In un incontro tardivo
vivo è l’amato tra le amanti.
Tra fumi e aromi
catturati siamo
dalle trame maudit
nel tempo di Modì.

 

Onde e giostre (Sez. Variazioni)

Onde che si cavalcano
sulle giostre
e giorni mossi
di sicurezze a pezzi
che tieni care e strette
nelle calze bucate.
Camminiamo sugli scogli
infilando bottoni e coralli rossi
e tu che dici con fil di voce
non voglio sciarade di ricordi.
Girovagare, noi due braccate,
– tu dai ricordi, io da collane e ossi –
sul lungomare a cantare,
sedute alle giostre,
sui cavalloni
presi in prestito dal mare.

 

Vastità (Sez. Variazioni)

La vastità si fa brezza
e srotola il kilim della notte
è il momento di chiedere al creato chi sei –
il blu ti fascia la testa di stelle
Dal bivacco si alza alto un nome
capace di cavalcare le distanze
sfiora le dune ammutolite
offrendosi per i dubbi della preghiera
Sprigiona l’alba improvvisa
sulle camere spalancate dei deserti
la conta di passi perduti
si tramuta in traiettorie di ritorni
Clessidra imperitura che scorri tra le dita
nutriamo speranza di tornare diversi
da quando qui siamo venuti
diversi per intervento di tua eco
ampliati per similitudine

 

Selezione a cura dell’Autrice Anna Bertini

 

Testi tratti da “Fuori il silenzio ad ombra” , Edizioni Caosfera, Collana Alabaster diretta da Adriana Gloria Marigo, maggio 2018

 

***

Dalla Prefazione di Anna Maria Bonfiglio

Anna Bertini è artista a tutto tondo, non solo poetessa e
scrittrice, ma donna dalla personalità multipla, scaturita e
nutrita da esperienze extraterritoriali che l’hanno portata ad
assimilare culture di vari luoghi, fra cui la Germania dove ha
vissuto parecchi anni. La sua scrittura possiede un timbro
“europeo”, un’impronta che, per stile e per tematiche, va
ben oltre l’hortus conclusus della terra d’origine. Raffinata e
composta, alimentata da sguardi che penetrano l’animus
della realtà contraddittoria del tempo storico in cui si muove,
la poesia bertiniana tocca le molteplici corde dell’esistenza,
dalle inquietudini dell’anima ai turbamenti provocati dagli
sconvolgimenti sociali, dalle gioie degli affetti alla pietas
per gli esclusi e gli emarginati. La raccolta si compone di
quattro sezioni: Lutti, Sguardi, Scherzi, Variazioni, seguite da
Visitazioni – sezione dedicata ai contributi del poeta Michele
Paoletti e del musicista Vincenzo Fantacone –, una scala
tematica ampia che accoglie elementi letterari con rimandi
alla musica, alla storia personale e sociale, alla pensosità e
alla joie de vivre. Vale a dire a quel complesso di componenti
che sono della vita. (…)
Fuori il silenzio ad ombra è un incastro di testi poetici ad
andamento sinusoidale sul cui asse si alternano in armonia
le onde emozionali del pensiero.

***

Notizie biobibliografiche

Anna Bertini è vissuta “migrante” tra la Toscana e la Baviera; ha trascorso tre mesi in Africa per adottare sua figlia Nathalie; ha viaggiato molto per lavoro, occupandosi delle carriere di musicisti e dell’organizzazione di eventi musicali. La passione per la scrittura e quella per la musica risalgono a tenere età. Collabora con magazine e testate online, è presente con sue opere in svariate antologie. È autrice di racconti, liriche, ma anche di testi per musica e teatro musicale. Ha pubblicato nel 2015 “Profusioni”, raccolta di versi, e nel 2017 “Duende”, entrambi per FusibiliaLibri. Duende è una silloge di racconti dedicati alla memoria di Antonio Tabucchi. Fuori il silenzio ad ombra, uscito nel maggio del 2018 per i tipi di Caosfera, è la sua seconda silloge poetica.

