Adua Biagioli Spadi: Il tratto dell’estensione

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Dalla sezione “La linea fragile”

***

Sempre la fragilità si dirige sommessa alla deriva
nello slaccio d’abbandono del sentire,
è la lacrima a cogliere la perfetta stanza
della noncuranza,
incauto nascondiglio della goccia
il passaggio della scesa,
là dove l’arrestarsi precede il dardo, la caduta
l’affidarsi estremo, disorientato abbraccio.

***

Cosa ne faranno le lune
di questo cuore in disuso dimmi,
dei tuoi occhi di foresta che il tempo mi concesse
colpe divise a schiera quasi fossero
biglie per gioco, ferite inferte, veleno per piante.
Ho chiesto alla rosa il senso del fragile,
il precoce spezzarsi della ghianda:
il silenzio trova sempre un posto per inserirsi,
scava sempre il niente e il tutto per estensione.

 

Dalla sezione “Il segno possibile”

***

Mi lascio sfogliare da un flusso smisurato,
sono le betulle fuori operanti e timide
a contare le strette di mano e i fallimenti,
sirene inabissate tormentano l’infinito
sei tu il rigo informe dell’acqua dove affollano i versi
quei lontani orizzonti di fluidi e materie,
lo sconfinarsi umano della possibilità.

 

***

Contro chi ruggisci mare smembrato dalla notte insonne
che vai scovando insenature ricadendo nell’anima
di caverne vive, dove l’arco si inerpica perduto
e mille volte ritrovato?
Dove infrangi onda i tuoi sospiri riportati e i baci al vento
sulle vele, i fremiti di alghe e i sottili sguardi di gabbiani?
Dentro ai tuoi ritiri cerco l’abbraccio del molo atteso
il faro fioco che a fatica riapre il buio
un getto fresco di possibilità.

 

Dalla sezione “Perdersi, non più”

 

Perdersi non più,
ti cercherò altrove
oltre il tempo di un sovvertito spazio
di improbabili equilibri.
Il divenire è evoluzione,
meta umana della genesi.

***

I torrenti misurano i millenni, passi
fanno somma,
il tempo si accosta fedele alla puntualità delle cose,
prima del ricercarsi il cielo torna chiaro
ha fatto i conti con le intemperie
ha determinato le sottrazioni
per questo le follie tornano sempre in numero pari.

 

Capita di lasciarsi attraversare da pensieri rovesciati
annullarsi, sognare fughe,
capita di desiderare di essere leggeri
abitare trasparenze,
capita di sentirsi vivi lontani dalla folla
possibilità di abitare lontananze e mare
sfuggire il risalire svelto del cipresso.

 

 

Adua Biagioli Spadi, pittrice, Maestra d’arte e Operatrice Culturale opera a Pistoia; presente in numerose pubblicazioni antologiche di premi letterari nazionali e internazionali, tra cui Ambrosia, presentata ad EXPO’ 2015 – Milano, e “Novecento e non più. Verso il Realismo Terminale” presentata alla Fiera di Roma 2016 ed. La Vita Felice (MI), in Agende Poetiche (Ibiskos Olivieri – Otma Edizione) e Collane Letterarie – Schegge d’Oro – Montedit ed.; Agape (La Vita Felice). Socia di diverse accademie letterarie, a Giugno 2015 pubblica l’Opera Prima “L’Alba dei papaveri” – Poesie d’amore e identità- Edito ‘La Vita Felice’ (MI), 2° Premio Letterario Giovane Holden 2016 per la sezione poesia edita e finalista al premio letterario Alberoandronico 2016. Interessanti recensioni sul libro si trovano su riviste letterarie (“La Nuova Tribuna Letteraria”/ “Qui Libri”).
A Maggio 2017 pubblica “Farfalle” – Gaele Editore, un piccolo libro d’Arte a tiratura contenuta di pezzi unici contenenti unica poesia e disegni dell’autrice.
Da Luglio 2017 lo stralcio di una poesia tratta da “L’Alba dei papaveri” viene scolpito su stele in pietra serena e ubicato in località San Pellegrino di Sambuca Pistoiese per la valorizzazione della cultura e della montagna (Progetto culturale Parole di Pietra).

