La Scalinata di Giugno

scalinata degli zoppi piazza_armerina
Scalinata degli Zoppi, Piazza Armerina

 

di Alba Gnazi

Athanasius Kircher lui sì
lo sapeva
che la lanterna brancolata
in pieno sole
fa ridere gli stolti
e confondere i ciechi
assordare i poeti
urlare i maestri

quella
lanterna bruciante snudata
alla luce
gialla di bocche sguaiate,
lanterna gravitazionale
rotante
tra gli ovest e gli astri
e i cedri che la domenica
assoldano farfalle per intuite
primavere

lanterne spente
su altalene vuote
che contano i passi dei figli
brancolati come lanterne
sospese in piene sole.

20.4.16

 

***

solo so guardare di Flavio Almerighi

tempesta sottile
senza appalti al perdono
le mani chiamano per nome
ma il silenzio non offre fessure,
facile prendere l’acqua
qua sotto
lasciando sciogliere il trucco
in una spirale a imbucarsi
nelle fogne
dove nessuno sa vederti
come ti vedo io,
senza occhi interessati
o secondi fini,
solo so guardare

 

***

Ultima speranza di Alessandro Forlin

Arriverò ondeggiando,
con la calma eterna che non conosci,
naufrago che chiede aiuto.
Sfiorerai il vetro con i riccioli biondi e
con la curiosità di una bambina
cercherai forse parole d’amore.
Queste troverai,
intrise di speranza e di passato,
e non saprai aiutarmi.
Colpa di un indirizzo dimenticato.

 

***

Romantica eccentrica di Flavio Almerighi

Una stranezza di marea dal mare
si ripete allarmante come sete
perfetta nella sua perturbazione:
scelta ogni giorno

magari dopo una carezza al nulla,
il bacio è un palpito eccentrico
secca vicinanza e compagnia
senza date di scadenza,

il mio bene non è più mio
già dall’ultimo dopoguerra,
abbracciato al pane quotidiano
due parti da una come sempre.

 

***

di Rosa La Camera

Se riuscirò a rinunciare ai miei capelli neri
Fili di ragno
Abbarbicati in cima alle mie tempeste
Vorrà dire che giugno sarà il mese benedetto
Che aspetterò arrivare come l’innamorato
Sotto il cartellone della reclame, in un angolo di strada
Mentre i passanti scuotono la testa
Io dirò che di tutti è il più bello, rosso vermiglio,ciliegia dura,
Pesca vellutata.
Se riuscirò a rinunciare agli sguardi e al desiderio
Appunti presi la sera e la mattina già dimenticati
Vorra dire che giugno sarà il nono mese
Imbandirò la tavola di una tovaglia di lino
Bianca come di giglio, a colazione
E ci metterò mia madre fra le attese
le amiche cicale, in questo mese.

 

***

Le litanie del mare di Paolo Polvani

Quel singhiozzo che nel buio tratteggia una sbilenca
geometria sonora, senti! ritorna e poi ritorna ancora
e non dà tregua, non conosce sosta, si frange
nella testa, si conficca dentro le parole, sconfigge
per sempre il silenzio, somiglia a una preghiera,
a una disperata implorazione, supplica:
fa che ritorni il sole, regalaci il ristoro della luce.

 

***

mezzavia di Flavio Almerighi

niente avanti e dietro
Tabaccheria dal 1890 qui a fianco.

Quand’ero di guardia al campo sportivo
gettavo il mio tempo
dicendo rosari senza mistero
non vedevo alberi storti
come sono adesso

il cielo, parte lesa
è bianco non sa perché.
Madre, strappa le piume dal petto,
fammi un nido

il cuore, mare aperto
sempre pronto a crepare non si ferma
dov’è ricovero e qualche certezza.
Aspetta ancora quel sogno
che lo assolva

 

***

di Ksenja Laginja

La madre prese con sé ogni responsabilità
insieme ai pantaloni accuratamente piegati
le camicie e ogni cravatta, anche quelle della domenica
e si sedette a palmi aperti sul letto
pregando l’unico dio che le era rimasto.
Non ebbe alcuna risposta, se non quella
di prendere ogni cosa sopracitata
aprire la finestra e rovesciare tutto
sopra i vicini del piano terra.
Quella primavera l’aveva tradita
così il padrone di casa, lo sfratto sul comodino
e le piante grasse sul terrazzo
che avevano deciso, in comune accordo
di morire alla stessa ora.

 

***

Un’idea di Paolo Polvani

Si tratta dell’incandescenza di un’idea, di un desiderio
che accende la luce nella notte: averti qui, aperta
alle mie mani, carezzarti di parole, vederti
risplendere, tutta compresa nel bagliore del sorriso.

