Lost in: Violeta Savu – Poesie

savu 1
Violeta Savu

Una noce

Ho condiviso una noce con Nora.
Aveva il sapore di una torta
al cioccolato inumidita con spezie
come alla Vigilia di Natale.

C’era anche l’odore della mamma
nella sferica drupa. Dopo
aver sbucciato il nocciolo ho
guardato nella corteccia legnosa.
Forse si scorgeva un’icona.

– Da dove hai preso questa noce?
– L’ho trovata
oggi
alla mamma
vicino alla croce.

Non c’è un albero
di noce
in tutto
il cimitero.

*

 

Adamo ed Eva - Tamara de Lempicka
Adamo ed Eva (part.), Tamara de Lempicka*

 

 

Sono come Sonia!

Lui stava salendo la scala
io stavo seguendo la sua ombra.
Non mi ama perché non soffondo
bellezza. Sono insulsa e nerastra.

Mi saluta dopo aver fatto l’amore.
Sto tirando i miei vestiti con pigri movimenti.
Niente su di noi, qualcosa degli altri.

Si ritira, parla con l’altra
al telefono. Non mi muovo. Prolungo il momento
tra l’ispirazione e l’espirazione. Dietro di me
lui risponde: „tantissimo”. Intuisco
la domanda della donna: „mi ami?”
„tantissimo”

„mi ami?!”

(Dal volume Da lontano lui mi vide bella)

*

 

Caro suicidio, non ti amo!

Caro suicidio, non tormenti i miei sogni. Ma, posso dire di avere una buona rimembranza di te. Ricordo come ho cercato di incontrarti nel mio primo anno di college. Sono stata bocciata all’ esame nella mia prima sessione, ho litigato con i miei e tornavo da un rendez-vous. Avevo scoperto che il ragazzo di cui ero innamorata amava follemente un’altra… E sappi, caro suicidio, ho provato, ma non sono riuscita ad essere tua amica!

Caro suicidio, non ti amo! E ti ho sconfitto
con una lunga gonna rossa
presa in prestito da una amica. Come potevo gettarmi
nel vuoto se non
indossavo i miei vestiti? La gonna era
fatta di materiale di alta qualità.
Senza alcuna piega, le sue pliche sembravano
onde di un mare in cui
è scesa la lava di un vulcano. Ricordo come ti ho detto.
Caro suicidio,
ti sto rinviando! Ho un incontro estremamente importante.
Devo restituire la gonna rossa
in cui ero vestita quando mi hanno preso
alcuni pensieri simili
con quelli di Esenin Hemingway Maiakovski Heym.
Anch’io avevo un „buco
nel soffitto”, ma come potrei averlo pensato fino in fondo,
come questi uomini,
se stavo indossando una gonna lunga lunga per terra?!
E, da sotto cupola della campana
di vetro uscirono le code di stoffa bruciata, la frangia di Sylvia.
Eppure, caro
suicidio, te lo giuro, ho una buona rimembranza di te.
Ho preso in prestito la gonna
rossa per essere elegante. Per essere bella. Pensando
all’amore. Lui non mi amava.
Mi sentivo brutta e sola. Ho camminato stonata
per le strade e sono entrata accidentalmente
nella scala di un grattacielo. Ho chiamato l’ascensore, una bara
scorrevole, rialzata in piedi. Ho
premuto il tasto 11. Raggiunsi un tetto dove
potevo guardare il panorama
della città. E, caro suicidio, sai cosa ho fatto?
Alzai l’orlo della gonna al cielo,
mi immaginavo che sono croco autunnale girando,
girando. Suicidio,
la tua bellezza inebriante come fiore brina. Fiore
dei morti. Ho visto
davanti agli occhi persone radunate accanto al mio corpo
inanimato. L’errata
identificazione. La mia amica. I genitori. I suoi fratelli e sorelle,
il fidanzato, tutti spaven
tati. All’improvviso ho capito, la sofferenza dei suoi cari
non potrei coprirlo con
la morbidezza delle macchie di sangue stampate sulla gonna
data in prestito. Caro suicidio,
non ti adoro, non ti ammiro, non ti amo! La tua forza
può essere indebolita da
una farfalla di stoffa rossa. Così vaporosa e lunga,
la gonna rossa
ha congiunto il cielo alla terra! Caro suicidio, io no,
non ti amo!

(Dal volume Frange)

*

savu 3
Violeta Savu

Il lamento di Eva

Promettimi
che guarirai la mia cicatrice
che ogni donna nasconde
non per pudore
ma per l’abisso della solitudine

 

*

 

 

Notturno

inginocchiavo nel corpo dell’uomo
come in un tempio pagano
e lui premeva il mio cuore
in una reminiscenza aliena

non ricordo altro che
le belle bugie,
un velluto che avvolgeva
il bacio triviale, il tremore
della tenda prima della scena

un’immagine allungata di un dio
spavaldo lui mi condanna la delicatezza

 

*

 

 

Separazione

con rammarico di ninfa scelta
sarò il tuo ultimo miraggio
una viola traballante
sulle acque di terraferma

 

***

 

savu 2

Notizie biobibliografiche

Violeta Savu (21 febbraio 1973, Bacău), laureata in matematica; è poeta e performer. Membro dell’Unione degli Scrittori dalla Romania; editore della rivista “Ateneu”. Ha pubblicato quattro volumi di poesie: “Rifugi in lirica” (Pallas, 2004), „Atocmiri” (Studion, 2006), “Da lontano lui mi vide bella” (Tracus Arte, 2011) e „Frange” (Tracus Arte, 2016). Nel 2016, al Festival Internazionale di Dramma “Valentin Silvestru”, nella sezione Drammaturgia, vince il Terzo Premio, con lo spettacolo “Clara e Robert. Carta sullo spartito “.  Ha pubblicato poesie e articoli letterari in numerose riviste del paese (“Vitraliu”, “Vatra”, “Famiglia”, “Ex Ponto”, “Poem caffe”, “Poesis international”). Per la rivista Poem caffe ha collaborato anche con delle rassegne cinematografiche. In Poesis International è stato pubblicato un aggruppamento delle sue poesie in inglese, tradotto da Elena Ciobanu. Ha in preparazione un volume drammaturgico che conterrà quattro pezzi di teatro con il titolo “Five Tattoos”.

 *

La traduzione delle poesie qui proposte è opera di Daniela Mărculeţ.

