La Baia: Elina Miticocchio

elina per la baia

Da Per filo & per segno, Terra d’ulivi 2014

***

una nuvola silente
dipinta sulla parete
distilla il suono
goccia la pioggia
notturna mi infilo
nel solito sogno
– Lola, il prato, una ricreazione –
Mi spunta in testa il mare
lunga una conchiglia
soffiata in cantilena da mia madre.

(dalla sezione: primi fili primi segni, p. 8)

***

d’estate i quaderni riposavano pigri
mia madre li riponeva
nella stanza fresca metteva una spiga di lavanda

d’acque annuvolati giorni scomparsi
tra vento e lune rosse
il mio corpo di donna
eppure le sere
si aprivano di suoni
un debolissimo levarsi delle onde
come di respiro un soffio
tutto ciò che è umano

(dalla sezione: primi fili primi segni, p. 9)

 

***

La parola spesa
presa all’amo divenne
guerra e sole
e non valse una cornice
per disegnare i volti
stretti schiacciati di cartone
di cartone le scritture esuli
naufraghe in perenne ascolto di voci
affogate in mare
un perimetro brevissimo di carta bagnata.

(dalla sezione: Di filo una pagina rifilando il sogno, p. 36)

 

***

Ribalto il poema
accolgo il nome
finissima e bianca
la soglia scoloro
di neve mi ritrovo

(dalla sezione: in stati del bianco in confini di filo, p. 44)

 

***

per la strada
dell’oro col mio filo-bottone
leg(g)o la scucitura
dei sassi che ho perduto

(dalla sezione: Lumen per un filo che non trovo, p. 50)

 

(scelta di inediti)

***

Amo la primavera. I buchi di luce leggeri.
Le orme e il sorriso di fare azzurrina.
Ed io torno a crederci e spuntano piume tra le mani.

In una cellula d ‘inchiostro
Trovo scritto il primo sogno
È istante di corpo infinito.

***

Per ri-cucirti a me
madre di zucchero
aspetto il sorgere del sole
nella neve che ti fece bambina
Creatura e universo
Dentro di me
Piccola creatura
Eppure nel rosso ho trovato pagine chiare .
Un biancore . Come se fossi io un alfabeto in cifre.

***

Poesia dedicata ai cari genitori nel giorno del loro 50° Anniversario di Matrimonio

L’amore che ho guardato
annusato ogni giorno
coniugato
nello stesso verbo e sottovoce
è
traccia di ascolto
radici e braccia
stese come rami
in protezione, a placare il vento.
Una piccola trama
Un tessuto di pazienza
Nell’essere voi congiunti all’infinito.

Foggia, 11 giugno 2016

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Breve notizia biografica

Elina Miticocchio nata a Foggia l’11 maggio 1967, dopo gli studi classici si è laureata presso la facoltà di Giurisprudenza di Bari.
Attualmente vive e lavora a Foggia.
Nel 2014 è stata selezionata per far parte di una plaquette dal titolo “Le trincee del grembo” – Dodici prove d’autore al femminile – dell’Associazione Culturale LucaniArt.
Nel mese di maggio 2014 ha pubblicato, per la casa editrice Terra d’Ulivi, la raccolta poetica dal titolo “Per filo e per segno”, ricevendo diverse recensioni da critici e amanti della poesia.
Nel giugno 2015 per i tipi dell’ Associazione Culturale ExospherePoesiArtEventi, nella Collana ExospherePlaquettes, è stata pubblicata la plaquette dal titolo “Semi di parole”: una pubblicazione a tiratura limitata.
E’ presente nell’antologia di poesia italiana contemporanea per ragazzi dal titolo “Cieli bambini”,edita dalla Secop Edizioni nel 2015 e curata dal Prof. Livio Sossi, docente di Letteratura per l’infanzia e noto critico letterario.
E’ presente nell’antologia Sotto il cielo più largo del mondo. Trenta poeti dauni, edita dalla casa editrice salentina Besa di Livio Muci nel 2016.
Attualmente cura il blog personale “Imma(r)gine” nonché recensisce libri per ragazzi e bambini che destino il suo particolare interesse.

La Baia: Elina Miticocchio

La Baia: Anila Hanxhari

 

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Anila Hanxhari

 

I.

Tu sbatti e muori questa è  la verità

cosa c’è nello scontro tra me e l’albero

ecco la neve raccoglie sgorghi di resina, la fune

si delinea alla spremitura

e ti domandi

dov’è la tara della mestizia

l’acqua quanto basta

non hai avuto modo di aver paura

sei tu che hai richiamato l’albero

o l’albero nella tua strada

aveva bisogno di scuotere i frutti, le foglie, i rami

e di provare paura quanto un uomo

pure l’albero può far male

come l’ascia sul tronco

richiami

avere davanti un albero

che ha paura, che ride poco, ma ha letizia

deve aver camminato una vita per essere qui ora

ha scortato bestiame

tirato il laccio

un mucchio di guai in un sacco di pelle

se qualcuno è capace di stare in piedi in equilibrio

diventi un albero ora, metti la sella

e aspetti un ascia mentre doni frutti e resina!

 

 

II.

