Alessandro Silva: L’adatto vocabolario di ogni specie

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L’ADATTO VOCABOLARIO DI OGNI SPECIE

Dal turno di notte si esce malconci
e molli di ossa strette da un’ombra.

Scomparse le donne per strada, quelle
con lo strano linguaggio del corpo che
balla sui tacchi e tra i denti si cerca
un sorriso per chi ha voglia di pelle
con forza.

Di uomini meno ma chi li compra
non merita lo sdegno stupito degli altri:
è un’esigenza diversa di latte
[annusata ricerca di confronto
fondo come negli alberi stanno
avvolti gli anelli].

Un gatto di strada mangia meno
di un gatto ammaestrato alla casa
ma lotta uguale per avere meno
pulci nel pelo.

Al semaforo rosso il mattino
ingiallisce in un luogo marcio
di arance e molli fauci di lattuga
nel sacchetto a terra squarciato.

Per poco si ha, nel saluto
la voce di roccia della fornace.

 

I DISOCCUPATI

Stiamocene un po’ in cucina assieme
l’aria è dolce di bianco cherosene;
[…]
prima dell’alba fa’ una grande sporta:

fuggiamo a una stazione, ad un binario
dove nessuno ci possa trovare.

Osip Mandel’štam, Gennaio 1931

 

L’ozio della sigaretta si misura
dal crollo di luce, per strada, e
quante se ne fumano coincide
con l’ora lasciata di notte
dagli occhi affamati al soffitto.
Si è senza memorie in quelle ore
in uno spazio perfetto ma inospitale
assieme le bestie ammalate

e gli alberi secchi, dove si contano
i lumi di cui si punteggia il mare.

Delicata alberatura di luce
la mattina, non gli si tiene dietro.
Gli ascensori iniziano a salire,
si dissipano di luce i lampioni e
l’asfalto suda il caldo del giorno.
Un rinsecchito silenzio gonfia
violento il collo e non si fa ingoiare.

Stiamocene un po’ in cucina, insieme.

 

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FORZA PRIMITIVA

Non ho mai tirato pugni all’aria.
Le mani vanno conservate, sono
le prime a perdere forza. Mio padre
lo diceva, proprio lui dal gran corpo
in vigore e le dita inquiete.

Le sere di festa a dicembre stavo
in soggiorno tra gli uomini colmi
di vizi e libertà dovute. Facevo
mio il loro respiro, per cose di vita
pregne in bocca parlate.

Anche cercavo con occhio segreto
le donne, adunate in cucina.
Erano tiepide e lente di viaggio
per prendere parte alla vita ma
a nessuno nessuna briciola
facevano mancare.

Tra loro mia madre. Se di giorno
sul presto vedrò il buio dei prati farsi
mattino lo devo anche alla mano
di sangue che ogni donna spinge
nei nati. Mia madre, dolcissima
nube gonfia in una camera buia

dove il mare, di schiuma, si spoglia.

 

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NOI SIAMO MORTI, NON SAPEVAMO NULLA I

«Dallo splendore resistente di questa antichissima città […]
si può e si deve ripartire per ritrovare il bandolo del futuro».

Vezio de Lucia, Il Manifesto, 15 maggio 2014

 

Dopo si vociferò di premonizioni tra i morti,
di documenti ignoti e intercettazioni scomparse.
La procura attestò, fra gli operai, che ci fosse
eccesso di mortalità per carcinoma:
del 107 percento all’impianto gastrico
del 71 percento ai sacchi pleurici, del 69
percento alla vescica e del 50 percento
nel quadrante anatomico prostatico.
L’uomo informato nulla conosce e
si percepisce tutto confuso in un freddo
biancore dove scivola e cade.
Ogni persona dal buon costume sociale
scandagliò l’aria con le mani in gesti
di sconcerto. Tutti pretendevano
[proprio tutti – quando si fa tardi e
la colpa non è di nessuno] di avere
saputo che dai camini uscivano sogni
mortali fatti da 11 mila tonnellate di biossido
di azoto e 11 mila tonnellate di anidride
solforosa, più 7 tonnellate di acido cloridrico.
Ma nessuno a ricordarsi di un preciso giorno
[a quello servono i telegiornali, guardando
la televisione senza la rabbia dell’udito].