*Fonte immagine T. de Lempicka: web

Photo credits: Mia Nazarie, via Daniela Mărculeţ. 

 

Articolo a cura di Alba Gnazi

Lost in: Violeta Savu – Poesie

Appello per la libreria “L’Orto dei Libri” a Roma e per una battaglia culturale nonviolenta

Orto dei libri librerie migliori di Roma

 

via 198 // Appello per la libreria “L’Orto dei Libri” a Roma e per una battaglia culturale nonviolenta

 

Care amiche e amici di Roma e di tutta Italia,
vi rivolgo un sentito appello in sostegno della libreria L’Orto dei Libri, una meravigliosa perla rara curata da Giorgio Galli, libraio e scrittore.

In questi giorni in cui accade che i libri possano essere considerati spazzatura su manifesti apposti in pubblica via. In cui le aggressioni alla cultura sono ormai quotidiane e, quel che è più grave, legittimate dall’alto, dalle stesse voci che costruiscono insicurezza a tavolino. In cui alla conoscenza e al dialogo si stanno in larga parte sostituendo ignoranza indotta e sentimenti di odio. In cui assistiamo al logoramento della scuola così come dell’educazione al libero pensiero.

In questo clima che si annerisce sempre di più, in cui il populismo getta le basi per un “regime di fatalismo” e di credenza, offrendo a bella posta panem et circenses in cambio di tornaconto, clic sui social e, soprattutto, deleghe incondizionate, sul filo delle quali si gioca la partita capillare del potere effettivo.

Ebbene, da anni non si rendeva così necessario ribadire con estrema chiarezza il ruolo della cultura nella nostra società. E i libri ne restano un respiro imprescindibile.

Le parole di carta, in un’epoca che vede anche processi di svalutazione della parola e della scrittura, di decostruzione del linguaggio, di censure indirette, restano uno degli elementi più fragili e potenti da salvaguardare attivamente, riversare, trasmettere.

I libri mi sembra restino una delle basi migliori su cui appoggiare un presente lesionato e ricominciare a edificare il progresso. A partire dai fondamenti culturali della nostra società aperta.

La “battaglia” nonviolenta per la nostra cultura va combattuta con coraggio e determinazione. Opponendo all’assolutismo il dialogo. Ma senza compromessi su ciò che è giusto e sbagliato, in direzione ostinata e contraria rispetto a chi fomenti un clima di relativismo fatalista.

E se da qualche parte bisogna iniziare, se da qualche parte questa “battaglia” sul presente e il futuro va combattuta, allora è a fianco di chi resiste attivamente e strenuamente, a dispetto di ogni difficoltà, giorno dopo giorno, in un Paese in cui il valore dei libri e della conoscenza viene svalutato programmaticamente, come ad esempio insegnanti, librai, operatori culturali.

Per chi supera a fatica ogni ostacolo nel mantenere vivo un giardino per la cultura, come una libreria, concepito e soprattutto agito come uno spazio di apertura, come un luogo. Che direi preziosissimo, quanto mai necessario.

Per chi sorride tutti i giorni, adoperandosi con il sudore della fronte per il proprio progetto culturale attivo, vero, concreto, come una piccolissima ma meravigliosa libreria, una delle più belle e appassionate librerie che, personalmente, conosca.

Per questo rinnovo tutto il mio appoggio e L’Orto dei Libri, che vi invito a visitare e sostenere, a Roma, in quanto perla rara.

La selezione è curata con rara amorevolezza e pertinenza. Lo scaffale di poesia, tra gli altri, indimenticabile.

E se non siete a Roma neanche di passaggio, spero possiate seguirla sul web, condividerne il progetto, diffonderne il messaggio.

Per resistere a fianco di chi crede in un sogno culturale nonostante tutto. Per coltivare un angolo, comune, del giardino.

G. Asmundo

 

***

 

Dal sito della libreria:

«L’Orto dei Libri è una piccola libreria ma è anche un luogo di incontro e uno spazio eventi. Uno spazio piccolo, adatto all’intimità, alla calma, all’ascolto. È un posto dove non si deve avere fretta. Potete assistere a serate musicali e presentazioni di libri, prendere parte a incontri su argomenti di vostro interesse, seguire laboratori per voi, per i vostri piccoli e perfino sui vostri animali! A proposito di questi ultimi, il Miao&Bau Bar all’esterno è pensato apposta per far bere i vostri amici, quindi… servitevene e lasciate che loro si servano!

È, soprattutto, un posto in cui potete divertirvi e stare bene. Entrate e sentite profumi di carta, legno, incenso e giardino. Girate fra gli scaffali e fate un giro ideale del mondo in 19 metri quadri grazie a una scelta di libri internazionale. È un negozio di quartiere caldo e accogliente, una libreria con lo spirito delle drogherie di una volta. Potete vivere qualche minuto in un interno che sembra un esterno e che ricorda il concetto antico di Hortus come luogo di ricreazione del corpo e dello spirito».

L’Orto dei Libri

Via Diego Simonetti 70, Roma

+39 347 006 0096

email: ortolibri@gmail.com

Facebook: https://www.facebook.com/lortodeilibri

Instagram: https://www.instagram.com/ortolibri/

Sito web: https://www.lortodeilibri.it

 

Citazione

Eu-nuca di Patrizia Sardisco: selezione di poesie e post-it all’Autrice

eunuca.jpg

 

di nuca esausta
guardiana della culla
il suo crepuscolo

l’attrazione del neutro
un nucleo potenziale
servile a un suo orbitale malinconico

#0
pingue di sangue
esausto
a ostentare
obnubilata da obsolete tiare
la supponenza della tua postura
la nuca nuda
e sciatta

fai paura

*

#3

parole sante asettiche
_ma una parola buona
non si nega a nessuno

un monito infecondo
un obolo, un elogio
un fiore giù da un molo
fuori dall’area cieca

_mentre si volta accorta
a non bagnarsi i piedi
non sporcarsi le mani

*

#6

di nuca
prona ai muri
puoi lavarti le mani. Intanto

reti a strascico
rigettano ai pesci
anche il tuo stesso lunghissimo viaggio

*

#10

e il riallineamento
dall’entropia all’ordine
avviene per spontaneo spiaggiamento
poi la raccolta indifferenziata
dentro strutture plastiche
oscuranti
dotate di cerniera
di una forzata chiusura lampo
della storia