 

Come si fa a togliere qualcuno dalla testa

ma tu non lo togli, lo infilzi, lo abbracci, lo divori,

lo lasci lì, mentre ti apre il cervello con lingua

che dilaga e prende spazio la gramigna

lo nutri di metastasi e alberi

il medico consigliò molto riposo

vietò le mani alla poesia

ha bisogno di te come di un dito in un occhio

fasciò il pensiero e disse

un grumo di sangue è rimasto nel vocabolo

si è inceppato sul grilletto

fosse squarciato da un orso o da un lupo il pensiero

caduto in una trappola per conigli

con il muso per terra infilato tra i tanti rami

potesse un cacciatore scambiarlo per lo spaventapasseri

e spararle un colpo certo in mezzo alla fronte

dritto proprio sul neo parola

come si fa a togliere qualcuno dalla testa?

quando ti stringe a morsa il vento

sul pendio dell’ordine

che sei esausta e lì rimani sulla mancanza

perché il vento si è fatto testa fino in fondo

non gli è bastato l’infinito

voleva qualcosa di più alto in cui restare

una mente smisurata

su cui appoggiare il fiato

 

III.

 

Ti prego ascolta mentre ti penso e mi manchi

e poi mentre mi pensi e ti manco

che venisse un vento di delitto

ti prego, una preghiera al pensiero che trovi i  piedi

e arrivi intero al coltello

perché non tiri fuori la morte e la mostri

coraggio eroe

la sete capisci finge è luce

una manciata di dadi tra i seni

ci conosciamo ora nella crociata

diamo fuoco con i lacci delle scarpe

al costato, al pensiero armato dai millenni

e rimpiccioliamoci tra i denti

mi commuove il tuo occhio che si scioglie

la mia bocca che accoglie

le tue vene lungo la strada costiera

il mio bene, osservami, mi riconosci?

conosci l’acqua e saprai l’età della bocca

non smette mai di nuotare

e dall’altra parte nella bocca del lupo finisce sempre una pecora.

Qual è l’età della luce?

mette radici e cambia aspetto come la pelle di un orso

il pensiero mi cade in avanti

il tuo pensiero risponde al fuoco saltiamo in aria

senza armi senza niente come ci troviamo

a nuoto entriamo in una mente assordante

 

IV.

 

Tu sei un libro che non butta mai niente

ammucchi tutto nel flagello

c’è posto per vecchie cianfrusaglie carnefici

con tutta quella roba, dove posso entrare?

Che ne sarà di noi, dei fiori tirati nell’acqua

sii prezioso per l’annaffiamento

prendi il ritmo dalla paura

come colpire dal gambo il fiato

non colorare il logoramento

è un percorso di solchi in corsa la vocale

andiamo nelle fonti

mi ricordi di respirare

(sovrappensiero rimango in apnea

a sentire meglio il salto)

l’attesa è un pugno sul sacco di sabbia

un pieno di vite sotto la vigna

non è tardi impostare lo stomaco

al lato del fardello

vibrare l’ebrezza lungo l’edera

Un ricordo come me è un’eresia

non c’è posto per gli incendiari nella casa di un libro

il pensiero è sempre pronto a pulire la soglia

togliere di mezzo i ragni, il magone, il rospo

e appena mi vede nelle vicinanze spazza via pure me

come il cane, la gallina, i fiori scappati dal recinto domestico

che ne sarà dei laghi, dei seni lanciati come sassi

della bocca capovolta come brocca di raso

in quali giorni ci sarà un polmone sano nell’albero

pane buono dalle nostre mani?

 

V.

 

Ti voglio bene per la tempesta e la colpa

la libertà messa al patibolo

la spalla dove cade la mia testa

la calce viva che ci consegna l’incontro

è bastato sedermi che la pazienza passasse inosservata

come la mia testa nella tua testa

sacchi di plastica nel vivaio

ti voglio bene per il cielo a più piste

la gara che concedi alle ferite

la sete che lanci nei giorni tersi

e la luce sui pensieri posa il calcagno

un modo per smettere di deglutire

le impronte il magone nel sangue

alle pendici come una  scogliera

ora che ho il sonno al patibolo

ti accorgi della bocca, della cresta

mi copri gli occhi con le dita

mi spegni la casa, il corpo, la carezza

non il movimento delle mani

quando divento nuvola – sottopiatto

qui le nuvole le abbattono come gli alberi

tu le raccogli le fai nuovi boschi

per contenere le mie vene

Come il crepitio della legna si esaurisce la luce

e si riempie delle mie pupille sveglie

che possano vegliare su di te!

 

***

 

Le poesie sono tratte dalla raccolta inedita “L’amore emana”

***

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NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE

Anila Hanxhari è nata a Durazzo nel 1974 e vive a Lanciano. È poetessa, pittrice, narratrice, traduttrice e presidente dell’associazione culturale “Italfida”, con cui ha ideato e curato diverse manifestazioni culturali e convegni internazionali. Attualmente è dirigente responsabile del settore cultura Ascom Abruzzo, per cui cura il Format di “Poesia e Impresa”. Ha pubblicato le raccolte poetiche Io tu e l’Anima (Ianieri 1997), Assopita erba dell’est (Noubs 2002), Cicatrici d’acqua (Noubs 2007. Prefazione di Giuseppe Conte), Brindisi degli angeli (La Vita Felice 2012. Prefazione di Maurizio Cucchi). Tiro a sorte la libertà (Tabula Fati Solfanelli prefazione di Davide Rondoni e Rolando D’Alonzo) È presente, fra le altre, nelle antologie Nuovissima poesia italiana (Oscar Mondadori 2005, a cura di Antonio Riccardi e Maurizio Cucchi), La parola che ricostruisce. Poeti italiani per l’Aquila (Tracce 2009), a altro ancora e sue poesie sono state pubblicate su «Specchio» de La Stampa e numerose altre riviste. Ha vinto vari premi (tra cui il Premio Camaiore-Proposta 2002, il Premio Matacotta opera prima 2003, il Premio Valle Senio, il premio Poesia nella vita 2011) e tanti altri.