 

***

Eden di Guido Mura

Il sudore brillante della polvere
raccontava incertezze
il volto vago della notte
cedeva il passo a un fremere di luce
caleidoscopio d’illusioni estate
frammenti di delizia forme nuove
dall’Eden risalite

Ho visto in uno specchio
un riflesso d’immagine era Pan
nella calante primavera
in un tocco rovente di fulgore
e ho percepito il peso
e il tremendo potere
dell’estrema bellezza

Il più bel panorama della vita
lo vedrai nell’istante
della tua morte
il più bel panorama del mondo
la verità che uccide
Mi restano da dire
solo queste parole

 

***

La voce di rosaturca

L’orizzonte lastricato di baleni
fino alla curva del mondo

i boati di lontano che fa il mare

l’intendere vicino
nella poderosa voce.

(golfo di Taranto. 31 luglio 2014)

 

***

al livello del mare di Flavio Almerighi

terminata la guerra
si sono dati amore
prima delle sabbie
bambini e madri
senza nome
rinvenuti poi lasciati
al livello del mare
per la pietà dei naviganti,
finito l’amore
rimane il quarto di ognuno
una metà in tutto

 

***

Panchina paradise di Laura Pezzola

Il rotolio dei sassi
quando arriva l’onda
il fragore dell’onda
quando si ritira
lasciando spugne tonde.

Sera di sventolanti fiori
piantati nella sabbia

– e addosso il mare –

Buio di fuochi mossi
e luci di pastura.

Lontano
io non distinguo più
la notte.

 

***

Messaggio dentro la bottiglia di Paolo Polvani

Ascolta: una volta qui zampillava
un’effervescenza di parole, un vortice
d’idee, di proponimenti, una tensione,
un anelito, un itinerario di speranza, un fremito
vitale, si contendeva gli spazi, guardava
verso l’orizzonte, con gioia, con attesa e adesso
che tu leggi queste parole io non so più
dove tutto questo è sfociato e neanche tu
mai lo saprai. Ma leggi e sappi che dentro
questi piccoli segni, tracciati col respiro, col sangue
di un’infinitesima geografia dell’esistenza,
con tutti gli organi attivi zeppi d’entusiasmo,
è dentro queste tracce che è trascorso un uomo.

 

***

Le navi in bottiglia di Patrizia Sardisco

Chissà se le navi in bottiglia
lo sognano, il mare
se hanno presagi salati
di brezze e bonacce,
se hanno visioni di facce imbrunite dal sole
e di rotte infinite
di solchi audaci nei flutti.
O chissà se paventano invece gli intrepidi approdi,
se temono oscuri fondali,
e sentono cara la rada del placido ormeggio,
nell’ombra di un polveroso scaffale
tra i libri di Salgari e Verne,
immote a sognare
in quel porto quieto e pensoso
col sole schermato da spesse cortine
di azzurro velluto.
E chissà se io viaggio o se sogno,
se seguo un disegno o beffarde chimere,
se il vento che sposta la tenda
è tempesta o soltanto fugace folata
di vita
da cui cerco riparo e riposo
nella pagina frusta e ingiallita
di una rotta già scritta e segnata.

 

 

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

 

quartiere monte - piazza armerina
Quartiere Monte –  Piazza Armerina

 

(foto: fonte web)

La Scalinata di Giugno

La Scalinata di giugno: Call for Poets

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Message in a bottle

 

Le sabbie del Posto regalano piccoli tesori nascosti.

Camminando, si raccolgono schegge di visioni, minutaglie astrali, echi di rondini.

Camminando, con scorte di gabbiani e occhi pronti alla sorpresa, si è partecipi e creatori degli universi afferrati in una conchiglia: da appoggiare a lato viso e tacendo lasciar fluire.

Lambite dalla risacca, bottiglie di ogni tinta e foggia tintinnano attenzione per i loro tesori.

Inviate il vostro messaggio in bottiglia entro il 27 giugno a:

unpostodivacanza@gmail.com.

 

Noi disporremo sulla Scalinata del Posto le luci e i colori, gli echi del viaggio, le illusioni e le maree; avremo cura dei vostri messaggi in bottiglia.

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Lo ”Scalone” di Agropoli (Sa); foto di Alba Gnazi

 

Immagine in alto: mentalfloss.com

 

(Articolo di Alba Gnazi)

La Scalinata di giugno: Call for Poets

La Scalinata di Maggio

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Scalinata di Santa Maria del Monte, Caltagirone

Nove Maggio 1978 , di Flavio Almerighi

Facevo la Quinta quand’è morto Impastato,
maggio e già era rigido inverno,
stavo abbracciato a un grembo di rose
finendo per pungermi e sanguinare

di tutte le lettere scritte per niente,
sono la più lunga, messo in bottiglia
affidato al mare dal guscio di ceralacca,
arrivo oggi che sono spaccato e vecchio

e voglio per me un po’ d’infinito.