*

#11

 

scotoma, modalità on
sui quadranti sud orientali
_campo visivo stretto
a ciò che serve al calcolo

estetica economica
calcare i neri ai margini
rinforzare le linee
di confine
esaltare le campiture interne

*

#22

risoluzione nitida
ridotta al lumicino
mima una tarda notte
il polso della Vecchia
ombre
cinesi
islamiche, africane

sui muri implementati
le linee di frattura
vengono segnalate
a un ricompattatore
a colla fobica
per la manutenzione

*

#24

occorrerà convincere di essere
della giustezza della propria parte
della buona regia
_che qui è lontano dal corpo dell’inferno
che non avrà le braccia mai l’inferno
o gambe o mani
o dita lunghe e l’ombra
di nessun’onta, né accusa né rivendicazione_
occorre stari calmi e usare
calme e diplomatiche parole
lasciar sbollire il mare
prendere tempo
tenere stretto il largo
resistere e diffondere la voce
che quello nella culla
è il cuore giusto del tempo antropizzato
il resto è contingenza necessaria
l’acido sanatorio della storia

*

Testi tratti da eu-nuca, edizioni Cofine – collana ”Aperilibri”-, anno 2018;
prefazione di Anna Maria Curci.

patrizia
Patrizia Sardisco, immagine: web

Post-it all’Autrice (di Alba Gnazi)

mentre ancora, a cadenza quasi quotidiana, veniamo sommersi dall’ultimo annegamento, dall’ennesimo estremo ritrovamento; mentre ancora, di qua da un porto – linea maginot che azzera il tempo di chi aspetta – e spesso anche la vita -, e ancora, dall’incertezza di sapere chi/dove e cosa/quando, ecco che arriva il tuo eunuca, patrizia; eu-nuca, col prefisso in de-privante presentazione a dir la testa nuda di europa via dal corpo, mentre intera, eunuca, compare sterile in un ondivago oltretempo.

eunuca europa, raggrinzita tra tiare corpi pance piene e rottami, metafora potente del tempo prossimo, di quello scorso e luce spuria a tracciare i percorsi di un incertissimo quasi mozzo futuro (”e il cielo inscena un foglio quasi bianco/un profondissimo disegno cieco’‘, testo #4); trasmessa, eunuca, dal tuo dettato linguistico tutt’altro che piano, che anzi induce alla rilettura, alla meditazione: ché quando si ostende innanzi agli occhi uno spettacolo simile occorre con fermezza guardare, con pazienza guardare, con coraggio: e senza voltare gli occhi: così dinnanzi alla tua Poesia spietata, priva di riflessi e perdoni, di pacata furia latrice.

di là dal mare arriva la tua voce, un’emersione meditata e sofferta dal fondo cuore caldo di quest’europa, a dir di chi e per chi resta indietro, sperso nei flutti della generale indifferenza, quella che interrogata non sa spiegare: di chi sguazza nella politica, tirando su muri chiudendo porti ormeggiando corpi e vite tra secche e flutti, tra visti e rifiuti (‘‘non sono figli tuoi i fuori luogo/dove sono rotte le acque// (…) guardali, Vecchia, gettati al mondo/gettarsi all’altro mondo/saranno in chiaro adesso qualche ora/more di salmi oleografie e news”, testo #5; ”coscienza col colletto inamidato/ripiega carte nautiche e aspetta/l’autoazzeramento del problema”, testo #9)); di chi esulta del ripiegamento, come non fosse un’ammissione di incapacità, di arretramento e cecità (”scotoma, modalità on”, testo #11), ed esulta: come non fossero, di quest’europa sterile e glabra, cifra prima e ultima lo spostamento, la migrazione, il viaggio; come non ci fosse, nell’europa multietnica che raccoglie più lingue più storie più culture, un insieme sterminato di possibilità declinabili in vita comune, scambi, crescita: e non chiusura, non burocratizzazione feroce, non tolleranza dell’antiumano, non morte per ritardo di un lasciapassare, nell’inammissibile eppure palese negazione del diritto altrui a Essere e scegliere (”le porte/lasciate aperte/te le chiude di colpo//il primo vento dei nord/il primo vento dei no”, testo #19).

poesia non lirica, la tua, non nell’accezione di quanto attiene al personale, intimo e soggettivo, eppure lirica sui generis, ché a mio avviso questa silloge attesta, poesia per poesia, la profonda costernazione che ne anima il versificare e che viene traslata nel sentire collettivo di chi teme il cupio dissolvi implicito in certe scelte, in certe traiettorie sconsiderate; quello di chi guarda quest’europa/eunuca arida e infertile, nata vecchia (‘‘Nulla si crea, un Nulla che distrugge”, testo #8), che dell’irrimediabile, imbruttita vecchiaia ha la fatiscenza e la sordità, l’autoindulgenza più prossima a un incontinente e incontenibile egoismo (”t’ostini in distrazioni/hai frequenti momenti di amnesia//in sogno hai creduto che bastasse/mettere in fila piccole monete”, testo #8) , quello che scantona dall’altro anche a proprio detrimento.

è, questo, un canzoniere fitto di allitterazioni, rime interne, richiami anaforici, locuzioni non comuni e specialistiche, scarsa interpunzione: tratti tipici del tuo personalissimo stile, che ha fatto della sottrazione la propria cifra, e che nonostante la, e quindi, grazie alla complessità del lessico e del dettato poetico mai banale, arriva senza fraintendimenti al nucleo pulsante della questione: voce di Poeta che si leva per denunciare l’assuefazione al male, la sovraesposizione alle brutture, l’ordinarietà dell’inumano e indica nell’accoglienza, nell’aggregazione, nel dialogo vie non provvisorie per riacquistare (a europa, a chi la abita, a chi la amministra, a chi la percorre) dignità e umanità.

*

Articolo a cura di Alba Gnazi

Eu-nuca di Patrizia Sardisco: selezione di poesie e post-it all’Autrice

KOMMOS. Processione per isterectomia di Iuliana Lungu nella traduzione di Daniela Mărculeţ

lungu coprtina

 

de profundis

vediamo,
a cosa ti serve l’utero,

Donna?

(no, non è un esame
sul mio corpo,

l’anatomia della donna  È
metafisica)

cos’è la donna
senza organi genitali

cos’è?
Donna

senza utero non È?
luogo di mandato  trans-

generazionale
non è più

cos’è la donna
senza organi genitali,

posto per l’Uomo
no lo È?

ricevi vita in
prestito,
a cosa ti serve?

dimmi, donna!
a cosa ti serve l’utero?

dimmi, donna!
a cosa ti serve il sangue?

dimmi, donna!
non si tratta solo di procreazione?

