Il Promontorio (34) Prima che bruci Parigi

(Parigi, 2018, “Addio a Hikmet”)

 

Prima che bruci Parigi
di Nazim Hikmet

Parigi, 1958

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
vorrei una notte di maggio
una di queste notti
sul lungosenna Voltaire
baciarti nella bocca
e andando poi a Notre-Dame
contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
di gioia paura stupore
piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio sul lungosenna
sotto i salici, mia rosa, con te
sotto i salici piangenti molli di pioggia
ti direi due parole le più ripetute a Parigi
le più ripetute, le più sincere
scoppierei di felicità
fischietterei una canzone
e crederemmo negli uomini.

In alto, le case di pietra
senza incavi né gobbe
appiccicate
coi loro muri al chiar di luna
e le loro finestre diritte che dormono in piedi
e sulla riva di fronte il Louvre
illuminato dai proiettori
illuminato da noi due
il nostro splendido palazzo
di cristallo.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché il mio cuore è sul suo ramo
in questa notte di maggio, sulla Senna, nei depositi
ci siederemmo sui barili rossi
di fronte al fiume scuro nella notte
per salutare la chiatta dalla cabina gialla che passa
– verso il Belgio o verso l’Olanda? –
davanti alla cabina una donna
con un grembiule bianco
sorride dolcemente.

Finché ancora tempo, mio amore
e prima che bruci Parigi
finché ancora tempo, mio amore.

Da Nazim Hokmet – Robert Doisneau. Poesie d’amore (traduzione di Joyce Lussu), Milano, Mondadori, 2006

 

*

(Articolo e foto a cura di G. Asmundo)

 

Il Promontorio (34) Prima che bruci Parigi

Ogni goccia è mare #6: Sergio Sichenze

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Edvard Munch, Weeping Nude, 1913

 

Postazione permanente contro il femminicidio e la violenza di genere.

 

 

Sii maledetto

L’amore
hai teso: attesa
della preda al laccio, vitreo
occhio, stupore.

Sii maledetto, maledetto
sii! La gazzella d’acque
sognante sopra le secche
di affilate rocce
hai trascinato: sigillo
di conquista.

Al primo
respiro il futuro
si è lacerato.

Sii maledetto, maledetta
sia la mano che la vita
afferra e rilascia:
a piacimento illusione
fluisce.

Sii maledetto:
intruso pugnale,
offesa, bruciore
che inghiotte, invisibile
parola di sangue.

L’amore
s’adombra
in un funerale.

Non voglio
tacere, sono uomo
senza genere.

 

 

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

 

(foto: fonte web)

Ogni goccia è mare #6: Sergio Sichenze

Francesca Del Moro: Una piccolissima morte

francesca del moro

 

*

China su di te
contenendoti
ti sono scesa
negli occhi
come pioggia
nel mare
annerito
dalla notte.

Cerco stelle
per nuotare
a riva.

L’acqua pesa
il fondo
mi lusinga.

 

*

Mi ha risposto con una frase
aguzza, gelida, precisa,
sta tutta in una riga.
Ha scelto con cura il sostantivo,
i verbi, la punteggiatura. Ha espunto
ogni sfumatura di calore. Ha tagliato via
il sogno, la tenerezza, l’amore,
la possibilità del ricordo.
Io reagisco con una mancanza
di gentilezza che mi è nuova
all’amica che mi parla,
allo sconosciuto che passa.
La frase è ferma in mezzo al petto
e taglia.

 

*

Il coltello è fermo
in mezzo al petto
sento il freddo
del metallo, il taglio
ostacola il battito
costringe il respiro
a un percorso alternativo
spacca il corpo
longitudinalmente
io gli tremo intorno
e lentamente mi separo.

 

*

Mi guarda. Mastica una gomma a piena bocca.
Si gratta la pancia da alcolista. Ha una birra in mano,
nell’altra tiene il telecomando. Onnivedente,
ci ha tutti in onda contemporaneamente.
E si diverte un sacco. Preme un tasto
e io mi gonfio d’amore. Si gode l’ennesimo
spettacolo del rifiuto. Spegne il televisore
solo dopo avermi guardata abbastanza
piangere con la fronte appoggiata al muro.