Cura il Sito Internet http://www.aduabiagioli.it.

 

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(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

(foto di proprietà dell’autrice)

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Adua Biagioli Spadi: Il tratto dell’estensione

Salvatore Sblando, una selezione di poesie edite e due inediti

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Salvatore Sblando

Le mie mani

Le mie mani che hanno toccato, ferito

sfiorato, ignominiosamente giocato

lusingato ed apprezzato

tediato e poi mediato

tra le cinque dita di un bacio

 

vorrebbero delle tue labbra ancora

il declamare dei poeti

che mille giorni ed una notte

hai amato

 

perché dicono che la vita senza amore

duri come un fulmine.

Prima la luce

e poi per terra

il rumore

 

(Giugno 2011)

 

*

 

La tua bocca

 

Più buona è la tua bocca

di ogni inarrivabile gesto

delle parole che strette

strette fingono la rissa

la ressa di consonanti mute

nate sottili e rosse

umide e screpolate

 

Più buona è la tua bocca

delle inaccessibili movenze

mancate alle lunghe

vocali che negano

il plauso, accettano la cura

il fato

vissuto

privato

 

e avanzano sveglie

tra le cedevoli sponde

di vene legate

finite di spalle

 

ai giorni

 

(Torino 21-22 novembre 2013)

 

*

 

 

I tuoi piedi

 

Certo è dura anticipare

con il pensiero

l’arrivo di una sera

cobalto

e sperare di raggiungere

a passo d’uomo

i tuoi piedi stanchi

per leggere nelle crepe

dei talloni

il desiderio nell’acqua

di un insieme di parole

strette senza virgola

senza fiato

con i vestiti

poggiati ai bordi

di un pavimento

che si fa specchio di lettere

mute vicine

sorde e loquaci

poi

lontane

un poco

dentro

allo smalto turchino

sbrecciato

dalle ore, dai giorni

da ogni sessantesimo di tempo

 

 

minuto secondo

finito iniziato

distante da te

 

e me

 

(21 gennaio 2014)

 

Da Ogni volta che pronuncio te, La Vita Felice 2014

 

 

 

*

 

Come gerani e gelsomini a ferragosto

 

Abbiamo deciso d’essere

sicuri

come il geranio e il gelsomino

che s’appoggiano

sul mio balcone

l’uno all’altro

come a sorreggersi

su strade separate

come a incrociarsi

distinte

nella divergente

precisione

di un addio

senza profumo

di giorno

mentre la sera

s’effonde ancora

fra le radici

colme d’acqua

piovana

(14 agosto 2017)

 

*

 

Senza spazi

 

Non aggiungerei spazi

a quanto finora mi è accaduto

Il desiderio nella sicurezza

del dubbio

la mano nel pensiero

che ti cerca

ad ogni buio addormentato

L’incerta consapevolezza

che non vi sarà

altra epifania lontana

che non sia tu

scrittura

unica

testimone

e figlia

del mio breve

passaggio

 

 

Dalla raccolta inedita Lo strano diario di un tramviere.

 

 

***download

 

Salvatore Sblando nasce nel 1970 a Torino dove risiede e lavora in qualità di dipendente della locale azienda di trasporti. Sue liriche sono pubblicate in antologie e blog letterari.
Membro del Comitato di lettura della Casa editrice La Vita Felice, partecipa attivamente a reading e manifestazioni poetiche. La sua opera prima Due granelli nella clessidra (LietoColle 2009) è giunta alla seconda edizione.
Attivo nel panorama letterario torinese, è fondatore e collaboratore di alcune associazioni culturali. Fra i curatori di diversi festival letterari come Oblom Poesia e Festivart della Follia, a gennaio 2015 inaugura Aperipo-Etica, rassegna di cultura, poesia e letteratura contemporanea.
All’interno del proprio LIT(tle) Blog (www.larosainpiu.wordpress.com) è solito ospitare le migliori voci del panorama poetico italiano.
A fine settembre 2014 pubblica il suo secondo libro di poesie, Ogni volta che pronuncio te (La Vita Felice).