NON È,

Il mandato è più una decifrazione.

*

nonimmacolato silenzio

 

dolcemente mi ha preso per mano,
con un tenero bacio
mi ha sussurrato:

vai piano,
qui si indossa il bianco.

nessun mortale può mantenere un segreto,

mi ha citato su Freud,
il senso del silenzio degli oggetti,
mentre svestiva un ecografo:

ti racconterò una storia,
qui si indossa il bianco.
se la sua bocca è sigillata, le dita parleranno.

 

mi ha detto di guardare
lo schermo
la risposta da parte tua:

non aver paura
qui scrive bianco su bianco:

il tradimento respira attraverso ogni poro.

*

nitrogenia  

 

nel blocco
operatore
la pittura del corpo
è in esecuzione

con betadine
al freddo.
Il medico
mi dice:

RilassaTi!
ripeti la formula
chimica,
per conforto

ripeta
dopo di me
donna,
(C6H9NO)n·xI:

ci sei
hacca
nove

a r i a   b r u c i a t a

 

(abbastanza inerte,
Lavoisier
lo ha chiamato
azoto,

senza vita.
i suoi composti erano
conosciuti
nel Medioevo.

 

Gli alchimisti
l’hanno chiamato
aqua fortis.
miscelavano

miscelavano
tutto
per
aqua regia.

per
aqua regia,
la dissoluzione
dell’oro)

Il Medico:

lascia la storia,
donna,
continua con
la formula chimica,

ripeta
solo
dopo
di me!

Donna:

ossigeno)ooo
xl
sette
volte

Il Medico:

schiena piegata,
mento in petto,
le braccia
insieme.

Il Coro:

come per la preghiera
come per la preghiera

metterli
tra le cosce,
morbido
come un panno.

L’Eco:

morbido come un panno
come un panno
un panno
panno

donna,diversamente

 

l’ago
non arriva
dove
occorre.

non sta tesa
il dipinto sulla schiena
viene indossato
con colori caldi

L’Eco:

con colori caldi
colori caldi
caldi.

Corifea:

avete dei figli?
È la migliore
cosa!

L’Uomo:

lo standard di vita
è dato da
tonnellate di

Il Coro:

acciaio sull’uomo
acciaio sull’uomo

La Folla:

quando ci rimprovererà
questa terra
torneremo
qui

Il Coro:

da un ospedale all’altro
da un ospedale all’altro
te lo dico
mia dolce
bambina,

ogni abbraccio
potrebbe essere l’ultimo

Il Coro:
senza betadine
senza betadine.

*

anesthesia
 

io vi addormento io vi sveglio
non definite voi cosa sia la morte.

noi non

stabiliamo la logica
la convenzione con

la vita
scorre.
io non
posso fermare
la dispersione
del sangue.

il momento in cui
so che non
è possibile
che l’uomo
torni indietro
intero.

io non.

il tunnel arancione
qualsiasi incontro con te.

Shakespeare,
nella sua genialità,
si domandava:

sono morte le persone
quando i loro capelli e le unghie
stanno crescendo
nelle loro tombe?

Einstein avrebbe detto:
Quando arriva
la stazione Clapham Junction
a questo treno?
i capelli e le unghie rimangono
invariati,
la pelle si ritrae
attorno a loro,
sarebbe l’ultima verità

riguardo
noi non.

ma i miei capelli
continuano a crescere.
la distanza tra

noi non.

possiamo tenere la coscienza
quando la nuvola  sta ghiacciando
il battito d’ali.

nu(b)i  mossi di
proteine,
questa energia.

iberniamo temporaneamente
alla caccia d’ali.

 

 

Testi tratti da ”KOMMOS. Processione per isterectomia” (originale: ”KOMMOS. Procesiune pentru histerectomie”), edito da FRACTALIA, di Iuliana Lungu 

 

lungu

Iuliana Lungu è psicoterapeuta dell’orientamento psicoanalitico. Ha pubblicato e tradotto saggi e articoli sulla psicoanalisi. Nel 2016 ha pubblicato per la prima volta poesie sul sito Qpoem, sulla rivista Familia, la rivista Vatra e Bottega Culturale (Prăvălia Culturală). Quest’anno, guidata dalla poetessa Medea Iancu in una residenza letteraria organizzata dalla casa editrice Cartea Românească, ha preparato il suo primo volume di poesie KOMMOS. Processione per isterectomia.

“Iuliana Lungu scrive sull’identità, sulla femminilità e l’accettazione / ridistribuzione del genere; le sue poesie sono un rituale di purificazione e libertà da pregiudizi, modelli, un rituale speciale che riguarda il sé e la verità. Le sue poesie parlano degli schemi che ci impongono la società, della vergogna, della colpa, della censura, ma soprattutto della colpa e della vergogna di essere una donna. ” Medeea Iancu

*

La traduzione proposta in questa sede è di Daniela Mărculeţ, che ha già curato per Un Posto di vacanza una trasposizione poetica dalla lingua romena, come è possibile leggere qui.  

Immagini inviate dalla Traduttrice.

Articolo a cura di Alba Gnazi

KOMMOS. Processione per isterectomia di Iuliana Lungu nella traduzione di Daniela Mărculeţ

Mariano Ciarletta, poesie da Il vento torna sempre

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Il cuore dei numeri

 

Mangiamo in silenzio,
ogni giorno, alla stessa ora
lo stesso rito.
Guardo il tuo masticare
di sottecchi, come un ladro.
Tangibile si presenta la diversità,
tra il tuo pasto e il mio,
come sono io e come sei tu.
Tu hai i numeri
io le domande.
Ma se anche i numeri avessero un cuore?
Forse anche le addizioni sanno fare l’amore.
Covare emozioni tra prosa e calcoli.
Siamo rette parallele
l’abbraccio di numeri e lettere.

*
Inesistenti domande

Ritorni a casa?
Siedi a quel tavolo
al nostro posto, sotto il vecchio pino?

Se ancora prendi due zollette di zucchero
tenendole tra indice e medio
se porgi l’orecchio all’incline collo
vergine pelle stuzzicata da curiose labbra.