 

***

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

La Baia: Anila Hanxhari

La Baia: Sonia Lambertini

 

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Sonia Lambertini

 

Nel giorno del mio giudizio

quando il corpo sarà in scadenza

la bocca sarà colma di terra

danzeranno gli insetti

il ritmo assordante non mi farà dormire

e come nei banchetti degni di rispetto

trionferanno gli avanzi

le formiche ne faranno scorta

sottomano la mappa

cenni di anatomia

viaggio di sola andata.

 

 

*

 

 

 

Mi salverà guardare la morte.

 

Ho scordato le volte

che ho cantato il suo nome

il loro numero mi pesa

come una madre nera abbracciata alle spalle

leggera mi porge la mano

nel palmo la pace chimica

e allora mi chiedo di che razza io sia

guardona, ladra di gesti o semplice passante.

 

 

*

 

 

(Da Frammenti per Strauch)

 

5

 

Spero nella pioggia

nel senso geometrico

che porta in grembo

nel suo cadere senza paura

e sparire, nessuna traccia.

 

 

6

 

La geometria dei corpi solidi

mi spieghi il peso del cuore vuoto

la misura della mancanza

l’invisibile che opprime.

 

 

7

 

L’ombra dell’inverno

e il nero delle tue finestre.

Troppo veloce il buio,

una corsa da fermi.

Il gelo non è per tutti.

Mi hai detto – Se lo vedi, lo capisci.

 

 

*

 

 

Brindo alla contraddizione

alla scelta sbagliata, all’incoerenza

al mio sguardo smarrito

seduto al banco dell’assurdo

mentre vomiti l’ennesima lezione

di sicurezza della vita

e solo dio sa la paura

che mi fanno quelli come te

che non si perdono mai

tra le parole, per strada

negli occhi di un altro,

il bisturi è affilato

i tuoi morti sono in aula

silenziosi, io

cerco solo meraviglia.

 

 

Testi tratti da Danzeranno gli insetti, Marco Saya Edizioni 2016

 

 

 

*

(Inedito)

 

 

Prendo la tua forma e la paura perdo
sporco i tetti rossi con la sua ombra

questa città ci prende ciclici per mano
stretti, nella piccola piazza prendo

la tua forma prendo il respiro, lieve
tutti i sogni e i piccoli movimenti prendo

le lettere che escono dalla tua bocca
mentre respiri piano, la tua mia aria.

 

*

 

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NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE

 

 

Sonia Lambertini vive a Ferrara. Laurea in Scienze dell’Educazione. Numerose poesie sono apparse su antologie, riviste, blog e siti letterari on line. Alcune poesie sono state pubblicate sulla rivista “La clessidra” (numero 1, 2015) e altri testi si possono trovare sulla rivista “Illustrati” (Logos Edizioni), all’interno della rubrica ‘Poemata’; nel catalogo d’arte “Chi non si maschera?” a cura dell’Associazione Liberi Incisori (Bologna, 2014); nel catalogo d’arte “Menzogna”, realizzato dall’artista Raffaele Fiorella (Pietre Vive Editore, 2015). Alcuni testi sono pubblicati nel libro d’arte “Photographies” di Robert Lebarbier (Société de l’Imprimerie Artistique, 2016, traduzione in francese a cura di Silvia Guzzi). Pubblica nel 2016 “Danzeranno gli insetti” con nota critica di Mario Fresa (Marco Saya Edizioni).

*

 

Immagine in alto: sonialambertini.wordpress.com

 

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

La Baia: Sonia Lambertini

Sulla Baia con Anna Bertini

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Anna Bertini

(Poesie inedite tratte da:

Vibrisse, progetto per una nuova silloge”)

 

 

Oltre sempre

Dall’aria che circonda gli eventi
spesso madida di presagi
lo avverti.
Vedi i loro sguardi,
consapevoli teneri tragici.

Era troppo tardi.
Chiudere cerchi
prima che il diaframma si disintegri,
mettersi nudi, sfiorarsi senza mani.
Io ti conto le coste così scarne
prima che la morte le scavi oltre,
tu ti immagini il calore della barba
sempre così scura nonostante gli anni.

Ci siamo amati l’ultima volta
quando eravamo rabbia e ferite,
ora per unirci basta
stare nell’aura di questa lampada
che come una benedizione regala una piccola pace.
La nostalgia di un amore, prima che si fermi il respiro.
Ora che ti perdo io so quanto ti adoro.

E li lasciamo soli,
ce ne andiamo sulle punte dei piedi,
anche se loro non lo sanno,
che tu li vedi.

***
Duende di notte

Croce di passi, Duende
che portano nel ventre
di Baires,
città moderna e nervosa
città erosa
di blasfemo pensiero
e tu nocchiero
della Mariposa
donna che genera e salva
umana, fino dentro l’alba.

***
Art senza decò

Ispirato da Walz, Toru Takemitsu

Mi prendi in fretta
i tempi sono stretti
hanno scritto il volteggio
di un amore alla volta.