***

 

di Miriam Bruni

*
Prendimi
come fa il sole
quando possiede la siepe
e ne muta finanche il colore

*
Ci incontriamo fra i non nati
– Quanti siamo! –
Fra il segno e il senso. I sensi
e il mondo. E scambiamo
nell’ombra parole, lasciamo
sfiorire le rose (gli amori
fuori tempo – fuori campo)
Gettiamo nuovi fili
oltre la cruna – Forse ami –

*
Nove ore nei sandali nuovi lungo le strade
e dentro biblioteche, locali cittadini,
piccole case.

Una giornata tra donne, solitudini
e destini. Radio Tau alle orecchie
negli spostamenti, e una brezza
costante sui miei passi lenti.

Un bellissimo foulard
a cingermi le spalle
e la gradita riconciliazione
con l’ identità interiore.

***

 

Nuvole di maggio, di Silvana Di Girolamo

Presagi
Come poeti estinti
Alla fine del tempo
Spighe troppo mature
Lasciate agli uccelli
Con la generosità
Di quando è quasi estate
E i papaveri
Formano rosse chiazze
Tra il verdeggiare dei campi
Presto ingialliti e avidi
Di fresca pioggia autunnale

Una trasformazione continua
Come i pensieri che scorrono
Sotto lo sguardo amorevole e attento
Di anime con le parole scritte
Sulla punta delle dita
Sempre pronte a donarsi
In una combinazione intuibile
Al resto della gente
Che non sa capire
Quello che gli occhi guardano
E calpesta ogni giorno
La bellezza del mondo
Inconsapevole del delitto
Troppo attenta al proprio dolore
Che non sa collegare
Agli eventi globali

Come gocce di pioggia
Che non vedono il temporale
Ma solo l’ingrossarsi del fiume
Che alla fine travolge ogni cosa
Anche gli argini
Che lo abbracciavano forte

 

***

Il giuramento dei germogli,  di Luigi Finucci

Nella piazza c’era il rumore
dei musicanti, senza tempo
cambiavano volto
alle madri senza volto,

– non pensare al tuo grembo –

il marciapiede era stretto
per restare seduti, perduti
tra i tombini si è fermata
la foglia e una moneta:

ci sono quasi tutti
e così
ci sidimenticadeisussurri
e del dono di dare germogli.

***

 

Di maggio, di Carmen Lama

In quella casa avita ora in declino
di maggio rose profumi pensieri
appesi alle pareti – sulla porta –
o sui balconi – erano in bella mostra

Poi col tempo sbiadiscono i ricordi
come le rose i profumi i pensieri

Ma non dimentico bei fiori gialli
ornamenti che pendono dai rami
piccole gioie d’oro – soltanto da ammirare
ché maggiociondolo mi prende il cuore

Forse quel che mi attira è il suo veleno
e – in quella casa – il rischio di incontrare
Mitridate – fantasma reincarnato

Le case a volte assorbono veleni
dal sottosuolo o dalle piogge acide
così fa il mio gradito maggiociondolo
s’affida alle radici oppure al cielo –

***

 

Canto di maggio, di Guido Mura

Ora esplodono l’erbe e le radici
zampillano i cespugli
dove un gatto s’acquatta
credendosi invisibile
infuria maggio dirompente zolla
lava segreta velenosa polla
che zefira tormenti ed emozioni
l’orologio si sveglia e rinverdisce
ha spezzato il sudario
s’inebria di lucori si libra di rami

Ancora torna maggio coi suoi cieli
troppo ridenti e carichi di attese
illusioni roventi
aggrappate ai balconi
inondati di luce e di profumi
nel gaudioso delirio il male irrompe
più vivo della noia più veemente
di un fuoco paventato
fanfare dell’abisso
che accecano promesse

Qui attorno le sirene non incantano
delle ambulanze e della polizia
il vento è forte non riposano i merli
un bambino col padre esce dal tempio
con la kippah sul capo
immerso nella storia
senza saperlo
Oltre il perenne andare delle cose
come un bollore ardito e inconsapevole
arde l’intolleranza

E tante crude immagini di morte
grandinano sugli occhi
di chi vive l’assurdità dell’odio
come un suono lontano
di voci che allontanano la noia
dalle pareti spente…
E come sanno fingere
le rose che continuano a fiorire
ma i profumi suadenti non ricoprono
l’aspro tanfo dei morti

***

 

di Adele Musso

In questa custodia temporanea,
ho ordito un segreto
a me s’adatta e io a lui.
Piccole aperture,
sottili veloci mutamenti.