Mi interrogo su quel pupazzo
sbiadito nel colore, come noi.
Senza risposte

vale lo sfiorire della rosa
che per te avevo trapiantato in un vaso turchino.
L’ultimo petalo, la bora gelosa sussurra:
è già inverno.

*

Segreto

Mi trovo nell’odore degli errori
commessi tra gemme d’arancio
quando annusavo profumi
sulla tua carne bianca. Il dono.

Geloso che anche l’aria potesse sentirlo
celavo segreti,
il patto sigillato nel vento
parole rimosse, senza ritorno.

Ma il vento torna sempre.

Testi tratti da
Il vento torna sempre, Poesie e aforismi
Prefazione di Rita Pacilio

La Vita Felice 2018

 

”Il vento è l’elemento dominante del tragitto: ora incarnato nella vibrazione del pianto segreto, ora nel riflesso del chiarore evocativo, audace e avvolgente. (…) Si innesca (…) il dominio delle forze cosmiche a siglare il passaggio dell’essere umano tra cedimenti e trasalimenti di sensi. Il soffio del vento, così come il mare, la tempesta, l’albero, va considerato come metafora compositiva che nasconde possibilità e limiti umani (…)”

(Dalla prefazione di Rita Pacilio)

 

Nota di lettura di A. Gnazi
A ragione Rita Pacilio, prefatrice dell’agile e scorrevole raccolta di cui ci stiamo occupando, individua nel Vento l’elemento trainante del dettato poetico di quest’opera, la cui presenza permane nel corso dell’intera composizione, non da ultima nella sezione degli Aforismi.

Le poesie, caratterizzate da una certa brevità, sembrano costituire un unicuum dal respiro frazionato in piccoli intervalli, quasi l’autore orientasse di volta in volta più fondo lo sguardo, più ampio, tale da proseguire con maggiore consapevolezza.

Vasta la scelta lessicale, articolata in descrizioni vivide e particolareggiate, che accentuano – pari al vento che più impetuoso talora, talaltra più mite – e seguono la versificazione, connotata da passaggi delicatissimi, intensi su cui in più momenti è necessario soffermarsi per meglio comprenderne la portata, data la semplicità del linguaggio – che qui, più che altrove, non è sinonimo di facilità, ma di chiarezza e di immediato riconoscimento del lettore nella filigrana poetica di quest’autore.

***

mariano-ciarletta
Mariano Ciarletta – Fonte immagine: pugliainpoesia.wordpress.com

Nota biobibliografica sull’Autore:

Mariano Ciarletta è dottore in gestione e conservazione del patrimonio archivistico e librario, titolo conseguito all’Università degli studi di Salerno. E’ autore di tre romanzi horror: Rami nel buio, L’esorcismo
di Amanzio Evenshire, Ai bordi dell’abisso, storia di un esorcismo e The necklace. Oltre alle pubblicazioni in campo narrativo, è autore di quattro raccolte poetiche, rispettivamente: La foresta delle rose scarlatte, Tra miti e silenzi, Iridi e Come radice.
Diverse sue poesie sono state pubblicate sulla rivista nazionale «Fiorisce un cenacolo» e sulla rivista siciliana «Postillare.»

 

Articolo a cura di Alba Gnazi

 

Mariano Ciarletta, poesie da Il vento torna sempre

Gabriele Galloni, selezione di poesie da Creatura Breve

galloni-copia

 

Outtake

 I morti naufragano negli specchi.
Ma quanta ne raccolgono, di luna,
prima di visitarti come vecchi
amici. Luna a porgerti la scusa
del cielo.

 

*

 

Fabula

 

Colleziona le foto dei suoi amici.
Le nasconde tra i giochi o nei quaderni
scarabocchiati della primavera.
Oltre seicento polaroid e tutto
il suo mistero è nel modo in cui dorme.

 

*

 

Fabula

 

Questa luna è una corsa di bambini
attorno a un pozzo quando il pozzo è pieno
fino all’orlo. E nessuno per chilometri.

 

*

 

Pro Verbis #4

 

E saremo l’Immagine dell’uomo.
Non la creatura breve, ma la traccia.

 

*

 

Pro Verbis #5

 

È questo:
che il mondo
diventa le cose.

Le tante
perdute.

 

*

 

Fabula

 

Ogni notte, in attesa che la carne
ritorni a vivere, portiamo i nostri
bambini al mare. Li guardiamo farsi
buio nel buio; ritornare all’alba.

 

*

 

Due poesie dalla sezione Ritratti di comunità in sei giorni

 

III

Padre Claudio disseppellisce i corpi
dei suoi fedeli prediletti e solo
per loro recita l’Apocalisse
di san Giovanni. Le pupille fisse
dei morti lo ringraziano. Il suo ruolo
è questo. Padre Claudio è poco più
che adolescente – poca è l’esperienza.

 

*

 

IV

Alberto, don Alberto: un gesuita
di ferro. I muscoli tirati a lucido
con l’olio. In posa davanti ai bambini
del centro di recupero; è domenica.
Lo spettacolo dura fino a quando
Alberto, don Alberto, stramazza
al suolo. Poi risorge come sempre.

 

*

Fabula

 

Solo la terra deve farsi terra –
così spogliamo il corpo di ogni cosa.
Cuciamo i tagli, ripuliamo il viso
dal seme. Raccogliamo i pezzi sparsi
per il salone; li bruciamo insieme
tutti per il falò di fine maggio.

 

*

 

Pro Verbis #6

 

Le conosco a memoria, queste stanze.
So bene come perderti ascoltando
l’acqua del corridoio in ombra: stanza
del mare.

 

*

 

Pro Verbis #7

 

In estate si fa l’amore nelle
case vuote, le case di vacanza.
Quando in giardino rimangono accese
le lampade tutta la notte,
cose date o cose rese.

 

 

Testi tratti da Creatura breve, Edizioni Ensemble 2018

 

Un Posto di vacanza ha ospitato altri contributi di Gabriele Galloni: è possibile leggere qui una serie di inediti; qui alcune poesie tratte da In che luce cadranno, la seconda raccolta poetica di Galloni, con una nota di Alba Gnazi e qui una lettura della summenzionata raccolta a cura di Michele Paoletti.