Tempo di waltz
bocchino e sigaretta
uno scatto bramoso
nella cornice della porta.

Porto lunghe collane
così mi tieni stretta
la mia gola vicina
alla tua bocca
“sei solo la soubrette
di una squallida operetta”
mi dici mentre cerchi
la mia coscia.

Io mi arrendo così,
senza decoro,
cadendo priva di autostima
al suolo.

***
Vibrisse

Vibri,
forse sono i sogni aspri
della tua notte girovaga.
Muovi inconsapevole i nervi
rotei sotto le palpebre i globi,
vitree terre trasparenti
che trasvolerei per arrivare
all’altro polo, lungo il tuo asse.

Come Pindaro: le ali mani
le forme fisiche altipiani
da superare supina,
senza muovere arti.
Tu accanto a me che
vibri vivi e sogni,
e forse dentro il sogno
silenzioso gridi: ti guardo,
desiderando solo d’inseguirti.

Là dove sei – all’altro polo
del tuo essere – il sonno
e il sogno sono ritmo
il battere e il levare
il tamburo che fa danzare
le fibre, che scompone
e traspone le cellule.

Non posso incontrarti
che nell’immateriale
ora qui il corpo è solo
la tua ferma statua di sale.

***
La fine di un inverno
E se non fossi io
sarei a modo mio
qualcosa di meno
di un nero terreno
gelato – pare spento
cova dentro muto
un seme ardente
rotondo e quieto
come un segreto.
Qualcosa di più sarei
un colore deciso
un ombroso riflesso
della terra nuda
risoluto ventre
accogliente – rosso
fuoco sommesso – cheto,
dell’inverno che ho dietro

***

 

Nanà

Nanà, sette volte sette
vengo a cercarti, a stringerti,
mi manca di volte, di archi
l’elevato gioco
l’armonia di quelle stanze.

Mi manca del tuo essere
il sapore,
l’ eco delle tue domande.

Cosa sarà andare
per tornare e trovarti
cosa sarà dirti
queste poche parole:
Nanà, resta ancora un poco.

***

 

La sera dal terrazzo

Orizzonti vicini
e timori lontani
si tendono le mani

La sera è uno stato della mente
non ti lascia ma ti prende

ti avvolge di belletto
nasconde l’imbarazzo
dietro la balaustra
del terrazzo

se solo ti sporgi un poco
partecipi del suo leggiadro
gioco
***

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NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE 

(Fonte: http://www.lastanzadivirginia.com)

Appassionata e dedita da sempre alla scrittura e alla musica, è nata in Toscana, a Livorno e si è trasferita nel 1987 a Monaco di Baviera dove ha acquisito il Diploma in Educazione dell’adulto e quello di Lingua Tedesca. Si è dedicata per svariati anni all’insegnamento della lingua italiana per stranieri. Ha studiato Drammaturgia presso la Facoltà di Theatherwissenschaft della Münchner Ludwig Maximilian Universität.

Ha frequentato il primo anno del Master in Tecniche della Narrazione e i corsi di Editing, Critica Musicale, e Scrittura per il Teatro presso la Scuola Holden di Torino (’94-’96). Dal 1996 al 2011 si è occupata di management culturale, fondando le due agenzie Bertini Art Networking e Joinopera. Ha curato le carriere di musicisti e l’organizzazione di eventi e spettacoli, collaborando con molte prestigiose istituzioni e personalità internazionali.

Ha trascorso diversi mesi in Africa per l’adozione della figlia Nathalie, in seguito alla quale ha abbandonando la carriera manageriale. Questi cambiamenti le hanno i consentito di dedicarsi più intensamente alla scrittura, che è diventata così ( insieme alla cooperazione con scuole e istituzioni culturali per seminari e laboratori di espressività e didattica della musica ) più centrale nella sua attività.

Pubblica bimestralmente sulla rivista letteraria La Stanza di Virginia, e bisettimanalmente sul magazine dell’Associazione Onlus Facciunsalto Editori. Sue liriche e racconti sono comparsi in svariate antologie ed ebooks, tra le quali citiamo il IV e VI numero de I Quaderni di Èrato, l’antologia Voci contro la Guerra di Onirica Edizioni, e quella Teorema del Corpo, Donne scrivono l’eros, FusibiliaLibri, 2015.

Ha pubblicato nel 2015 per FusibiliaLibri la silloge “Profusioni”, ( nota editoriale di Adriana Gloria Marigo ). Ha scritto un romanzo e una raccolta di racconti, entrambi in via di pubblicazione.

E’ membro di EWWA European Writing Women Association, e di DVPJ, Deutscher Verband der Pressejournalisten

***

Immagine in alto: Anna Bertini; fonte: timerepublik.com
Immagine in basso: la copertina dell’ultima opera poetica dell’Autrice, ”Profusioni”, edita da FusibiliaLibri nel 2015; fonte: http://www.tumblr.com

 

 

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sulla Baia con Anna Bertini

La Baia: Anna Maria Curci

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Anna Maria Curci

(scelta di testi inediti)

Distrazione

«Chi legge non s’accorge» e forse
allaga e allarga il fossato.
Se coglie a tratti il suono e l’ultrasuono,
si ferma, punta il dito: dici a me?

Ma la pazienza di aspettar risposte
il cocchiere la lascia ad ogni tappa
di quel viaggio normale e accidentato.
I vanti magri sono ignoti ai molti.

