Il Promontorio (30) Voce del verbo migrare

Nord Italia, novembre 2018

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E alzando gli occhi rimasi a bocca aperta dallo stupore, fermandomi sul marciapiede, un sorriso estasiato sul volto: riudivo il suono a schiocchi, nella pace azzurra del cielo, delle cicogne. Il loro verso comunitario, beccheggiante, caldo, che reca una casa con sé.

migrare v. intr. [dal lat. migrare] (aus. essere). – Lasciare il luogo di origine per stanziarsi, anche solo temporaneamente, altrove. È più generico di emigrare (di cui non ha i sign. specifici), e si dice sia di masse umane e di gruppi etnici che si spostano in cerca di nuove sedi, sia di animali e particolarmente di uccelli, sia anche di altre cose (v. migrazione): le orde barbariche migravano verso i confini dell’Impero romano; intiere popolazioni erano costrette a m. e a perdere la loro terra, diventando gente dispersa e senza domani (Carlo Sgorlon); al principio dell’autunno le rondini migrano nei paesi caldi; Stormi d’uccelli neri, Com’esuli pensieriNel vespero migrar (Carducci). ◆ Part. pres. migrante, anche come agg. (v. la voce).

Treccani. Vocabolario online, consultato il 30 novembre 2018

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Post Scriptum dell’1 dicembre 2018:

Guardiamo la realtà.
La piazza è assolata di meriggio. Sugli spalti delle panchine, alla mia destra, un ragazzo con un sacchetto trasparente di melograni parla in arabo al telefono, tre signore dell’est parlano amorevolmente delle anziane con cui vivono, una donna benvestita di età indefinibile sta in piedi e chatta, un vecchio dalla barba bianca senza casa dorme con la testa reclina su un vaso. A tre metri da qui, una pista di pattinaggio su ghiaccio piena di bambini italiani con pelle di ogni colore; e più in là si montano gli addobbi delle feste. Attorno a me tutti i chiacchiericci e le voci in tante lingue si mescolano armonicamente. La luce, tiepida e morbida, bagna tutto questo.

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(Articolo a cura di G. Asmundo)

 

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