 

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Gabriele Galloni

 

(N.B.: Immagini tratte dal web)

 

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

Gabriele Galloni, selezione di poesie da Creatura Breve

Anna Bertini, selezione di poesie da ”Fuori il silenzio ad ombra”

download

 

Dolori e Clangori (sez. Lutti)

Dolori sporadici
tra costato e colonnato
chiodi arrugginiti
aliti di gente difficile,
partiture cromatiche
melodie sfilacciate.
La stagione causa infiltrazioni
emozioni che non riescono
senza deus ex machina
a sembrare tali.
C’è bisogno
di un carro di pompieri
di quattro carabinieri
e un burattinaio,
di quella ballerina
da Nuova Delhi
che sapeva leggere
i pensieri, poi con la forbice
li aggiustava pari.
Dolori e clangori
cinci–allegrieri, tortore
annidate tra i travetti
del tetto col loro chioccìo
portano a dubitare
di qualsiasi goccia che cade.
Non sarà pioggia, solo
un versamento pleurico
l’apoteosi della ritenzione –
ogni acquazzone
un’emorragia
che ti muore e via.

 

Leghorn (sez. Sguardi)

Barche e silenzio
canali immobili,
prigioni mormorano pentimenti.
Sampietrini dalla finestra
all’orlo della piazza
colpiscono la memoria
e non lasciano gloria
per le antiche fortezze.
Gramsci si dondola
nell’angiporto –
ragione o torto
fu lui maestro
di politiche
ora rese asfittiche
da cervelli fuggiti
lasciando i corpi.
In cielo gabbiani
contro le gru del porto
tra tagadà scoloriti
negli stabilimenti balneari.
Uomini e donne rugose
riscattano il fondoschiena
contro il fondo–scena
dei tramonti.
La cunta di vento
scandisce le ore,
meridiane assolate
le facciate dell’Ottocento.
Barriera Margherita,
oltre gli archi magioni di
ricchi mercanti, spariti
con l’arrivo dei mercatini
e degli yankee-boy.
Alcuni di noi sono andati via.
Ma parlando, quando apri le tue “a”
ciascuno sa che vieni da Leghorn.

 

La fiducia dei boschi (sez. Sguardi)

Ha fiducia il bosco
nelle radici:
sa dissetare per ricrescere,
lascia che si rinforzi
ciò che è stabile,
lascia che si spezzi
ciò che è caduco.
Sa profittare
della marcescenza
e del rigoglio
in parti uguali.
Con i profumi del suolo
nutre le altezze,
continua intanto a
scavare invisibile
le coltri del tempo.

 

Lisboa again (sez. Scherzi)

Sentirne paura e bisogno
trovare un pertugio tra ceselli
la strada dischiusa nel chiasmo
delle guglie, la finzione
sul mare che attrasse
Vasco da Gama.
Un verso rimasto chiuso
sulle labbra morte di Caiero
si libra nell’aria.
D’arenaria bionda,
la meraviglia trattiene
lo stupore nei pori:
ogni bellezza non somiglia
che se stessa, e l’animo
rapito in fronte a lei sta,
solo.

 

Le donne di Amedeo (Sez. Scherzi)

Penetrante il fico
ci abbraccia con l’odore,
quando di schiena va Jeanne
il colore nero–addio
spande nella sua capigliatura.
Beatrice canta del suo tempo
la parola, e Anna Achmatova
accentua il recitare di versi.
In un incontro tardivo
vivo è l’amato tra le amanti.
Tra fumi e aromi
catturati siamo
dalle trame maudit
nel tempo di Modì.

 

Onde e giostre (Sez. Variazioni)

Onde che si cavalcano
sulle giostre
e giorni mossi
di sicurezze a pezzi
che tieni care e strette
nelle calze bucate.
Camminiamo sugli scogli
infilando bottoni e coralli rossi
e tu che dici con fil di voce
non voglio sciarade di ricordi.
Girovagare, noi due braccate,
– tu dai ricordi, io da collane e ossi –
sul lungomare a cantare,
sedute alle giostre,
sui cavalloni
presi in prestito dal mare.

 

Vastità (Sez. Variazioni)

La vastità si fa brezza
e srotola il kilim della notte
è il momento di chiedere al creato chi sei –
il blu ti fascia la testa di stelle
Dal bivacco si alza alto un nome
capace di cavalcare le distanze
sfiora le dune ammutolite
offrendosi per i dubbi della preghiera
Sprigiona l’alba improvvisa
sulle camere spalancate dei deserti
la conta di passi perduti
si tramuta in traiettorie di ritorni
Clessidra imperitura che scorri tra le dita
nutriamo speranza di tornare diversi
da quando qui siamo venuti
diversi per intervento di tua eco
ampliati per similitudine

 

Selezione a cura dell’Autrice Anna Bertini

 

Testi tratti da “Fuori il silenzio ad ombra” , Edizioni Caosfera, Collana Alabaster diretta da Adriana Gloria Marigo, maggio 2018

 

***

Dalla Prefazione di Anna Maria Bonfiglio

Anna Bertini è artista a tutto tondo, non solo poetessa e
scrittrice, ma donna dalla personalità multipla, scaturita e
nutrita da esperienze extraterritoriali che l’hanno portata ad
assimilare culture di vari luoghi, fra cui la Germania dove ha
vissuto parecchi anni. La sua scrittura possiede un timbro
“europeo”, un’impronta che, per stile e per tematiche, va
ben oltre l’hortus conclusus della terra d’origine. Raffinata e
composta, alimentata da sguardi che penetrano l’animus
della realtà contraddittoria del tempo storico in cui si muove,
la poesia bertiniana tocca le molteplici corde dell’esistenza,
dalle inquietudini dell’anima ai turbamenti provocati dagli
sconvolgimenti sociali, dalle gioie degli affetti alla pietas
per gli esclusi e gli emarginati. La raccolta si compone di
quattro sezioni: Lutti, Sguardi, Scherzi, Variazioni, seguite da
Visitazioni – sezione dedicata ai contributi del poeta Michele
Paoletti e del musicista Vincenzo Fantacone –, una scala
tematica ampia che accoglie elementi letterari con rimandi
alla musica, alla storia personale e sociale, alla pensosità e
alla joie de vivre. Vale a dire a quel complesso di componenti
che sono della vita. (…)
Fuori il silenzio ad ombra è un incastro di testi poetici ad
andamento sinusoidale sul cui asse si alternano in armonia
le onde emozionali del pensiero.