La sinfonia converte lo spartito
il rigo è pieno, il rigo è vuoto.

Custode, d’un tempo
che mi invita a comporre le note
a scomporre dolori

Seduta sullo sgabello
accorcio le distanze
le punte sulla terra

Custode del mio lungo maggio
e del nome che è il primo
e s’adatta prima che muti l’abito
ché dalla bocca
il canto si rivela.

 

***

di rosaturca

E piove

a battiti
di cuore

un’aria lieve
rintoccava        ed era
un’ala di rose
al cupo suono dei bronzi

              benedette siano le parole

miracolose
le parole
se ora levano le voci
in cori di preghiera.

E viene sera,
e addensano i sereni
di Magnificat Anima Mia.

 

scalinata corinaldo (ancona)
Scalinata di Corinaldo (Ancona)

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

 

La Scalinata di Maggio

La Scalinata di Maggio – Call for Poets

jardin

Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l'usignol.
Schiamazzano i fanciulli
in terra, e in ciel li augelli:
le donne han ne i capelli
rose, ne gli occhi il sol.
Tra colli prati e monti
di fior tutto è una trama:
canta germoglia ed ama
l'acqua la terra il ciel.
E a me germoglia in cuore
di spine un bel boschetto;
tre vipere ho nel petto
e un gufo entro il cervel.


(Giosuè Carducci, Maggiolata)













Questo il tema proposto:





Le promesse di Maggio:

Canta, germoglia, ama






Inviate i Vostri contributi a tema alla mail
 
unpostodivacanza@gmail.com

entro le 12,00 del 20/05. 





Sedete sulla Scalinata di Maggio.



(Articolo a cura di Alba Gnazi)
La Scalinata di Maggio – Call for Poets

La Scalinata dei Poeti

 

scalinata 365 gradini trivento (cb)
trivento (cb) scalinata dai 365 gradini

abitanti

parlano un’altra lingua
necrologi, matrimoni
persino i pesci,
abitanti del sale pochi metri
dal fondo del mare
gli occhi azzurri
come tante cose,

mando a memoria
cippi confinari equidistanti
ubriachi di risentimento,
chine discese con gravità,
qualche scarno sorriso
seduce gente perbene
e quella no

i cercatori di cicuta
con oliva e ombrellino,
i pensatori stanchi,
una razza ostile di utopisti
e la via di casa
con l’anima tra le ali
verso ogni direzione

Flavio Almerighi

 

 

***

 

O quando, cotto dal sole sulla vera da pozzo, tra pergola, cipresso e cicale spossate, mi pigliavano certe quiete istanze e urgenze del conoscere, del saziarmi di luoghi e profumi per appartenere; o dello spaziare nostalgico, seppur colpite da una certa paralisi non accidiosa ma tinta di qualche consunta stanchezza, muovendomi così con la mente senza dislocazione precisa, quasi ripetendo consuetudini ormai passate, quasi i desideri si dovessero calare nel mio corpo e nel mio dire di un tempo.

Giovanni Asmundo

 

***

 

Il senso nudo del mio restare

Assiepati dentro
le nostre rassicuranti notti
ogni alba ci coglie impreparati

La chiamano paura
ma è solo il restare
nel desiderio vivo delle cose
che ancora devono
capitare

E chissà se anche oggi
avrò mani da porgere
o rimarranno chiuse
lungo i fianchi

Avrò cura di questo
nuovo giorno!

Sugli obliqui accadimenti
intersecherò il mio sguardo buono

Ad intercettare vite
delineando angoli,
nicchie di cuori pulsanti
in cui esaurire
il senso nudo del mio restare.

Anna Parodi

 

***

 

Letture

Leggo di una donna,
della sua passione orgogliosa.
Non sono rimasta uguale
alla donna di ieri, ho lasciato
spazio all’incoerenza e tempo
al disfarsi del luogo comune.
Il viaggio è troppo lungo,
l’ho scelto per i suoi giri oziosi
tra le campagne e le periferie.
Leggo, ma vedo il tuo volto
tra i segni che ormai
si dileguano al mio sguardo.
L’aria è grigia e tutto è avvolto
in un silenzioso distacco.

Cristina Polli

 

***

 

Cartolina da Senigallia

Alla famiglia della pura gioia appartiene
il mare di settembre, il lungo fremito
della battigia, le minute orme dei granchi, i residui
di conchiglie: messaggi abbandonati dentro la bottiglia, e una
effervescenza di pacati voli, gabbiani padroni
dell’aria, del sobrio velluto della spiaggia.

La tua ricchezza di parole e un saldo di conto
fatto di sorrisi, una voce pavesata a festa.
Dentro le braccia ci sei tu, nella più bella
cartolina del mio cuore.

