Valentina Meloni, dieci inediti

va.lentina76
Valentina Meloni; fonte: http://www.larecherche.it

 

foresta

io ero una foglia che oscilla al vento
ero il ramo da cui pendono le parole
ero la felce dalle lunghe braccia
la felce che abbraccia i sogni.
io ero il verde che incanta
il sentiero che s’inoltra, il buio.
io ero corteccia fatta di pane e graffi
e di minuscole orme. io ero la luce,
il raggio che filtra tra i rami degli alberi
la speranza di un volo appena nato
la danza dell’ape sui fiori.
ero un piccolo uccello, un usignolo
che canta e non si lascia vedere…
io ero il vento   io ero il vento, sì
che passa sulle teste,   che suona
io ero la pioggia, il temporale che tuona.
io ero il passo incerto e la voce silenziosa
ero il sussurro di un bambino
che parla ai suoi angeli
io ero la terra percossa e rivoltata,
io ero il cigno che leva il collo e vola,
ero la piccola ghianda addormentata
un seme appeso al pappo
io ero lo sguardo fiero del lupo
ero il perdono. io ero il cielo nascosto
da una nuvola, io ero il grido del gufo,
una farfalla, io ero tutto ciò che sono
ero quella che tu chiami madre
il segreto svelato, ero il fiato del mondo,
un respiro.     il respiro più profondo.

 

audiopoesia: link di ascolto in versione inglese/italiano
https://soundcloud.com/va-lentina-meloni/forest-foresta

****

l’albero dai fiori rossi

il freddo degli inverni
anno dopo anno
le foglie perdute,
le foglie nate giorno dopo giorno
le mille formiche impazzite,
gli uccelli di fuoco
lo scorrere dei mesi nella linfa,
le nuvole sul capo
le stelle appese ai rami dei secoli
le stelle sempre uguali
così diverse ogni notte
ogni notte così  tristemente silenziose…
il bambino che mi parla, da quanti anni?
forse è già un uomo
e il vecchio che siede alla mia ombra,
per quanto ancora?
l’anziana signora che piange,
per chi? per cosa?
ogni giorno diventa più minuta,
quasi una bambina           e i miei fiori,
rossi come il sangue del soldato
ferito a morte tra queste radici
i miei fiori che gridano
la gioia d’essere al mondo,
i miei giovani fiori
volati via col vento assieme ai decenni…
***

un fiore non è mai lo stesso

passano i giorni come passano le nuvole
sulla mia testa.    e gli anni si dissolvono
nella musica del tempo.      non cercarmi
un fiore non è mai lo stesso
ogni giorno è diverso, ti stancherai.

così è anche la mia vita: non tornerò a sbocciare.
non ci saranno api a bottinare tra i miei petali.
nessuna mano più mi coglierà, inattesa.
appassirò                e tu non mi riconoscerai.
cercherai in me il fiore oscuro della nostalgia.

resterà di quel fiore un profumo incerto
un ricordo che stenta a mostrare la visione.
non mi cercare.           vengo dall’albero
che ti è sconosciuto. non sono una parte
sono l’intero, non vedi?

il vento porterà via lontano queste foglie,
le lascerà cadere vicino a te.
quando le prenderai nelle tue mani
ricorda di leggere le piccole poesie
scritte tra quelle nervature.       io sarò lì

****

 

la bambina che parlava agli alberi

qualcuno si chiede se sia mai esista
la bambina che parlava agli alberi

ha nascosto un sogno nella scatola di latta
la lettera è rimasta intatta e il sogno chi lo sa?

qualcuno si chiede cosa dicesse
la bambina che parlava agli alberi

un sogno di latta e radici di vento
eccola fa capolino dietro il tronco

qualcuno si chiede se sia mai esistita
la bambina che parlava agli alberi

ho trovato la sua scatola di latta
intatta sepolta sotto l’albero in giardino

quando l’ho aperta – le mani tremanti –
tutte le parole sono volate fuori

un soffio d’autunno come le foglie
dell’ippocastano anche loro se ne sono

andate lontano sono appassite nel sogno
non c’è più nessuno ad ascoltare

solo l’albero lì fermo ad aspettare
che spuntino le foglie che torni prima o poi

la bambina della scatola di latta
perché non può essere lei quella che

la tiene in mano se non sa più giocare
se non sa ascoltare, non può essere lei

la bambina che parlava agli alberi …
se adesso non ne è più capace…oppure sì?