Il 15 gennaio 2016, insieme ad Anna Maria Scala e Diana Battaggia, fonda l’Associazione culturale Periferia Letteraria. (www.periferialetteraria.org)

 

Foto in alto: Anna Maria Scala; immagine copertina: Web

Articolo a cura di Alba Gnazi

Salvatore Sblando, una selezione di poesie edite e due inediti

Verdemare – cronologia inversa di un andare

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UN POSTO DI VACANZA

presenta

VERDEMARE

 

Viene alle stampe in questi giorni, per i tipi de La Vita Felice,  la nuova raccolta della nostra Alba GnaziVerdemare – Cronologia inversa di un andare.

Verdemare – Cronologia inversa di un andare è diario, visione, riscrittura del presente tra metafora e confessione; è un carteggio elettivo con persone, tempi, natura; è una lente che indaga fondi e bordi, distopie e sensazioni; che mappa tempeste, resistenze, “nasciture meraviglie”.
Una scrittura fluida, quella di Alba Gnazi: attraversa spazio e tempo con moto circolare non privo di sospensioni grazie a suggestive metafore e singolari similitudini che denotano confidenza con il verso nel rigore nella sua stesura.

 

*

La storia non poteva essere che questa, sostieni:
densa di epiloghi, sfinita: lo credi davvero?
Presumo sia stato un errore
supporre che ogni inizio inizi, che ogni fine
finisca: ché la vita prosegue
ciò che la morte mantiene e la morte rinverdisce
ciò che la vita tralascia.
Un verticale, ineluttabile
colpo di tosse tra l’eternità
e il Verdemare.

 

VerdemareCronologia inversa di un andare  sarà presentato il 27.01.2018 dalle ore 17.00 alle ore 18.00 presso il Teatro Comunale di Fauglia (Pistoia) nell’ambito della rassegna Tè letterari a cura di Anna Bertini

Tutte le informazioni sull’evento sono disponibili al seguente link

 

È possibile ordinare Verdemare – cronologia inversa di un andare direttamente sul sito della Casa Editrice La Vita Felice, a questo link

 

(articolo a cura di Patrizia Sardisco)

(foto: fonte web)

Verdemare – cronologia inversa di un andare

Silvia Rosa, due poesie inedite

 

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Silvia Rosa

RELIQUIA

 

È così che ricordo il tuo corpo

‒ sole minuscolo ingoiato

da un cielo di lucciole e assenze ‒

come candido marmo, una perla

screziata di buio per ogni silenzio

che custodisci con le mani di neve

 

Pochi giorni, le creste spampanate

dei soffioni turchini che si agitano

in questa distanza al rallentatore,

di paura in paura, e tu sei una statua

bellissima, terribile, senza occhi

né voce, reliquia del mio desiderio

 

Voglio tenerti  ‒ un ossicino traslucido

una ciocca di capelli velluto

una goccia di sangue carminio

anche un dentino per la fata che sono

quando ti rubo il respiro ‒ contro il mio cuore

o nella teca dell’ombelico, voglio che

l’odore di muschio che ti sboccia umido

in un’ombra del collo mi si arrampichi

addosso, lungo la schiena

 

Quando tornerai ad abbracciarmi

avrò cresciuto un piccolo bosco

d’inverno, bianchissimo,

dentro le vertebre e in bocca.