***

Notizie biobibliografiche

Anna Bertini è vissuta “migrante” tra la Toscana e la Baviera; ha trascorso tre mesi in Africa per adottare sua figlia Nathalie; ha viaggiato molto per lavoro, occupandosi delle carriere di musicisti e dell’organizzazione di eventi musicali. La passione per la scrittura e quella per la musica risalgono a tenere età. Collabora con magazine e testate online, è presente con sue opere in svariate antologie. È autrice di racconti, liriche, ma anche di testi per musica e teatro musicale. Ha pubblicato nel 2015 “Profusioni”, raccolta di versi, e nel 2017 “Duende”, entrambi per FusibiliaLibri. Duende è una silloge di racconti dedicati alla memoria di Antonio Tabucchi. Fuori il silenzio ad ombra, uscito nel maggio del 2018 per i tipi di Caosfera, è la sua seconda silloge poetica.

 

*Fonte della foto di copertina: http://www.caosfera.it

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

Anna Bertini, selezione di poesie da ”Fuori il silenzio ad ombra”

Il Promontorio (26) Sponde mediterranee e canti di Cristina Polli

Testi di Cristina Polli, tratti da Tutto e ogni singola cosa (Roma, Edilet, 2017)

Fotografie di Giovanni Asmundo (coste mediterranee, 2011-2018)

*

Metafore di pietra

Genero metafore di pietra,
roccaforti a spigolo vivo, oltre
strati di parole che trapassano
come lame taglienti i miei pensieri –
residui di avidità – prigionieri
di una cupa estranea accidia.

Abito nella mia torre d’avorio,
fortezza eletta al mio sentire,
solitudine arroccata dove lascio
aditi dischiusi ad intuire
destini di umanità contrassegnati
da composti tormenti di passioni.

Rethymno, 2018

***

Il tempo della poesia

La poesia costruisce monumenti
con briciole di pane,
cammina su tele argentee di ragno.
In un tempo senza ore, né giorni
tesse trame di seta…
E annoda dolori
che l’hanno scalfita,
più spesso ferita,
o anche dilaniata.
____________

In un tempo sospeso sull’essere
la poesia accorda il suo suono.

Rethymno, 2018

***

Nausicaa

Se approdi naufrago alla mia riva
avrai di certo vesti
e unguenti
per toglierti il sale
disseterò l’arsura
dei giorni abbacinati
stretti alla catena
delle notti insonni
e ti toglierò dai lobi
il fragore delle onde in corsa
la corsa dei venti battenti sulla prora.
Rinnegherai il tuo vagabondare
e sarai il mio dolore d’abbandono.
Se approdi naufrago alla mia riva.

Castel di Tusa, 2016

***

Distacco

Cosa sto cercando,
così, ancorata al distacco?
Guardo, oltre la balaustra,
l’orizzonte che si compie da solo
nell’umida sera recando echi di schiume
lontane, veli di pensieri che si levano
ed annebbiano le parole che lente,
incuranti, rispondono:
“Va bene, fermiamoci qui.”
Ci sediamo, ma abito l’assenza

Procida, 2016

***

Risoluzione del dolore

Vorrei che mi avvolgessero suoni in erre-emme
cantati in un immemore fluire
che ci riconosce nei vuoti impercettibili
nel buio tra gli archetipi.

Venezia Mestre, 2011

***

Canti del disapparire

Non ho voce
se non ascolti
e taci.
———Bianche di spuma
———le onde si rifrangono
E io in evaporare dispersa
mi trattengo
———Canto del disapparire.

Non ho volto
se il sembiante dissolto
cancelli.
———Gonfi d’acqua e pianto
———corpi in emersione
E io spuma di mare le membra
lambisco
———Sudario di speranze.

Non c’è requie
se le grida tra i flutti
non senti.
———Da deserti roventi
———esili di arsure
Il nostro fatale errare in acque
trasmigrato
———Canti del disapparire.

Tunisi, 2015

***

Cose quotidiane

Traduciamo il giorno
con dita e respiro
e sovente nell’incontro atteso
dei nostri sguardi stanchi
mi chiedi una prova di immanenza
quel tutto indiviso
anelito di amanti
ricerca di mutuo approdo
delle nostre derive
e io vorrei che vedessi
la bellezza dell’ora
che ci congeda dalle cure
e prova per sé
quel che noi siamo.

Venezia Mestre, 2012

***

Piccola vita del pomeriggio

Stava sulla tovaglia rossa
un mucchio di panni
bagnati-spiegazzati-colorati
che ora si asciugano al sole
appesi a uno stendino provvisorio
e svolazzano apparendo oltre i vetri della finestra
come bambini che tornano
con risate fragorose
e poi riprendono i giochi.

Trogir, 2013

***

Tutto e ogni singola cosa

A decantare questo succo di fibre d’anima
si depositerebbero sul fondo residui
di dolori e potrei raggiungere
l’ebbrezza
con nettare di sogni
e di visioni,
trovare anch’io il mio Lete
e perdermi nell’oblio,
ma poi vuoterei il bicchiere fino alla feccia,
ché non ti saprei Amore se non prendessi
tutto e ogni singola cosa di te.

Venezia, 2014

***

(articolo a cura di G. Asmundo)

 

Il Promontorio (26) Sponde mediterranee e canti di Cristina Polli

Davide Cortese: selezione di poesie da ”Darkana” più un inedito

DavideCortese
Davide Cortese; fonte immagine: web

Arrampicato a scheletri di città nere
seguo con lo sguardo allucinato
l’arcano incedere di un uomo nella notte.

Ora brucia l’istante in cui mi vede.

Mi vede.

Lo vedo.

Ha il mio volto.

 

***
Amaro il profumo di quest’ora.
La freccia nel petto della gioia
è la nera lancetta del tempo.

Nessuno conosce la mia tigre di luce.
Neppure io stesso, ma bramo di ruggire.

Sia ora la mia tigre di luce,
sgusci dal mio sterno
per fuggire il buio.
Sia la tigre di luce,
lasci il mio corpo
per saturare il cielo.
Sia ora
e insegni al buio a dimenticarmi.
Io solo avrò memoria della tenebra.
Io solo le darò la parola.

***
L’arcobaleno mi ha visto.
Prima che io mi dissolvessi.

***
Io lo so cosa dice un fiore.
Io lo so come sa tacere.
E so cosa dice la sera
alla Morte vestita di primavera.

Dice una bugia di luce nera.