Compriamo felpe e scarpe da un manipolo di venditori neri.

Nella perfezione della luce il mare
cerca un lenzuolo di silenzio come un libro azzurro.

Paolo Polvani

 

***

 

[Estate]

Schiocca il sole sulla terra dura
come un colpo di fucile. Sei la luce
amara ingurgitata da un mucchio
di mosconi, e la sterpaglia
che nevrotica s’inerpica
fra le costole di scogli d’amianto.
Hai voluto odorare la morte
della città dimenticata
come una carogna ai limiti del mondo.
Allora io non sarò stato che un violino
errante nel silenzio egoista della notte,
ed uno di questi ulivi giganteschi
che infinitamente su se stessi girano,
che poi si scoprono solo per dimenticarsi.
Anche il selciato rovente
non è di nessuno. La strada tutta
è la tua pelle. Quando il biondo salmastro
le carni t’impolvera, tu schiudi
il verso biancastro che soffocavi in bocca.
Sei stata il lamento spinoso
dei cespugli. E ricordi
la musica perduta dei ricci di mare.
Anche tu continuerai a ingozzarti d’anime
fresche come il latte, mentre fuori
assordante si perpetua
il rumore dei fiori che sbocciano,
e sazia la parola si staglia
sulla terra cotta.

Giacomo Signore

 

Trivento via don rocco.jpg
trivento (cb) – via don rocco
La Scalinata dei Poeti

Poeti sulla Scalinata – Call for Poets

 

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Lo ”Scalone” di Agropoli (Salerno)

 

Gli alisei e le piogge marzoline non intaccano la Scalinata, che irrorata di Sole sospende la fretta e invita alla sosta.

 

Attende Voi, Poete e Poeti: per accogliervi e ascoltarvi.

Un’occasione di gioia che si ripeterà una volta al mese, sempre con un argomento differente.

 

Il tema proposto per la prossima scadenza, in omaggio a Vittorio Sereni, è ‘’Un Posto di Vacanza’’, nell’accezione di luogo di dialogo e incontro poetico: il movente che sostiene l’esistenza dello stesso blog (si veda il link:  Un Posto di Vacanza). Declinate, affrontate, sostenete questo tema a Vostro piacimento: con una poesia o una breve prosa.

 

Inviate i vostri contributi a unpostodivacanza@gmail.com entro le 15,00 di sabato 2 aprile.

 

Accomodatevi sulla Scalinata.

Poeti sulla Scalinata – Call for Poets

Giornata Mondiale della Poesia sulla Scalinata

”La Poesia non cerca seguaci.

Cerca Amanti.”

F.G.Lorca

Benvenuti sulla Scalinata, Poeti e Poete, Amanti e Custodi di Poesia.

Oggi, 21 marzo, è festa: sul Posto di vacanza celebriamo così.

 

waterhouse canto di primavera
J.W. Waterhouse, Canto di Primavera

***

Sauvignon

C’è una complice rotondità
gialla d’invidia e piscio di gatto
nelle bolle che di testa loro
vanno volando in un flop a bucare
l’orlo come pure tutta me ora, scalza
appesa alla ragnatela-sofà
nella stanza che rotola.
All’angolo scordato ho impilato altri libri
e di lì sopra il bicchiere ammicca pieno.
È passato un anno liscio e curvo
come questa palla soffiata
per il mio naso e la mia bocca
con lo squaglio d’oro dentro.
Il solido è solo sulla pancia che carezzo.
Ricordo così che ho fatto e così
una scelta sono stata.
Poco altro mi curo in giro
(il tappeto è del gatto)
poco d’altro penso
(il lavoro è in un cassetto)
poco sono, in questo tempo se
il passato è nel vetro che in mano reggo
e cinquanta metri quadri riflessi sanno
di prepotente privée baccanale.
Sussurratemi piedi caprini ancora
d’essere io.
Nuova.

Chiara Baldini

 

***
Intercapedini
[Racchiudo la misura della liberazione
nella forma aperta del palmo della mano,
deciso contro la porta di casa
quando lascia tutto il mondo fuori
e me sola con il dentro]

Emilia Barbato

 

 

maura savini gazzetta de la spezia primavera
Maura Savini, Primavera

 

 

***

ROSSO POETA

 

E siamo ancora qui,

a stringere patti

di vino e carne

di sangue e carta

a sfoderare una viva speranza,

che attende intese, nuove, di ceralacca.

Non crederai alle tue mani,

intrise del succo di noi, melograni.

Ti sveleremo l’autunno,

e penserai a un inganno,

quando vedrai quel papavero, nel bianco.

