Pietro Romano, poesie inedite

bozza-automatica-1633
Pietro Romano*

 

il tenue del tocco, qui, pronto
a farsi incandescenza:

un focolare nella crepa,
nella pagina in bianco.

 

*

gli occhi chiusi si riaprano pieni
della parola minima radente
il fondo della voce escoriata.

 

*

Come tradurre l’azzurro arreso del cielo,
quando, con l’odore di terra riarsa, le parole
separano le nubi dalle nubi, gli uccelli
dagli uccelli, le foglie dalle foglie?

 

*

Teca del dire, falce la parola:
in alleanza al verso, disossato
sulla lingua l’istante della crepa

 

*

Qui è un dimenticare – nel fioco
del palmo, esule è la crepa dove
a ora incerta si è, nell’abisso.

 

*

Quella prossimità di tenui luci,
di superfici impassibili e solchi di strada,
io non riesco a invocarla in una scia di versi
in cui sfavilli l’istante prima.

 

*

Sentire il peso dei corpi: d’essere polvere, gelido silenzio. Giorni di scomparsa – nudi sulla mancanza. Cifre, lettere o distanze. Parole, altre. Gioia e abbandono, nel profondo di una luce che ogni cosa cancella. Delle cose lo sguardo si richiude, ma dove? Poco di loro rimane. Il dramma dell’altezza: sconoscere la palpebra. C’è un che di inutile nel tardare la parola: la terra è la terra e la traccia precede sé stessa.

 

*

Testimone del trauma di nascere su tutto il visibile, lontani dall’increato. E l’informe: crollo tra le ciglia. Per non farsi abbagliare, l’invisibile si sotterra. Varchi verso voci perdute. Invisibile, lasciaci entrare.

*

 

Cenni biobibliografici

Pietro Romano (Palermo, 1994) è laureato in Lettere. È autore di due raccolte di poesia, dal titolo Il sentimento dell’esserci (Rupe Mutevole, 2015) e Fra mani rifiutate (I Quaderni del Bardo, 2018). I suoi versi sono apparsi in riviste nazionali e internazionali e tradotti in greco e spagnolo. Attualmente, frequenta il corso di Laurea Magistrale in Italianistica presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna.

 

*La foto in alto è di proprietà dell’Autore

 

Articolo a cura di Alba Gnazi

Pietro Romano, poesie inedite

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