 

***

Seduta sulla riva, traghettata

Seduta sulla riva,
traghettata,
sta l’interprete assorta
e deglutisce.

Gambe conserte,
ora solleva il granchio
a lungo inseguito ed afferrato.
Stomaco insorge, mentre lei rimira.

 

***

Ad imparar da capo la paura

Ad imparar da capo la paura
ché non ti basta mai lo studio.
ti sorprende e ti strega
l’ultima apparizione.

 

***

Stendo al sole

Stendo al sole fasce per polsi
Con cura, dopo averle lavate.
Tendo la tela rossa
e i miei pensieri.

 

***

Vorrei restituirti

Vorrei restituirti
i giorni del marsupio
di pettini a denti stretti
di box e seggioloni
lanciapappa,
Fassbinder e von Trotta
nella lingua dei sogni,
i nostri, che hai dismesso.

Restituire è rendere?
Restituzione è resa?

Non mi arrendo.

 

 

Anna Maria Curci è nata a Roma, dove vive e insegna lingua e letteratura tedesca in un liceo statale. Suoi testi sono apparsi in riviste, in antologie e su lit-blog. È nella redazione di “Poetarum Silva, della rivista trimestrale “Periferie” e del sito “Ticonzero”. Ha pubblicato in rete traduzioni da testi di diversi autori, prevalentemente di lingua tedesca. Sono pubblicate in volume dalla casa editrice Del Vecchio sue traduzioni di poesie da: Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio / Sonntags dachte ich an Gott (2012), del romanzo Johanna di Felicitas Hoppe (2014), di poesie da: Hilde Domin, Il coltello che ricorda (2016).
Ha pubblicato le raccolte di poesia: Inciampi e marcapiano (LietoColle 2011), Nuove nomenclature e altre poesie (L’arcolaio 2015).

 

 

curci libro 1
Inciampi e marcapiano, Lietocolle, 2011
curci libro 2
Nuove nomenclature e altre poesie, L’arcolaio, 2015

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

 

La Baia: Anna Maria Curci

La Baia: Francesca Del Moro

francesca del moro

 

V

Alle nove attaccate
la catena al terminale
lunga quanto basta
per andare a pisciare.

Siete cani da cortile
a cui non serve più buttare
neanche un osso ogni tanto
e in questa Animal Farm
comandano sempre i porci
che, se li incontri fuori,
non ti guardano negli occhi.

 

XXIX

“Schifosi portate le malattie
portate via il lavoro rubate
i nostri soldi siete del mantenuti
spacciatori puttane violentatori
di donne rapitori di bambini”
e poi posti una canzone.

Sono finiti i due minuti d’odio
sotto la foto dove il sole
accarezza l’ultimo caduto
per un pugno di euro
nel campo delle angurie.

 

LXXIV

L’umanità si muove
ritmicamente ripetitivamente
più o meno alle stesse ore
si dipana e si contorce
come la lunghissima coda
di una bestia mostruosa.

“Guadagnerai il pane col sudore della fronte”
sta scritto nella Bibbia, e stamani la barista
ti ha detto di aver letto sul giornale
“Dovremmo tutti lavorare
anche domenica e i festivi,
è per questo che le cose vanno male”.

 

LXXXIII

senti
come si allarga
il contatto
tra l’intero corpo
e il piano morbido
del pavimento
abbandonati
alla sua voce dolce
che ti conduce fuori
dalla mente ti porta
alla pace, liberati, dice,
libera a terra il peso
della giornata, lo sa
lei quanto pesa, sa
quanto c’è di eroica
pazienza in questa tua
obbedienza quanto c’è
di mitico nell’abnegazione
del sopravvivere lei sa
quanto è difficile liberarsi
dalla stanchezza e dai pensieri
accumulati durante il giorno
va tutto bene ora
non ti preoccupare
se passa qualche pensiero
accoglilo osservalo
e lascialo andare

 

LXXXIV

Cosa vi differenzia dagli insetti?
Come ordinate formicuzze in marcia
portate le vostre bricioline alla tana.
A sera cantate come le cicale
e il piede che alla fine vi schiaccia
voi lo chiamate Dio e lo adorate

 

“Una colonna sonora attenta a cogliere e a trascrivere la condizione contemporanea, condizione che all’aggettivo ‘umana’ non può non applicare, gogna permanente, un prefisso: dis-umana, sub-umana, trans-umana, con buona dose di probabilità non oltre-umana. Non è facile dare misura e stile alla rabbia per l’indegnità – la privazione della dignità – inflitta e auto-inflitta quotidianamente. Questo obiettivo è raggiunto da Francesca del Moro con Gli obbedienti, raccolta compatta, rimata e ritmata ad arte e con tutti i sentimenti. Con tutti i sentimenti, sì, perché c’è la sera, e la sera chi rimbocca le coperte innaffia mestamente le speranze, addossandosi colpe, nella speranza testarda di toglierle ai figli. Alla luce della sera di una giornata a ciclo continuo, iniziata all’alba dal sapore metallico di una stazione di pendolari, proseguita a testa china nell’open space o con il viso fugacemente sottratto al grigio e rivolto al sole in una pausa quasi rubata, alla luce di questa sera, dunque, si delinea chiaro e insopprimibile l’intento della parola, gesto meditato, rivolta, testimonianza, strappo, critica, memoria”.
(Dalla postfazione di Anna Maria Curci)