 

NOI SIAMO MORTI, NON SAPEVAMO NULLA II

 

Nel lago grigio del cielo l’aria è ruvida
si lecca, la si inghiotte e fa segni in gola.
L’operaio perse il cuore e il posto di lavoro
[125 mila tra sfaccendati e i cassintegrati].
Gli toccò di rubare quanto gli avevano sottratto.

In città tutti sono morsi da speranze diverse
quando ci si ritira dal balcone con cautela
per i fumi. Fumi che rubano il nero alla notte
e gettano inesauste cantilene. Pioviggina

polvere, l’operaio scivola nella confusione
e nemmeno gli è concesso di ricordare
dove si apriva la ferita. Cosa vuoi che si dica,
la malattia è solo una sera di solitudine smarrita
nella memoria. Lui vorrebbe morire lavorando.

 

da  L’adatto vocabolario di ogni specie, Pietre vive, 2016, illustrazioni di Giovanni Munari

 

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ALESSANDRO SILVA, nato a Parma nella primavera del 1976, ha lavorato come biologo cellulare ed è ora curatore e creatore di contenuti originali per blog e profili social di aziende. Il tempo libero di cui dispone lo dedica alla scrittura di poesie, racconti e articoli di divulgazione scientifica.
Suoi componimenti poetici sono stati selezionati più volte per comparire nella rubrica Poemata della rivista “Illustrati”, una rivista ce parla per immagini, e di poesie, musica e film, di Logos Edizioni.
Vincitore del concorso di Scrittura Sociale “Luce a Sud-Est 2015”, organizzato da Pietre Vive Editore, è uscita a maggio 2016 la raccolta “L’adatto vocabolario di ogni specie” un’opera di poesia civile densa e coraggiosa dedicata alla città di Taranto e al caso dell’ILVA.
A giugno dello stesso anno entra tra i finalisti del Concorso letterario ‘Stratificazioni’ bandito dal Festival ‘Bologna in Lettere’ in occasione della IV° edizione, e le poesie selezionate sono pubblicate nel volume “Il colpo di coda: Amelia Rosselli e la poetica del lutto” per i tipi di Marco Saya Edizioni.
Partecipa a un Corso di scrittura “senza sentimento”, ideato e condotto da Paolo Nori, finalizzato alla redazione di un repertorio dei matti della città di Reggio Emilia. A maggio 2017 è stato pubblicato, con la casa editrice Marcos y Marcos, un volume con i contributi dei partecipanti sempre a cura di Paolo Nori.
Scelto assieme ad altri diciannove autori, alcuni suoi componimenti compariranno in un’antologia dei poeti oggi attivi a Parma. L’antologia, che non aspira ad essere esaustiva e non ha pretese critiche, è un tentativo di fare conoscerei poeti che a Parma vivono e scrivono, oltre che uno strumento che i poetistessi hanno di presentarsiinsieme nella varietà e pluralità delle loro voci ed esperienze. L’uscita è prevista per fine anno.

 

 

(articolo a cura di Patrizia Sardisco)

(foto: Pietre vive editore)

Alessandro Silva: L’adatto vocabolario di ogni specie

Carlo Tosetti: poesie inedite

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*
Spinoza

Quando morì Spinoza,
e codesto cianciare
sussurrato a mente,
neppure si sottrae
all’intelletto vivo,
(nessuno lo smentì
e quindi resta fermo
il suo convincimento)
il medico d’Olanda
s’intascò un ducatone,
spiccioli e un coltello
dal manico d’argento.

Lui, si riferisce,
ammannì la fine
ai padroni di casa,
loro disponendo
che alcuno pastore
lo cogliesse sopito,
e forse gli fu l’oppio
migliore delle preci,
mancate alle morti
precedenti che l’uomo
incontrò numerose,
prima d’esser salma.