***
Hai guardato nell’oblò dei miei occhi
e hai visto il mare di cui sono fatto.

***
Nell’oscurità di questo bosco
busso alla porta della tua casa di marzapane.
Mi piove buio sul viso.
Io busso. Busso alla tua porta di marzapane.
Alla notte segue una nuova notte.
Ed io busso. Busso con le nocche sul marzapane.
Vedo la luce che viene dalla tua finestra.
‘’Perché’’, ti chiedo, ‘’ non vieni ad aprire?’’
Sono dietro la tua porta, bagnato fradicio di buio.
Vorrei starmene lì con te, nella luce.
Con te per sempre nella casa di marzapane.
Ma sono solo nell’oscurità del bosco
e una luce stremata che affiora dalla tua casa
illumina appena la mia mano che bussa ancora.

***
Sono un uomo antico.
Appartengo a una razza
che ha bisogno d’amore
Ho paure che come burattini
dormono con gli occhi sgranati.
So indugiare nell’abbraccio.
So che il primo respiro è da angelo
e l’ultimo respiro da demone.
So che la terra
è il cielo dei morti.

***
Dopotutto ho ancora le mani.
Sempre quelle che strinsero un orsetto,
solo più vecchie e disincantate.
La destra corre ancora a scrivere
senza nemmeno che io glielo comandi
e quell’altra, la più misteriosa,
se ne sta immobile mentre la sorella scrive.
Attende mite, in un silenzio di mano.
Ma quando mi abbandono al sonno
muove le dita imitando la destra
e nel buio della notte, in assenza di me,
scrive storie che accaddero un tempo
e storie che non accadranno mai.
Scrive versi che non potrò mai leggere
sul sudario bianco delle mie notti.
Non c’è nulla che io sappia
della mia scrittura sinistra:
è la sola a dire la verità.

***
A volte la pettino
questa tristezza fiera.
Porto al guinzaglio
un silenzio feroce.
Sorry mama.
Ogni mio sogno ha la criniera.
‘’Hic sunt leones’’
mi tatuo sul cuore.
Il fuoco trema, io no.
Sorry mama.
Parlo la lingua del buio.
Lingua viva è l’oscutità.
Io sono il demone, temo.
Sono il fuoco, ma non tremo.
Sorry mama.
Sono potente quando sbaglio.
Io sono un bambino cattivo.
The devil.
Le diable.
Il vivo.

***
Tutti i testi qui presentati sono tratti da Darkana, Lieto Colle 2017

davide-cortese-darkana

*

Mi fermo sull’erba nuda
e mi incorono di cielo.
Ricco solo degli ori che baluginano
sulla corazza degli scarabei
e sul dorso dei frutti
in bilico sui rami.

Poesia inedita per Un Posto di vacanza

 

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Notizie biobibliografiche inviate dall’Autore

Davide Cortese è nato nell’ isola di Lipari nel 1974 e vive a Roma. Si è laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Messina con una tesi sulle “Figure meravigliose nelle credenze popolari eoliane”. Nel 1998 ha pubblicato la sua prima silloge poetica, titolata “ES” (Edizioni EDAS), alla quale sono seguite le sillogi: “Babylon Guest House” (Libroitaliano) “Storie del bimbo ciliegia”(Autoproduzione), “ANUDA” (Aletti. In seguito ripubblicato in versione e-book da Edizioni LaRecherche.it), “OSSARIO”(Arduino Sacco Editore), “MADREPERLA”(LietoColle), “Lettere da Eldorado”(Progetto Cultura) e “DARKANA” (LietoColle). I suoi versi sono inclusi in numerose antologie e riviste cartacee e on-line, tra cui “Poeti e Poesia”, “Poetarum Silva”, “Atelier” e “I fiori del male”. Le poesie di Davide Cortese nel 2004 sono state protagoniste del “Poetry Arcade” di Post Alley, a Seattle. Il poeta eoliano, che nel 2015 ha ricevuto in Campidoglio il Premio Internazionale “Don Luigi Di Liegro” per la Poesia, è anche autore di due raccolte di racconti: “Ikebana degli attimi”, “NUOVA OZ”, del romanzo “Tattoo Motel”, della monografia “I MORTICIEDDI – Morti e bambini in un’antica tradizione eoliana” e di un cortometraggio, “Mahara”, che è stato premiato dal Maestro Ettore Scola alla prima edizione di EOLIE IN VIDEO nel 2004 e all’EscaMontage Film Festival nel 2013. Ha inoltre curato l’antologia “YOUNG POETS * Antologia vivente di giovani poeti” (con postfazione “live” di Giorgio Linguaglossa) e “GIOIA – Antologia di poeti bambini”(Con fotografie di Dino Ignani. Edizioni Progetto cultura).

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

Davide Cortese: selezione di poesie da ”Darkana” più un inedito

Paul Celan, Lob der Ferne / Lode della distanza

Paul Celan
Paul Celan*

 

Nella fonte dei tuoi occhi
vivono le reti dei pescatori del mar matto.
Nella fonte dei tuoi occhi
il mare mantiene la sua promessa.

Qui getto,
cuore che è stato tra uomini,
i miei vestiti e lo splendore di un giuramento:

più nero nel nero, sono più nudo;
solo da apostata sono fedele;
sono te quando sono io.

Nella fonte dei tuoi occhi
vado a deriva e sogno rapimenti.

Una rete catturò una rete –
ci separiamo avvinti.

Nella fonte dei tuoi occhi
un impiccato strozza il cappio.

 

***

Lob der Ferne

Im Quell deiner Augen
leben die Garne der Fischer der Irrsee.
Im Quell deiner Augen
hält das Meer sein Versprechen.

Hier werf ich,
ein Herz, das gewilt unter Menschen,
die Kleider von mir und den Glanz eines Schwures:

schwärzer im Schwarz, bin ich nackter;
abtrünnig erst bin ich treu;
ich bin du, wenn ich bin.

Im Quell deiner Augen
treib ich und träume von Raub.

Ein Garn finge in Garn ein –
wir scheiden umschlungen.

Im Quell deiner Augen
erwürgt ein Gehenkter den Strang.

 

Traduzione di Dario Borso.

 

Il testo qui presentato è tratto da Paul Celan, La sabbia delle urne, a cura di Dario Borso; G.Einaudi Editore 2016

LA_SABBIA

*Immagine in alto: Romanian Cultural Institute London, website: jacket2.org

 

Articolo a cura di Alba Gnazi.

 

Paul Celan, Lob der Ferne / Lode della distanza