 

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Francesca Del Moro è scrittrice, traduttrice, editor, performer e organizzatrice di eventi legati alla poesia. Nata a Livorno nel 1971, vive a Bologna ed è laureata in lingue e dottore di ricerca in Scienza della Traduzione. Ha pubblicato le raccolte di poesia Fuori Tempo (Giraldi, 2005), Non a sua immagine (Giraldi, 2007), Quella che resta (Giraldi, 2008), Gabbiani Ipotetici (Cicorivolta, 2014), Gli obbedienti (Cicorivolta, 2016). Nel 2014 LaRecherche.it in collaborazione con la rubrica Poesia Condivisa nel portale Poesia 2.0 le ha dedicato l’e-book antologico Interni notte. Ha curato e tradotto numerosi volumi di saggistica e narrativa ed autrice di una traduzione isometrica delle Fleurs du Mal di Baudelaire, pubblicata da Le Càriti nel 2010

 

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

La Baia: Francesca Del Moro

La Baia: Anna Maria Bonfiglio

 

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A RICOMPORRE IL CERCHIO

Più triste sulla pietraia il passo
dopo la canzone degli abbracci
e la parola ombra sul filo
dell’assennata verità

Dell’indagata geometria
alga segreta
nei discoperti contorni

Non basta a ricomporre il cerchio
la misura del volo il cappio sciolto
il ramo di ginestra ad infiorare il seno

(da Per tardivo prodigio, ed. Thule, 2006)

 

L’APPARENZA

Non guardare di me l’occhio che ride
la voce fresca
o l’ilare bocca che adesca.
Nell’atlante che sfiori con le dita
non cercare le alture ardimentose
o le pianure erbose.
Esplora invece i fiumi azzurri
sotterranei che adornano
le mani, le logorate valli
i merletti dei tarli.
Quello che non appare
è l’ago che segna la scissione
fra il viaggio dell’andata e l’inversione.

(da Il miele amaro, Ed. CFR, 2013)

 

L’INGANNO DEI PROFUMI

Non so per quale colpa
-ombra, spettro o filtro
d’atavici retaggi
ora sia qui
a compiere da sola
la lunga penitenza che mi assolve

(ditegli che ancora
maggio annega nella luce
ed irretisce gli occhi
col verde degli ulivi)

Cerchiamo di passare oltre i muri
oltre la gioia
ed oltre la stanchezza
ergiamo labirinti
dove ad aprile chiudere i roseti
per vivere l’inganno dei profumi

(ditegli che ancora
l’acqua muore nelle gore
e fra le canne scabre
il vento ha seminato
lucciole di ghiaccio)

Doveva crescere
quest’agonia di spighe
esplodere nel cielo
e ritornare seme di silenzio
per vivere nei passi della sera
il pianto di spada acuminata

(ditegli che l’aspetto dove
respirano la zagara e le rose)

(da Nell’universo apocrifo del sogno, Ed. Il Vertice, 1986)

 

MATTUTINO

Sei tornato nel sonno
dell’ora mattutina
-piccolo dono estorto a mani avare-
e avevi sulla bocca
l’oro del tuo silenzio risolino.
Ti frugavo nel cuore con le mani
per trovare di me qualche frammento
una scaglia rimasta conficcata
nella tua carne d’uomo.

Poi ti oscurò la luce
e fu di nuovo giorno.

(Inedito, proprietà riservata)
NELLA SERA

Altro
dal canto misurato
in oro di gesti,
altro indicibile e scarno.
Nella sera
le parole sono pietre
la casa vuota grida
anime perdute e si contorce.
Ape solitaria
ai vetri batto l’ali
e suggo vento.

(da Per tardivo prodigio, Ed. Thule, 2006)

 

PER UN DISTACCO

Qualche volta si muore
-di silenzio o di parole che non vuoi sentire
e non ti basta
sapere che nell’ombra del distacco
s’annida ancora un rantolo di vita.
Si può morire
per una foglia secca e calpestata
per l’anòdino unguento di un ricordo
si può morire cento e cento volte
nelle frasi banali di un saluto.

Altra cosa
saperti per i viali di Mondello
o in un bar del centro di Palermo
(una canzone ruffiana e caffè freddo)
Fra due c’é sempre uno
che resta appeso al gioco degli abbracci
(e non sai s’é meglio andare o rimanere)

La nave ha già mandato i tre segnali:
ci salutiamo con occhi di sale
e ricami d’amore sulla pelle.
Quelli che noi non siamo
vivranno in episodi ricorrenti
la realtà dicibile
l’altra é un sussurro
che sfiata dalla mia alla tua bocca

Non ti chiedo neppure cosa sono
nella tua vita di ferite e rughe
Ti leggo sulle mani
i segni dei ritorni ripetuti
e so che sei per me pianto e carezza
stazione provvisoria ove si torna
mosca impazzita
nel dedalo dei sogni capovolti.