Sarà prima spasmo, poi collasso

Finché di giorno, a mezz’estate

farai ritorno alle tue stanze segrete.

E saremo lì, nel buio nostro,

complici di un silenzio pesto,

alchimisti di seta e d’inchiostro,

a improvvisare in notturna un tramonto

porpora, rubino e amaranto.

 

Barbara Bracci

 

***
Guerra e cielo

Guerra e cielo,
disegno il sole
per aprire alla luce.
Soffio e il vento
sposta nubi colorate.

Guerra e cielo,
il cerchio del bicchiere
assimila la luna,
racchiude in un
incanto i tuoi pensieri.

Alessia Bronico

 

***
Un segno
che siamo ancora vivi
è se ci commuovono
i bambini, il loro
scalpitare, far moine,
parlottare…Un segno
che siamo ancora vivi
è stupirci
della nuova primavera,
così simile a quella
già trascorsa eppure,
eppure così vera…!

Miriam Bruni

 

***

Forse oggi è tutto qui
Chissà se basta o basterà in futuro
Ma è necessario mandare il passato in soffitta?
Parlate sinceramente, lune, consideratemi figlio
Di tutte quelle sere sull’altalena, di quei pomeriggi in preda all’attesa
Di quel giorno sul sedile del treno, compresso dentro e fuori dalla paura
Con gli occhi stretti nella ricerca di chi attende.

Forse oggi è tutto qui
Chissà se basterà il futuro a mandare il passato in soffitta.

Rosario Campanile

 

acquadifuoco blogspot primavera
Pinax con Persefone e Ade sul trono, V sec. a.n.e.; Locri Epizefiri

***

fuori rotta

mi sposto nel ventre di una balena
centellinando la musica delle stelle
spostando il peso dal mio tempo

un mare straripa ad intervalli ricorrenti
sulle corde vocali
il suono brilla a segnalare la rotta fuori
lontano cresce l’erba tenera
e il mistero nella stessa stanza

Mirella Crapanzano

 

***

EUR (eucalipto, un ricordo)

Additando quell’albero, sorpreso,
ti sei rassicurato sul suo nome.

Di contrabbando, dietro ad un fast-food,
scorza e foglie incuranti del fritto
schiudevano sornione il ricordo in agguato,

l’eucalipto piantato da mio padre
per tutto il condominio. Fu una festa
con il mare nel naso

e noi bambini, fieri.

Anna Maria Curci

 

***
Ho le mani piene di lacrime
che il cielo non ha più posto sembra.
E il viso rigato al vetro
un graffio di sangue bianco.
Buio il pensiero dell’asfalto
buie persino le luci in diagonale.
E il viso appiccicato al vuoto
la cicatrice gocciolante.
Ho mani piene di schegge
che il cielo sembra una bottiglia.
E il viso rigato al buio
un taglio netto al vivere.

Alfonso Graziano

 

 

primavera botticelli particolare
Botticelli, Primavera (part.)

***
Psiche, io e te sole
nel vespro intrecciavamo
ghirlande per i
caprioli,
ruscelli chiari
vervava la tua mano,
e litanie tremanti
dentro brocche di stelle.

Arrossivo per un tocco
tenero del vento
in prati abbandonati dal dolore,
sentivo la fragranza del tuo spirito
mentre pregavo sola
con un rosario bruno
di nocciòli, tra le dita.

Vieni con passo gentile,
dentro quest’urna ho chiuso il Paradiso,
altissime corna di gemme
tra chiome scarlatte.
Ho perso la memoria
lungo cancelli aperti
di fiori eterni.
Il vento mi ha mentito
quando ha detto
che avrei trovato pace
solo nel suo roseto.

Diana Maat

 

***

; sussurri ]

è
fiorito
il cielo
da una carezza
nuda

e
le tue ciglia
poco fa,

qui :

Daìta Martinez

Cancelloedarnonenews.it Primavera
Primavera

***

Nei miei giorni
di adesso, non c’è più,

solo nell’anima mia,

io lo ritrovo

quel luogo di ricordi.

Come attraverso un velo

lo rivedo,

e ritorna il sapore

delle more

e l’odor di nipitella

antico e nuovo.

Mi riporta l’immagine serena

di un cielo azzurro e limpido,

di una piccola casa di campagna,

sotto la mia montagna prediletta;

l’Etna maestosa

dalla voce di tuono.

Le piccole stradine con i rovi

e l’odore agrodolce

di ginestra in fiore.

Il color di lillà

sotto quell’albero,

che non ho mai saputo

che cos’era.

E l’antico mulino

che sapeva di muffa

e di mistero,

meta nascosta delle scorribande.

