Nicola Manicardi, poesie inedite

NManicardi
Nicola Manicardi

 

 

Preferisco non parlarti
con senso di vertigine
scrivendo
ma, guardandoti dal suolo quotidiano
nelle vicine distanze che ci annullano
da un fare che fa solo rima,
perché lontani dalla parola
che non ci siamo detti.

***

Tu
che mi chiedi il saluto
con una stretta di mano
mi fuggi
dalla prossemica di un abbraccio
senza capire che il cuore
non si tocca neppure
quando si muore.

***

Cosa ci faccio qui al parcheggio
con il piede fuori dalla macchina
e interrogativi fra le rughe?
Non ho un solo lunedì
ma tanti
ravvicinati giorni torpidi
mi dicono di andare
andare, andare dove
se poi non mi conosco
e manco di saluto?

***

Non c’è quarzo che brilli
nell’ora
il tempo è morto nell’attesa
che qualcosa ci illumini.

***

Togliendo, rimetto
omettendo – commetto
L’atto di stare, non è sempre
come ingiusta, è la parola.

***
Ti dissi che vedevo dal vetro
la fragilità del giorno.
Non era l’asfalto sotto casa
la grondaia rotta, neppure
l’insegna difronte senza la vocale.
È vero, non sono passati a tagliare l’erba
e, oramai anche le strisce pedonali
sono sbiadite
lo vedi tutto questo trasparire dal nostro viso?

***

Un giorno faremo a meno di me

Tu sarai nel sud est Asiatico
parlerai cinque lingue
nella metropoli che diventerà il tuo palmo.
Mi racconterai: del cibo,
del significato della parola “multietnico”
della compostezza.
Avrai imparato a mangiare con le bacchette?
Per la fioritura di primavera non ci sarò.
Sarò sotto allo stelo che guardi
l’impasto di terra dove camminerai
il timbro di voce che avrà parola
nel tuo silenzio, domani.

***

 

“Per me scrivere è vivere, perché non so mai dove mi porterà. É un viaggio lunghissimo, interminabile, dove non si arriva mai. Questo forse per me è proprio il fascino di questo momento di raccoglimento. Uso questo termine, “provare a fare poesia” è un modo di vivere, insomma è un modo per comunicare ciò che sto attraversando nel giorno, durante il giorno, mettendo appunto all’interno della mia poetica, il mio “io, che siamo noi, oggetti, luoghi, tutto descritto molto spesso all’interno di una stanza, che fondamentalmente è la mia stanza, dove spesso mi capita appunto di guardare il mondo, diciamo sempre più all’interno delle cose e protetti dentro quattro mura, per cercare di rimanere riparati da quello che è l’esterno. L’esterno che mi capita di vedere, ma preferisco come un ignoto osservare tutto ciò che vedo e vivo”

(Nicola Manicardi, risposta a un’intervista alla testata online XXI Secolo)

 

Fonte immagine: web.

 

Articolo a cura di Alba Gnazi

Nicola Manicardi, poesie inedite

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