 

da Una piccolissima morte, EDIZIONIFOLLI 2017, Milano – Bologna

 

 

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foto: fonte YouTube, Le conseguenze della musica”-Memorie Dal SottoSuono

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

Francesca Del Moro: Una piccolissima morte

Lucia Guidorizzi, due poesie inedite

 

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Angelika Kauffmann, Arianna a Nasso

PASIFAE

 “colei / che s’imbestiò ne le ‘mbestiate schegge.” Dante, Purgatorio. XXVI,87

 

 

Questo patto non è stato di sangue

Ma di luce

Il desiderio travalica

Ogni genealogia

Aprendomi a desideri

Di carne

Di animale

Mi sciolsi

In ardori divini

 

Eroici furono

I miei furori

Di regina e maga

Nel bianco amplesso taurino

 

Regalità non m’incatenò

Ad alcun ruolo

Non mi obbligò il peso

Della maestà

Non mi legò alcun

incantesimo

Fui solo corpo desiderante

Che voleva aprirsi

 

Dedalo costruì per me

L’amorosa macchina

Giacqui come concubina

Donna maga e dea imperdibile

 

L’Egeo in seguito divenne

Mare di sangue

Ma seppi solo adorare

Il bianco toro venuto

Dal mare

E quando partorii

La bellezza del mostro

Apparve evidente

Ai miei occhi

 

“Semibovemque virum, semivirumque bovem”(Ovidio, Ars Amandi)

 

Chi avrebbe voluto

Crescere un bambino

Con testa di toro

Lì dove tauromachia

È cerimonia dei padri?

 

Io al Toro

Diedi solo amore

E volli amore

Senza spargimenti di sangue

Colpa infamante cadde

Su me che avevo osato

Imbestiarmi con natura Divina

 

Non m’importa niente

Quello che hanno detto

Che dicono che diranno

Vero è quello che io provo

 

Non si tratta di alcun maleficio

Sono figlia del Sole e di Dea d’Acqua

Ho amato il bianco animale

Venuto dal Mare

Questo è tutto

 

***

 

ARIADNE SIGNORA DI LUCE

 

“Non ci si deve prima odiare, se ci si vuole amare?

Io sono il tuo Labirinto…”  F.Nietzsche da “Il lamento di Arianna”

 

Mi cullavo sull’altalena

In vista del mare

Mi cullavo e vedevo

Danzare le gru

 

Ero sorella del Mostro

La gente m’indicava con disagio

Figlia di un re e di un’adultera

Della maga crudele e selvaggia

Che si univa alle bestie

 

Della maga che per vendicarsi

Del suo sposo infedele

Tramutava il suo seme

In insetti e serpenti

Che laceravano il ventre

Alle sue amanti

 

Sull’altalena mi cullavo

Gioivo di me stessa

Come mia madre ero luce

Figlia della luce

Nella luce splendevo

 

Venne dal mare

Il giovane straniero

Bello come un dio

Mi donai a lui

Tradii il mio stesso sangue

 

Lui mi sorrise

Mi prese per mano

Carezzò i miei capelli

Nessuno mi aveva sorriso

Nessuno mi aveva mai

Preso per mano

Non avevo mai ricevuto

Carezze

Ero figlia di re

 

Gli donai un filo

E questo filo

Fu il nostro legame

Di sangue

 

Tradii e fui tradita perché credevo

Di non poter bastare a me stessa

 

Mentre dormivo

Teseo rapido spariva

All’orizzonte sulla nave veloce

Dalle vele luttuose

 

Al mio risveglio

Conobbi l’abbandono

Mai ci si deve

Consegnare a qualcun altro

Perché di se stessi

Si compie il tradimento

 

Mai per amore

Si deve morire

Si deve giungere ad uccidere

Perché il vento disperde

Ogni promessa possibile

 