(da Le voci e la memoria, Ed. Gabrieli, 2000)

 

Nota biobibliografica

ANNA MARIA BONFIGLIO risiede a Palermo dove svolge attività culturale nell’ambito letterario e giornalistico. I suoi racconti sono stati pubblicati dai settimanali dei gruppi Rizzoli e GVE; ha collaborato con i mensili SiciliaTempo e Insicilia, con la rivista Silarus e con molti altri periodici di carattere letterario. Attualmente collabora con alcuni siti online fra cui Italialibri, Progetto Babele, Il sottoscritto. Ha diretto il periodico Insieme nell’Arte e il giornale online Quattrocanti. Ha pubblicato otto raccolte di poesia, saggi su Sbarbaro, Pirandello, De Roberto, Messina; articoli di letteratura recensioni e prefazioni; ha curato readings di poesia e fatto parte di giurie in premi di poesia e narrativa, fra cui il Premio Enzo Aprea e il Premio Internazionale Pietro Mignosi. Per il suo impegno di scrittrice e operatrice culturale le sono stati assegnati il Premio Città di Monreale, il Premio Giacomo Giardina alla carriera, il premio Salvator Gotta e il Premio Telamone.

 

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

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La Baia: Anna Maria Bonfiglio

La Baia: Giorgina Busca Gernetti

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Giorgina Busca Gernetti

 

 

ALLA NOTTE

Notte, mia chiara notte di lucenti
stelle trafitta nel tuo manto oscuro,
avvolgimi ed annullami nel tepido
rifugio del tuo limpido, infinito
spazio incommensurabile.

Quali soffici nuvole i tormenti,
sfilacciate nel bruno a coprir stelle
per attimi impalpabili, a svelarle
nella loro armonia, trama di miti
intessuta d’eterno.

Tace la luna nuova.
Il suo buio silenzio un vuoto imprime
nel tuo spazio divino, tra le stelle.
Ma più chiare le faci del tuo regno
scintillano ad accogliere il mio voto.

Accoglimi nel seno
del tuo corpo materno, sacra notte;
via dal pensiero le nuvole scaccia
sì che la luce splenda senza un’ombra
nel mio annullarmi in te, mia notte amica.

***

ALBA DELL’ANIMA

Nel lucore dell’alba
l’anima lieve si libra nell’aria
– tenera foglia danzante nel vento –
candida e pura, dall’ombra mondata
degli angosciosi tormenti di ieri.

Fresca rugiada sull’erba, sui rami
dei meli in fiore, dei mandorli e peschi
tutto ristora, disseta, risveglia,
rafforza e fiero vigore v’infonde
per la lotta del vivere.

Rugiada limpida scende nell’anima
– puro lavacro in sacrosanto rito –
e pace effonde, luce più serena,
intima forza ad affrontare il giorno
senza tetri timori.

***

POESIA

Amica sacra dei miei giorni amari
tu sei, fedele e cara mia compagna
di sofferenze, di gioie, d’amore,
dell’emozioni che l’animo sfiorano
ogni istante del giorno e della notte
insonne, da tormenti ottenebrata.

Mi specchio in te, mia fida confidente,
e più profondamente
tu affondi in me le tue lievi radici.

Tu, voce mia, sai dire ciò che l’animo
sente soffrendo o fremendo di gioia.
Tu serbi e rendi eterne le memorie
che nel passato la mente ritrova;
tu vive e colorite le sai rendere
il tempo sconfiggendo con il canto.

Lo specchio sei della mia vita oscura,
specchio della memoria,
libro perenne d’ogni mia sventura.

Amica mia, restami accanto ancora
nei giorni buî del mio disinganno,
spente le vaghe illusioni di luce.
Tu, degli affanni mia consolatrice,
con il miele dei versi il mio dolore
lenisci e sana, mio divino farmaco.

Come aurea pioggia su di me discendi
ad irrorare l’animo
di sereni, amorosi sentimenti.

***

UN FIORDALISO TRA LE PIETRE
Amo ed invidio un tenero bocciòlo
di fiore su uno stelo ritto, fragile,
che scava la sua strada con tenacia
tra dure pietre verso la sua vita
nella luce del sole, verso il cielo,
ove il calore fa sbocciare i petali.

Innalzarsi alla luce, vòlti al cielo
che abbraccia e avvolge il tutto nell’azzurro,
è vera vita per i fiori e gli uomini,
nel buio del mistero o tra le pietre
rinchiusi se non ardon di lottare
verso la libertà, sempre più in alto.

Effonde il suo profumo il fiore azzurro
circondato da pietre ormai sconfitte.
Azzurro il fiordaliso, azzurro il cielo.
La vita trova un varco tra gli ostacoli
più avversi quando l’uomo brama il vertice,
s’innalza al cielo con lo sguardo estatico.

Trionfo della vita è il fiordaliso
tra le pietre e la polvere sbocciato
splendente di colore nella luce.

***

VECCHI PESCATORI LIGURI

          Monterosso – Cinque Terre

Rugosi vecchi dall’arida pelle
di sale intrisa, corrosa dal vento,
dal sole ardente per anni riarsa
nel vasto mare ch’è la loro vita
sulla deserta battigia distendono
lunghe reti salmastre ad asciugare.

Un pescatore la piccola armonica
preme alle labbra e intona una canzone.
Si leva un coro marinaro, triste
nel rimpianto dei giorni luminosi
di giovinezza sull’immenso mare,
di forza nella lotta contro l’onde.

Arde la gola di sete nel vento
che gonfia le vele su strade azzurre.
Di mano in mano una borraccia passa:
beve un vecchio e assapora il vino d’oro,
soltanto un sorso, e la bocca si terge
col dorso della mano rinsecchita.

