Il Promontorio (35) Non in mio nome s’innalzino barriere

 

Una spiaggia della penisola, tra antiche difese da mar. Raggiunta da lontano, con un vetro sottobraccio, in un tardo pomeriggio imprecisato per le onde, preciso e implacabile per gli uomini e le donne.
Confini sbandierati quanto mediatici; e conseguenze reali indicibili.
Il mare si frange sul vetro d’indifferenza, risacca e impasto d’acqua, sabbia, alghe.
Per via di porre, per via di levare.
Non in mio nome s’innalzino barriere, muri, arsure di sale impietose. Non in nostro nome asprezze e frontiere interiori.
Nostra battaglia pacifica sia l’apertura.

Articolo a cura di G. Asmundo
Fotografia di S. Paggioro e G. Asmundo

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Il Promontorio (35) Non in mio nome s’innalzino barriere

Il Promontorio (26) Sponde mediterranee e canti di Cristina Polli

Testi di Cristina Polli, tratti da Tutto e ogni singola cosa (Roma, Edilet, 2017)

Fotografie di Giovanni Asmundo (coste mediterranee, 2011-2018)

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Metafore di pietra

Genero metafore di pietra,
roccaforti a spigolo vivo, oltre
strati di parole che trapassano
come lame taglienti i miei pensieri –
residui di avidità – prigionieri
di una cupa estranea accidia.

Abito nella mia torre d’avorio,
fortezza eletta al mio sentire,
solitudine arroccata dove lascio
aditi dischiusi ad intuire
destini di umanità contrassegnati
da composti tormenti di passioni.

Rethymno, 2018

***

Il tempo della poesia

La poesia costruisce monumenti
con briciole di pane,
cammina su tele argentee di ragno.
In un tempo senza ore, né giorni
tesse trame di seta…
E annoda dolori
che l’hanno scalfita,
più spesso ferita,
o anche dilaniata.
____________

In un tempo sospeso sull’essere
la poesia accorda il suo suono.

Rethymno, 2018

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Nausicaa

Se approdi naufrago alla mia riva
avrai di certo vesti
e unguenti
per toglierti il sale
disseterò l’arsura
dei giorni abbacinati
stretti alla catena
delle notti insonni
e ti toglierò dai lobi
il fragore delle onde in corsa
la corsa dei venti battenti sulla prora.
Rinnegherai il tuo vagabondare
e sarai il mio dolore d’abbandono.
Se approdi naufrago alla mia riva.

Castel di Tusa, 2016

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Distacco

Cosa sto cercando,
così, ancorata al distacco?
Guardo, oltre la balaustra,
l’orizzonte che si compie da solo
nell’umida sera recando echi di schiume
lontane, veli di pensieri che si levano
ed annebbiano le parole che lente,
incuranti, rispondono:
“Va bene, fermiamoci qui.”
Ci sediamo, ma abito l’assenza

Procida, 2016

***

Risoluzione del dolore

Vorrei che mi avvolgessero suoni in erre-emme
cantati in un immemore fluire
che ci riconosce nei vuoti impercettibili
nel buio tra gli archetipi.

Venezia Mestre, 2011

***

Canti del disapparire

Non ho voce
se non ascolti
e taci.
———Bianche di spuma
———le onde si rifrangono
E io in evaporare dispersa
mi trattengo
———Canto del disapparire.

Non ho volto
se il sembiante dissolto
cancelli.
———Gonfi d’acqua e pianto
———corpi in emersione
E io spuma di mare le membra
lambisco
———Sudario di speranze.

Non c’è requie
se le grida tra i flutti
non senti.
———Da deserti roventi
———esili di arsure
Il nostro fatale errare in acque
trasmigrato
———Canti del disapparire.

Tunisi, 2015

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Cose quotidiane

Traduciamo il giorno
con dita e respiro
e sovente nell’incontro atteso
dei nostri sguardi stanchi
mi chiedi una prova di immanenza
quel tutto indiviso
anelito di amanti
ricerca di mutuo approdo
delle nostre derive
e io vorrei che vedessi
la bellezza dell’ora
che ci congeda dalle cure
e prova per sé
quel che noi siamo.

Venezia Mestre, 2012

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Piccola vita del pomeriggio

Stava sulla tovaglia rossa
un mucchio di panni
bagnati-spiegazzati-colorati
che ora si asciugano al sole
appesi a uno stendino provvisorio
e svolazzano apparendo oltre i vetri della finestra
come bambini che tornano
con risate fragorose
e poi riprendono i giochi.

Trogir, 2013

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Tutto e ogni singola cosa

A decantare questo succo di fibre d’anima
si depositerebbero sul fondo residui
di dolori e potrei raggiungere
l’ebbrezza
con nettare di sogni
e di visioni,
trovare anch’io il mio Lete
e perdermi nell’oblio,
ma poi vuoterei il bicchiere fino alla feccia,
ché non ti saprei Amore se non prendessi
tutto e ogni singola cosa di te.

Venezia, 2014

***

(articolo a cura di G. Asmundo)

 

Il Promontorio (26) Sponde mediterranee e canti di Cristina Polli

Il Promontorio (11) Contro i confini

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Il fiume Po prima del fiume Po.

Ripensando a “Profezia” di Pasolini e ai suoi Alì dagli occhi azzurri.

Ripensando ai mille muri costruiti e in costruzione nel mondo, quelli che ho visto e che non ho visto con i miei occhi: quelli senza libertà rimasti a guardia del gelo, quelli in frammenti di macerie conservati nei cassetti, quelli in calcestruzzo coperti dall’oblio, quelli di filo spinato, quelli doganali, quelli in cartolina, quelli in forma di trincee di sabbia in mezzo a un deserto.

Contro i confini marcati dentro tante menti.

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(articolo a cura di Giovanni Asmundo)

 

Il Promontorio (11) Contro i confini

Il Promontorio (10) Intonaci e isole

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Tra passato e presente, tra due versanti d’isola, tra vernacolo e astrattismo, tra memorie e speranze.
Il dubbio, i mille dubbi, in bilico tra differenti sensi di autenticità.

Marina della Corricella, isola di Procida, 2016

*

(articolo a cura di Giovanni Asmundo)

Il Promontorio (10) Intonaci e isole