Mentre stavo per stringermi

Un cappio intorno al collo

Decisa a penzolare da un albero

Come un tempo mi dondolavo

Tra i suoi rami

 

Venne il figlio della Folgorata

Dio oscuro di luce

Volle la mia luce

Perché brillassimo insieme

Bevendo vino che ristora

 

Giunse dunque l’amore

Quando smisi di attenderlo

Ritornai alla luce

In un attimo eterno

***

 

 

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Lucia Guidorizzi, fonte immagine:Bologna in Lettere – WordPress.com

 

LUCIA GUIDORIZZI è nata a Padova e vive a Venezia dove lavora come insegnante di scuola superiore.  Laureata in Lettere, conduce seminari di lettura e scrittura ed ha recensito numerose opere di poeti contemporanei.

Ha partecipato a varie edizioni del Festival Internazionale de “La Palabra en el Mundo e di Bologna in Lettere.

Ha pubblicato con Editoria Universitaria quattro libri di poesie: “Confini” (2005), “Scandalose entropie. Riflessioni poetiche sugli abusi prodotti dal divenire storico” (2006),“Ibrida Hybris”(2007), “Quadrilunio. Una tetralogia dell’Anima.” (2009) e con Supernova “Milagros”(2011), “Nel paese dei castelli di sabbia” (2013), “Controcanto” (2015), “Pietra Esile” (2017).

Alcune sue poesie sono inserite nelle antologie “Cuore di preda” Edizioni CFR 2012, “Il ricatto del pane”, Edizioni CFR 2013, “Sotto il cielo di Lampedusa” Rayuela 2014, “Fil Rouge” Edizioni CRF 2015.

E’ curatrice della rubrica LuciAllaluna online sulla letteratura ispanoamericana per il Progetto 7Lune.

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

Lucia Guidorizzi, due poesie inedite

Alba Gnazi, Accessori

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Come siamo inermi al tempo, amore,
accessori; e come
fragile cade il tuo passo quando distratto la terra corrompi e il selciato, quando
in una calca di emisferi universi
e sussurri
improvvisi certezze
e prometti al ritorno un te stesso compiuto
quello che nel riso mite riconosco.

Perché di strenue vite è tinto quel momento
che dal fondo di un altrui sguardo
in gola trasale,
fiumando: e vissuto
ti attorcia a uno sbocco di luce
che col mento proteso
vai assumendo,
perfino grato.

Di memoria è sprovvisto il tempo, amore, così abbiamo imparato: e quello che sembrava preludio
non è altro che un treno sola andata in cui ficcarci stropicciati,
arresi all’evenienza che forse è già tardi,
lì in piedi rifratti dai rossi,
su porte occupate convessi,
nolenti gli occhi all’intesa e chini, di ogni tutto stanchi

ma noi due amore
siamo altro da rendere e chiedere,
corpi in ore di avvicinato equilibrio
tenuti su da uno spasmo.

 

Alba Gnazi, inedito

Alba Gnazi, Accessori

Distante e qui

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Picasso, Donna sdraiata che legge, 1939

*

Fernando Pessoa
A che pensi quando
non pensi?
Son cose che fanno,
estese,

grandi reti di niente,
o è
la vita stessa distante
e qui?

Non rispondere:
Sogna; non curarti
se io domando.
Non son legge né sorte.
Ma sogna.

Da Poesie Ortonime, Newton Compton, 2015

*

Alba Gnazi
Avevo previsto di estendere la notte dentro
a un tuo sorriso di sguincio
in una sera con poche cicale
in una sera con acqua e grilli
cantati a filo estate in terra e grano
sulla tovaglia tra molliche e ciance
il buzzo di iniziare ogni premessa
senza Non
per capovolgere ogni ciclo inverso

Invece
Con quel tuo sorriso privo e pieno
Esco asciutta da me, sognante e in veglia,
col mio nome come un Carso
nato adesso: incolume, vissuto.