Le esplorazioni attraverso i ciliegi,

che i passerotti andavano a beccare,

le corse a catturare le farfalle,

che dopo si lasciavano volare.

Così come i ricordi volan via,

e nei miei giorni la casa non c’è più.

Ma mi riporta il tempo

a quelle vigne

che digradavan piano verso

l’azzurro dell’immenso mare.

Sento ancora la voce

di mia nonna,

che mi chiama per fare colazione,

con pane caldo e olio

profumato.

E quel ricordo

viaggia dentro me.

E’ tutto vivo ancor

nella mia mente

e son felice se di tanto in tanto,

attraverso quel velo,

io lo rivedo.

Sandra Mirabella

 

 

persefone ritorna
Persefone trovata

***

 

Tra riga e riga

il bianco aperto dentro il petto
nudo, esteso
verso campi perduti

i piedi feriti da nuvole battenti
che gonfiano le vene
e le parole
come boccioli muti

Il bianco infine
che cerca la luce
nel farsi silenzio

Elina Miticocchio

 

***
a fine stagione
ci si sposta coi vasi a seconda del sole
tutto è trascorso nel presente saltato
ripetendo il futuro
le stagioni che non finiscono
le trovi in angoli scomodi
a dondolare postumi al primo fiato
il tempo trabocca i tuoi segni incompiuti
– un suono un vuoto un significato

( appoggio l’orecchio
e mi ti affacci bambino
hai un seme nella pancia
– che non sia mai dimenticarlo )

Carmen Morisi

 

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Canto di primavera

 

Occhi – occhi – occhi scoscesi a celebrare
bertovelli che filtrano le acque
ancorati al respiro della terra
e delusi dal vuoto che si svela
Oggi si ride francamente al vento
garriscono colori e il chiaro esplode
in frammenti di fremiti ammaliati
da insospettati abissi di dolcezza

Da dove giunge il suono incatenato
dei numeri segreti dove arriva
senza coscienza il volto dei piaceri
che riemergono all’aria nel curvarsi
occiduo dei pensieri un nuovo tempo
forse propone volti e desideri
dove il nulla danzava dove il sogno
già si spegneva e subentrava un cupo
aleggiare di fiati e di tormenti

Riposano sigilli e ceralacche
nell’angoscia del tempo nuovi fumi
rivelano camini e fuochi antichi

Gli uomini stanno attoniti umiliati dal fluire di tanta bellezza si riversano per le strade a berne il [ travalicante potere ammaliati estenuati
La loro miseria si tinge d’aurora l’inganno di trilli di perla
Desiderio rapito in un cristallo sfuggente e viperino
diventa carne e sangue gemma e fiele e fuoco
il porco che gradì le margarite
mangiatore di frutti sconosciuti
profanatore di vergini
colpevole
colpevole
appeso ad una quercia ad osservare
la propria morte

bocche – bocche – bocche che tempestano l’aria
e il fumo che si leva dalle pietre
e diventa uragano

giacevi fatto a brani e seminato – disseminato
l’amore ti raccoglie e ti rigenera
sacrificale vittima a te stesso
germogli al buio
esplodendo tra i gigli a primavera

tu farfalla assassina dal ruggito di tigre
perennemente in cerca di un diluvio
che lavi le tue macchie
e stinga il nero pece dei tuoi occhi
e dissolva lo zolfo

Guido Mura (6-3-2012)

 

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Come muore un poeta?
Su un letto di pietre e fango,
la bocca spaccata dalla ghiaia.
Il freddo ritrae lumache, snida vili e coltelli,
Bastano i pugni e una spranga
Le mani in tasca, gli occhiali,
i capelli di celluloide.
Sulla strada, sotto ruote
disegnarono rughe
come se le tue non bastassero
Frantumarono ossa e profezie
La pioggia lavò, riscrisse il corso
Cosa prova un poeta mentre muore?
La corda un nodo un coro, un ciack
il nero abito di una madre.
Appeso, come se così gli cuciste la bocca,
o bastasse strappare lingue per tacere.
È bruma la torbida veste di censori
che la d è minuscola, dio non va a capo
a capo chino oh, mio giovane poeta
ché la morte è destino della verità
l’ultimo verso lo leggeranno
sul corpo strappato.

Adele Musso

 

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Ti scrivo una poesia,
È un telegramma urgente,
Un bollettino di pace,
Tregua di belle nuvole.
È un canto spalancato di fiori,
Un disarmo completo.
Ti offro il mio arsenale di pane.
Sfamati.