 

*
Nei giardini

A goder le passeggiate,
nei viali ombrati a rezzo,
del parco Buttes-Chaumont,
o a costa, nel Lucò, della fontana,
(oziose l’ore, strascinate),
s’arguisce del pennello,
il fu leggiadro di Rohmer,
che vi pinse gli acquerelli
della lieve nouvelle vague.

Nel lago sormontato
dal Tempio d’Alphand
– di prassi un pescatore
è umbratile nell’ansa
e l’anatre frantuma
l’olmo e la shopora –
si specchia la Sibilla
grazie a saggia dinamite,
all’uso di Haussmann.

Alla vasca dei Medici,
(Aci è nell’edicola
cui la firma appose Ottin),
ai platani rinfresca
l’ardente voluttà;
perpetuo pastore
scolpito nel nicchione
prima di, fonte,
l’infondersi a mare.

 

Lucò: licenza (I giardini del Lussemburgo – jardinduLuxembourg – sono familiarmente chiamati “Luco”)

 

*
Due cimiteri militari

I.
Si apre sconfinata,
dei gusci la distesa
di bivalvi scardinati:
il caos, le cappelunghe,
alcune le inquadra
in laconiche righe,
l’omaggio minerale
al cimitero americano.

L’altre che i gorghi
dell’onde l’incrocia,
infinite, frantumate,
creano giustapposte
orazioni del mare,
a mezzo miglio dalla costa
risucchiato per prodigio
e planetaria congiuntura.

II.
Dalle falesie cui piovve
addosso l’inferno probo,
(un poco la bruma dirada),
avvistarono più navi
nella flotta, della conta
di due intere divisioni.
Oggi sono scure croci,
li confina l’autostrada.

Smunti e giovani fanti,
le divise larghe, buffi,
nei giorni di routine,
latte si compravano
al villaggio fra i sorrisi;
burlavano le donne
di bottega quei pischelli,
gl’invasori di Colleville.

 

*
Al Glicine

Figuro tutti bambini,
nella bolla d’inerte
presente dove attorno
procombe ed insorge
nuovamente ogni cosa,
ma sempre indifferenti,
a sfiatare noi s’andava
su per la china, al Glicine fino,
ansando per succhiare
l’ambito ghiacciolo.
A lasciare che affacci l’idea
(di sotto romba la Bova)
che poco ne abbasti
e ci soffochi un rivo,
s’opponeva il tritone,
che viscido sguscia
dalla mano nell’acqua
e poi, fluttuando, si posa.

 

*
Autunno lecchese

La mia casa è umida;
poco è chiaro perché
l’acqua non leghi alle stagioni,
onora nessun rito
rugiade e galaverne,
nei borghi che siamo,
paeselli coricati, brevi,
luoghi, lungo il fiume,
minori manzoniani.

I batraci che cantano
alla pozza d’estate,
si credevano impasto
di forma e di fanghi
e d’altri sedimenti
dei frequentissimi avi,
morire per cui, soltanto
risponde all’affondare,
il quiescere nel freddo
si distingue dal risveglio.

Il salce gigantesco,
– all’occhio tuo digiuno,
agguaglia l’eucalipto –
oltre lo stagno è nudo
e troppo dista il fiume;
ripiegò assetato il seme
piuttosto ai fontanili.
Febbrifugo, le polveri
bevo io, ch’entrambi siamo
ai mali dell’umido inclini.

 

 

Carlo Tosetti (Milano, 1969), vive a Brivio (LC).
Ha pubblicato le raccolte: Le stelle intorno ad Halley (LibroItaliano, 2000), MusNorvegicus (Aletti, 2004), Wunderkammer (Pietre Vive, 2016).
Suoi scritti e recensioni sono presenti su:
Nazione Indiana, Poetarum Silva, Larosainpiu, Paroledichina, Words Social Forum, Versante Ripido, elvioceci.net, Il Convivio, Lankenauta, Interno Poesia, http://www.giovannicecchinato.it, Poesiaultracontemporanea; Atelier.
È stato ospite della trasmissione Percorsi PerVersi, in onda sulle frequenze di Radio Popolare, il 30/01/2017.
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(articolo a cura di Patrizia Sardisco)

 

Carlo Tosetti: poesie inedite