 

*Fonte della foto di copertina: http://www.caosfera.it

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

Anna Bertini, selezione di poesie da ”Fuori il silenzio ad ombra”

Il Promontorio (26) Sponde mediterranee e canti di Cristina Polli

Testi di Cristina Polli, tratti da Tutto e ogni singola cosa (Roma, Edilet, 2017)

Fotografie di Giovanni Asmundo (coste mediterranee, 2011-2018)

*

Metafore di pietra

Genero metafore di pietra,
roccaforti a spigolo vivo, oltre
strati di parole che trapassano
come lame taglienti i miei pensieri –
residui di avidità – prigionieri
di una cupa estranea accidia.

Abito nella mia torre d’avorio,
fortezza eletta al mio sentire,
solitudine arroccata dove lascio
aditi dischiusi ad intuire
destini di umanità contrassegnati
da composti tormenti di passioni.

Rethymno, 2018

***

Il tempo della poesia

La poesia costruisce monumenti
con briciole di pane,
cammina su tele argentee di ragno.
In un tempo senza ore, né giorni
tesse trame di seta…
E annoda dolori
che l’hanno scalfita,
più spesso ferita,
o anche dilaniata.
____________

In un tempo sospeso sull’essere
la poesia accorda il suo suono.

Rethymno, 2018

***

Nausicaa

Se approdi naufrago alla mia riva
avrai di certo vesti
e unguenti
per toglierti il sale
disseterò l’arsura
dei giorni abbacinati
stretti alla catena
delle notti insonni
e ti toglierò dai lobi
il fragore delle onde in corsa
la corsa dei venti battenti sulla prora.
Rinnegherai il tuo vagabondare
e sarai il mio dolore d’abbandono.
Se approdi naufrago alla mia riva.

Castel di Tusa, 2016

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Distacco

Cosa sto cercando,
così, ancorata al distacco?
Guardo, oltre la balaustra,
l’orizzonte che si compie da solo
nell’umida sera recando echi di schiume
lontane, veli di pensieri che si levano
ed annebbiano le parole che lente,
incuranti, rispondono:
“Va bene, fermiamoci qui.”
Ci sediamo, ma abito l’assenza

Procida, 2016

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Risoluzione del dolore

Vorrei che mi avvolgessero suoni in erre-emme
cantati in un immemore fluire
che ci riconosce nei vuoti impercettibili
nel buio tra gli archetipi.

Venezia Mestre, 2011

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Canti del disapparire

Non ho voce
se non ascolti
e taci.
———Bianche di spuma
———le onde si rifrangono
E io in evaporare dispersa
mi trattengo
———Canto del disapparire.

Non ho volto
se il sembiante dissolto
cancelli.
———Gonfi d’acqua e pianto
———corpi in emersione
E io spuma di mare le membra
lambisco
———Sudario di speranze.

Non c’è requie
se le grida tra i flutti
non senti.
———Da deserti roventi
———esili di arsure
Il nostro fatale errare in acque
trasmigrato
———Canti del disapparire.

Tunisi, 2015

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Cose quotidiane

Traduciamo il giorno
con dita e respiro
e sovente nell’incontro atteso
dei nostri sguardi stanchi
mi chiedi una prova di immanenza
quel tutto indiviso
anelito di amanti
ricerca di mutuo approdo
delle nostre derive
e io vorrei che vedessi
la bellezza dell’ora
che ci congeda dalle cure
e prova per sé
quel che noi siamo.

Venezia Mestre, 2012

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Piccola vita del pomeriggio

Stava sulla tovaglia rossa
un mucchio di panni
bagnati-spiegazzati-colorati
che ora si asciugano al sole
appesi a uno stendino provvisorio
e svolazzano apparendo oltre i vetri della finestra
come bambini che tornano
con risate fragorose
e poi riprendono i giochi.

Trogir, 2013

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Tutto e ogni singola cosa

A decantare questo succo di fibre d’anima
si depositerebbero sul fondo residui
di dolori e potrei raggiungere
l’ebbrezza
con nettare di sogni
e di visioni,
trovare anch’io il mio Lete
e perdermi nell’oblio,
ma poi vuoterei il bicchiere fino alla feccia,
ché non ti saprei Amore se non prendessi
tutto e ogni singola cosa di te.

Venezia, 2014

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(articolo a cura di G. Asmundo)

 

Il Promontorio (26) Sponde mediterranee e canti di Cristina Polli