Stefania Onidi

 

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Riaversi

demolire gli inverni
anche se rovi e declivi e ronde e ancora piogge a battersi
dicevo: allenati come a una gara:
tira i muscoli del sorriso
metti un battesimo nella parola

Gli inverni freddi,
dovunque passi un fiume per bere o volare
e tu hai una danza negli occhi e una fitta al cuore;

ma si fa presto a dire inverni
e cadere nella parola pioggia non lava
i rumori del tempo
quel battere e levare d’aghi
sottopelle

Giovanni Perri

 

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Lunatica

Singolare femminile
irregolare.
Declino piazze cortili strade
stanze di quartiere.
In cucina sfornello dubbi
sbucciando pensieri
stringo amicizia
con cuochi zelanti
impasto venti freddi
e mareggiate
condenso la nebbia
sui tetti.

In giardino
coltivo zolle di parole
frantumo prefissi
traccio binari
di sillabe tronche
per accorciare le distanze.
Gli innesti di gennaio
fioriranno rime a giugno
la luna sarà piena
le piogge a rovesci.

Laura Pezzola

 

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Cosa hai visto nella tela del ragno? La mosca
Invischiata
Stravolta
Nelle tese geometrie?
Sul ramo del suffrutice irradia
Argentea la luna
Altri raggi filati
D’ attesa
Scomposero
L’iride del giorno
In risposta a tiepidi aliti
Come la stessa
E mai uguale meraviglia
Che incontra luce e forma
D’intessuta levità.

Cristina Polli

 

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il buio della mia notte
ha l’odore buono delle tue mani
ma c’è altro buio
e sembra la vita un inganno
appena un fiato
e l’alba trattenuta oltre gli occhi chiusi
non vuole schiarire
c’è altro buio intorno agli alberi
e presenze mute di dolore senza tempo
non c’è poesia per i tuoi piedi freddi
per i lividi del cuore
per il seno sterile di madri accartocciate
come posso, come posso raccontare la bellezza
se non posso esserti madre
se non posso asciugarti, accudirti, sfamarti
e resta il dolore spalmato negli occhi
e dal buio opaco delle ombre
geme

Mariangela Ruggiu

 

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[Primavera] (Da Le Quattro Stagioni)

Tu sei lo sciamare delle api,
confusa nell’edera. Sei come
parola inghiottita dal cuore
e vuoi addolcire la notte:
vieni dagli occhi e hai la forma
tenera dei sogni silenziosi.
Per questo mi sciolgo
nei treni lontani d’aprile,
dentro la terra viaggio volando
come un’ombra, sento l’odore
sanguigno del sud, delle mani
dimenticate sulle mura
rosso pompei di Rosario.
Sei un passaggio di pioggia
sulla frutta già sazia del paese,
e puoi torcere il destino del vento
al traguardo più innocuo delle onde,
perché tu poi sai violare
anche il mio inchiostro
con l’acqua che riposa
sott’ogni tuo sguardo.
Conosci la solitudine molle
di cui sono intrisi
i muscoli delle ore,
che per un poco ancora
ha voluto bruciare
nei lampioni giallastri della sera.
I saxofoni hanno smesso di parlare.
Stanno come sentinelle squillanti
nel porto che è di nessuno,
a versare un silenzio liquido
nel mare, che è come un tè
mai bevuto, e non è di nessuno.
Qualche volta anche tu
hai desiderato tacere.
Sei stata l’edera al singulto
delle serpi. E lo sfrigolare
della sabbia catturata
tra pagine compatte di tabacco.
Chiederai perdono.
E sarai anche tu, senz’altro,
finita da un passaggio di pioggia.

Giacomo Signore

 

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Macerie

mi riempivo di macerie
mentre il tempo stringeva forte il corpo
dando un profumo di mare alla bocca
incollavo al cuore il mio oscillare
e un nido d’api ronzava fra le costellazioni
creando nostalgie estive
minacciando da dietro le ossa
tutto questo bianco sparito
oltre la finestra buia

Antonella Taravella

 

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La danzatrice azzurra
La danza è conca d’acqua
ristoro
movimento azzurro
suono ai fianchi che cattura
d’imprendibile grazia.
La danzatrice è gola nei capelli
linfa che risale al bordo degli occhi
sorriso sotterraneo che annuncia
e non rivela.
La musica asseconda
lettere argento
dai vicoli sulle braccia
fino al lume dell’aria.
Il respiro si fa stella
la notte è un paravento di sguardi
luci blu oltre la tenda, cattura.
La danza è conca d’acqua
ristoro
vertigine di violette sature
alle caviglie che solcano la terra.
La danzatrice è vento
si fa calore
farfalla in trasparenza.
Morbida, svanisce
su onde antiche di sabbia
come un dono
sulla curva che finisce
il crepuscolo.
Iole Troccoli

Monet-Primavera-FitzWillamMuseum
C. Monet, Primavera
Giornata Mondiale della Poesia sulla Scalinata