Da: Luccicanze, Cicorivolta, 2015

*

Pablo Neruda
Mi piaci quando taci perché sei come assente,
e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.
Sembra che gli occhi ti sian volati via
e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima
emergi dalle cose, piene dell’anima mia.
Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,
e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.
E stai come lamentandoti, farfalla turbante.
E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:
lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e costellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Allora una parola, un sorriso bastano.
E son felice, felice che non sia così.

Da Venti poesie d’amore e una canzone disperata, 1924

*

Patrizia Sardisco
Odori d’acqua e hai
foreste in ogni sguardo
una pioggia di luce temperata
ti origina i capelli

e sfogli
foglie d’idee decidue
decidono il volume
non ti concentri evapori
leggendo

dissipativa evadi
germogli lontananza
senza un piano di fuga
predeterminato

*

Valerio Magrelli
Ti guardo, cerco di guardarti dentro,
come se mi sporgessi su un abisso.
Mi affaccio al parapetto e guardo giù
in fondo al tuo silenzio, mentre leggi
in una lontananza irraggiungibile.
Vorrei stare con te lì in basso, invece
resto inchiodato a questo ponticello
atterrito e remoto, separato,
legato alla vertigine che amo,
se amore è la distanza che ci chiama
e insieme la paura di varcarla

Da Il sangue amaro, Einaudi, 2014

(articolo a cura di Patrizia Sardisco)

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Picasso, Ragazza che legge, 1938
Distante e qui

La terrazza dei Maestri: Attilio Bertolucci

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*

Portami con te

Portami con te nel mattino vivace

le reni rotte l’occhio sveglio appoggiato
al tuo fianco di donna che cammina
come fa l’amore,

sono gli ultimi giorni dell’inverno
a bagnarci le mani e i camini
fumano più del necessario in una
stagione così tiepida,

ma lascia che vadano in malora
economia e sobrietà,
si consumino le scorte
della città e della nazione

se il cielo offuscandosi, e poi
schiarendo per un sole più forte,
ci saremo trovati
là dove vita e morte hanno una sosta,

sfavilla il mezzogiorno, lamiera
che è azzurra ormai
senza residui e sopra
calmi uccelli camminano non volano.

*

Lasciami sanguinare

Lasciami sanguinare sulla strada
sulla polvere sull’antipolvere sull’erba,
il cuore palpitando nel suo ritmo feriale
maschere verdi sulle case i rami

di castagno, i freschi rami, due uccelli
il maschio e la femmina volati via,
la pupilla duole se tenta
di seguirne la fuga l’amore

per le solitudini aria acqua del Bràtica,
non soccorrermi quando nel muovere
il braccio riapro la ferita il liquido
liquoroso m’inorridisce la vista,

attendi paziente oltre la curva via
l’alzarsi del vento nel mezzogiorno, fingi
soltanto allora di avermi udito chiamare,
entra nella mia visuale da un giorno

quieto di settembre, la tavola apparecchiata
i figli stanchi d’attendere, i figli
giovani col colore della gioventù
esaltato da una luce che quei rami inverdiscono.

(da Viaggio d’inverno, Mondadori, 1997)

*

Paese d’inverno

Che il sole dopo la neve
appaia, e le nuvole si tingano di rosso
come schiave: la neve sui tetti
un rossore colorirà, guancia di principessa.
S’alzi un leggero vento
e spinga l’acqua, che s’era addormentata,
con assonnata voce di pastore;
escano fanciulle con scialli,
lampeggiando negli occhi neri,
e improvvisamente corrano punte dall’aria
simili a uccelli che s’alzino a volo.
E gli zingari rubino ragazzi.

(da Fuochi di novembre, Mondadori, 1997)

*

Idilli domestici, II

Così intimamente la giornata comincia
nel grigio autunno, così lenta passa
la mattina di là dai vetri tersi
ove la luce tarda s’assopisce.

È questo argenteo silenzio il declinare
dell’anno, la nostra vita
variano appena le dolorose feste del cuore,
le memorie che migrano come nuvole.

(da Lettera da casa, Mondadori, 1997)

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

foto: fonte web

La terrazza dei Maestri: Attilio Bertolucci