*

10 AGOSTO

 

Se vedessi una stella cadere

nel cielo notturno d’agosto

una stella vissuta un milione

di secoli fa, il suo ricordo uno sciame

lumino che si sgretola un poco

come fa la memoria quando viaggia

correndo per campiture celesti,

non le chiederei nulla, nessun desiderio

da realizzare, ma pronuncerei sottovoce

il tuo nome ‒ un’orazione segreta ‒

perché da molto lontano

da un tempo infinitamente distante

è tornato a trovarmi:

in un’altra galassia, in un universo fratello

miliardi di tramonti passati,

c’era una piazza in cui si affacciavano

nuvole di un bianco cangiante

e noi al centro di quel candore sospeso

 

allora, tutte le parole erano messe a tacere,

solo le mani si accendevano ‒ comete irrequiete ‒

e ogni sguardo era limpido, ancora

non conosceva la fine.

 

Dalla raccolta inedita “Tempo di riserva”

 

Silvia Rosa nasce nel 1976 a Torino. Laureata in Scienze dell’Educazione, ha frequentato il Corso di Storytelling della Scuola Holden di Torino. Scrive poesie e racconti e partecipa a letture e a reading poetici. Organizza eventi letterari e mostre di arti visive e ha all’attivo diverse collaborazioni con artisti visivi e pubblicazioni in e-book fotopoetici. È socia fondatrice e presidente dell’Associazione Culturale ART 10100. Suoi lavori sono presenti in numerosi volumi antologici, riviste, siti e blog letterari.

(Cenni biobibliografici tratti dal sito della casa editrice La Vita Felice, cui rimandiamo per ulteriori notizie e pubblicazioni.)

 

 

Articolo a cura di Alba Gnazi

Silvia Rosa, due poesie inedite

Maria Attanasio: Blu della cancellazione

 

maria attanasio

 

*

(Tailleur in prova)

Che ne sapeva della figlia monatta
del tragitto obbligato montando i pezzi
facendo combaciare cuciture – testadura
ostinata tutta la vita concentrata
a stanare ogni minimo difetto:
l’orlo sfasato la spallina che cadeva male –
provando e riprovando davanti allo specchio
tra un vaevieni di porte aperte di musica di vento;
di lana, ben cucito quel tailleur
gliel’ho fatto indossare l’otto marzo del duemilasette:
le forbici e il ditale accanto la radiolina
per farle compagnia tra detriti e dettagli
nel pozzo della sordità.

 

*

Metamorfosi e risveglio di Medusa

Fu artiglio di cane a graffiare lo specchio
– pietra la bocca, la zattera allo sbando
tra lave morte rosso di tonnara – in corsa
dentro il cerchio risalendo la cifra
del risveglio fui tutti i nomi dell’asimmetria
sono Jamila adesso
persa nel blu della cancellazione.
Il varco tra i millenni il ricomporsi
del volto lapidato nella metamorfosi dell’ora.
La parola interdetta si scioglie e dice.

 

*

Rosso…

Rosso
che adesso è lama e cesoia
muro scrostato ombra
che s’allunga e ballarìa
– la zattera dei nomi alla deriva –
occidente spaesato
nel blu della cancellazione,
maria del declinare,
addio.

 

Maria Attanasio, Blu della cancellazione, La vita felice, Milano 2016

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Maria Attanasio è nata nel 1943 a Caltagirone, dove tuttora vive e lavora.
Ha pubblicato le raccolte di poesie Interni (1979), Nero barocco nero (1985), Eros e mente (1996), Amnesia del movimento delle nuvole (2003) e Del rosso e nero verso(2007).
Per la narrativa ha dato alle stampe i romanzi Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile (1994), Di Concetta e le sue donne (1999), Il falsario di Caltagirone(2007) e Il condominio di Via della Notte (2013).
Nel 1998 è uscito il libro di racconti Piccole cronache di un secolo, nel 2008 ha pubblicato Dall’Atlantico agli Appennini, una riscrittura del racconto di De Amicis Dagli Appennini alle Ande e nel 2012 tre prose raccolte nel libro Della città d’argilla. 

(fonte: http://www.lavitafelice.it/autore-maria-attanasio-537.html)

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

(foto: fonte web)

Maria Attanasio: Blu della cancellazione