Ad uno ad uno i vecchi si ristorano
col dolce succo delle viti avare
sui rocciosi pendii sbocciate al sole.
Scende su loro un dorato sopore
che miele mesce nell’animo amaro:
non volti scarni scavati dagli anni
ma giovinezza dai sorsi rinata.

***

 

 

baia bianco e nero - Copia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE

 

Giorgina Busca Gernetti è nata a Piacenza, si è laureata con lode in Lettere Classiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ed è stata docente di Italiano e Latino nel Liceo Classico di Gallarate (Varese), città dove tuttora vive. Ha studiato pianoforte nel Conservatorio di Piacenza. Pur avendo composto poesie fin dalla prima adolescenza, ha iniziato tardi a renderle note. Ha pubblicato i libri di poesia: “Asfodeli” (Genesi, Torino, 1998, Prefazione di Sandro Gros-Pietro); “L’isola dei miti” (pubbl. 1° premio, A.L.A.P.A.F., Bagheria-Pa, 1999); “La luna e la memoria” (Genesi. Torino 2000, Prefazione di Elio Andriuoli); “Ombra della sera (Genesi, Torino 2002. Prefazione di Antonio Gagliardi); “La memoria e la parola” (pubbl. 1° premio, E.T.S., Pisa 2005. Prefazione di Nazario Pardini); “Parole d’ombraluce” (Genesi, Torino 2006. Prefazione di Sandro Gros-Pietro. Postfazione di Gianni Solari); “Onda per onda” (Edizioni del Leone, Spinea-Ve 2007. Prefazione di Paolo Ruffilli. Postfazione di Pierangelo Rocchi); “L’anima e il lago” (pubbl. 1° premio, Pomezia-Notizie, Pomezia 2010. Prefazione di Giuseppe Panella della Scuola Normale Superiore di Pisa. Nota editoriale di Domenico Defelice. Con la stessa Prefazione e una rassegna critica, Youcanprint. Tricase-Le 2012²); “Amores” (Youcanprint, Tricase-Le 2014. Introduzione dal “Fedro” di Platone); “Echi e sussurri” (Polistampa, collana “Sagittaria”, Firenze 2015. Prefazione di Marco Onofrio. Nota editoriale di Franco Manescalchi). Inoltre ha scritto il saggio su Cesare Pavese “Itinerario verso il 27 agosto 1950” (in “Annali del Centro Pannunzio”, Torino 2009; in estratto con Nota dell’Autrice, Youcanprint, Tricase-Le 2012) e i racconti “Sette storie al femminile” (in “Dedalus” n.1 a cura di Ivano Mugnaini, Puntoacapo, Novi Ligure- Al 2011); in estratto con Rassegna critica, Youcanprint, Tricase-Le 2013. Prefazione di Anna Gertrude Pessina).

 

 

(Immagine in basso: Tramonto sul lago di Garda, autore: Massimo Fusaro. Website: http://www.nikonclub.it)

 

*

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

La Baia: Giorgina Busca Gernetti

La Baia: Daìta Martinez

 

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Daìta Martinez

 

(Poesie inedite)

*

 

bozzetto

d’arance

sul pube

del cielo

 

*

 

; il sorriso del cedro e lei ]
stupefacenti atti discorsivi

 

*

 

il bambino ha una

seggiola e la voce

sul cappotto della

madre lieve canta

ai vetri la pioggia

 

*

 

scrive al cuore

una menzogna

di zucchero ha

coperto il seno

 

;

 

ti baloccavo a

nascondino la

mela è caduta

ieri nel pozzo

 

;

 

hai detto è tua

la colpa a una

figlia di gesso

snudavi l’orto

 

*

 

la donna coi pantaloni

rossi odora di paste di

mandorla si è sciupata

il cuore ai lattarini una

domenica ferita di luce

 

 

***

 

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

 

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Baia della Scala dei Turchi, Realmonte (AG)

(Immagine: http://www.girasicilia.it)

La Baia: Daìta Martinez

La Baia: Daniela Pericone

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Daniela Pericone

Poesie tratte da L’inciampo (L’Arcolaio, 2015)

(Selezione dell’Autrice)

 

da Stratagemmi di danza intorno ai fuochi

 

Il violino di un volto

apparso nel tondo dell’alba

subito si allontana

tra gli alberi e la notte

dimentico di sé

di quello che lascia dietro e più conta

le braccia aperte di una sedia a dondolo

un treno a vapore inutile come l’infanzia

un tremore di perla attorno alle parole

sgranate a piccoli sorrisi

il muschio e le frasi dove

ogni vocale è una lanterna

che illumina il pavimento

rosso di neve.

***

 

 

da Lo scatto muto della tagliola

 

Una parola intorno vale l’altra

a poco suono conversa quiete

dolga del suo dolore il mondo

o esulti l’aria del suo calore

polpa non tocca, traccia non versa.

Solo fantasime di cartapesta

lontano vanno genti ed eventi

all’acque oscillando

filamenti letali di medusa.

***

 

 

da Di varchi e di bufere

 

Ogni volta che scrivo

dal mio occhio blu

è uno scroscio di labbra

un ritorno di pioggia nelle vene.

Forte e breve se d’impulso

prontamente  mi dileguo.

Ma non tutto è deciso che si perda

riavvolgo le parole più invasate

combatto corpo a corpo

le impasto le ammansisco

trasmutate in grani rilucenti.

Prima o poi le incontrerai

salutandole saprai di avermi dentro.

 

linciampo

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

La Baia: Daniela Pericone