****

 

l’angelo e il cosmo

lui e il cosmo erano lì
a toccare il fondo del silenzio.

un albero è il mondo
che nutre radici nel bambino.
il bambino è l’albero
che getta nuove gemme
e tende i rami al cielo.

l’albero e il bambino
erano lì a toccare
il fondo del silenzio.

cosa si dicessero nessuno mai lo seppe.
i segreti giacciono nascosti nel folto del bosco.

il bambino che parlava agli alberi è diventato uomo.
l’albero ha nascosto il bambino nella sua corteccia.
lentamente è invecchiato.

cosa ascoltasse nessuno mai lo verrà a sapere.

l’albero e l’uomo sono ancora qui
a toccare il fondo del silenzio.
cosa si dicono nessuno lo sa.

forse è tutto qui il loro segreto:
ascoltarsi, perdere le foglie, gli anni
sentirsi vivere, dirsi quello che è
quello che è stato, quello che sarà.

un albero è il mondo
che germoglia nel cuore dell’uomo

l’uomo è l’albero
che lascia andare le foglie
e le regala al vento.

l’angelo e il cosmo sono sempre qui
a toccare il fondo del silenzio.

****

 

un fiore che nasce

mi sfiorano le ali del silenzio
un palpito deflagra le ore
il mio cuore è colmo d’amore
per un fiore che nasce
l’erba ha macchiato di verde
il mattino     e anche tu rifiorisci
– silenzioso –  tra le rose
il tuo nome adesso è
un volo di farfalle

 
****

 

le vie dei canti

muore una parte di me
ma in altri prati nasceranno fiori
e gemme sui rami nuovi
becchi protesi dalle bianche uova
forse non lasceremo traccia
ma saremo frutti di alberi grandi
radici di fiori amari e fili d’erba
foglie verdi ed esili steli che ancora
si abbandoneranno al tempo
saremo musica nel vento tracceremo
immaginarie vie nel mondo
ci mischieremo i canti disegnando
mappe nuove           geografie invisibili
da percorrere in esistenze sconfinate
strade remote libere solo per chi crede

muore una parte di me e tu l’accogli
tra le mani mentre la culli rinasco terra
quando la bagni io ridivento un fiore

****

 

legatemi con un filo

voi dite che al mondo non interessa la poesia
e invece tremano le fondamenta
e le grida dei mattoni squadrati, oltre i muri,
si fanno vento
e, dentro al vento, ancora voce
filo che lega le anime, la parola.
legatemi, allora, con un filo tenace
che mi riconnetta al canto perduto
e faccia della foglia che cade
un pianto di boschi d’autunno
tenetemi stretta
a questa rete invisibile di radici-madre da cui,
avida di passati prossimi, succhio il verde latte,
da cui, ignara, la vena timida,
incosciente d’esserne la musa,
si getta, impavida, nel germoglio

****

 

voce di foglia

eri voce di foglia
sottile    fragile  trasparente
il vento ti scuoteva,
il gigante delle stagioni
ti portava in palmo di mano
eri voce di foglia
verdissima e fresca
sorgevi inaspettata come
l’aurora    eri voce di foglia
appesa a un fremito di vento
allo scorrere del tempo
circolare     eri voce di foglia
soave in autunno
ti accendevi di rosso
crepitante come fiamma
un incendio sommesso stava
nel tuo cuore   tu l’hai ceduto
al bosco    l’hai lasciato andare:
adesso sei una luce sospesa
tra i rami dell’albero della vita.
***

 

rammendo

sempre il mio gesto di riparazione
è parlarti da quel ramo fiorito
che in un volo di petali appassendo
sparga sul suolo ancora il suo profumo

in un rammendo di sepali e foglie
fosse sfiorarsi, questa mia carezza
la certezza del mio esserti voce
nel silenzio consumato di una sera.

ti risparmi la luce dalla resa,
in offerta di linfa a te la dono,
a te, che taci il fondo del perdono
il fremito del vento sia preghiera

quel che taci io vado distillando
come strumento flesso ad un’attesa
sospesa arresa, tremo e mi abbandono
nei baci che ti dono l’illusione.

 

****

 

un giorno diventerò un albero

un giorno, quando i miei capelli avranno smesso di crescere,
vorrei essere un salice, frusciare al sole primavere di foglia
pettinarmi con il vento e spettinarmi con il temporale.

un giorno quando il mio cuore non sarà più così rosso
forse avrà smesso anche di farmi male. allora vorrò
diventare un tiglio: lasciare i suoi mille cuori verdi al cielo
palpitare, come lui essere albero-soglia, sollevare il velo.

un giorno quando le mie gambe saranno ferme in orizzontale
io mi leverò dritta su punte di radice, e forse sarò più felice
quando tra le mie braccia-rami bruciando cadrà una stella.
allora farò di ogni ruga corteccia, solchi e carie scriveranno,
silenziosi, il mio dolore. un giorno quando sarò albero, forse.

quel giorno se non avrò più lacrime per piangere
stillerò gemme ambrate di cipresso e quando non vedrai più
le mie mani muoversi in nessuno dei miei gesti,
me le farò prestare dal castagno d’india: in antichi mudra,
composte, le mie nuove cinque verdi dita, dentro una carezza.

non conterò più i giorni della specie umana
il mio sarà un vivere di anelli e sospensioni
e il tempo circolare, della natura e delle stagioni,
in un respiro mi riporterà alla mia vecchia casa.

avrò occhi di faggeta selvatica e lunghe ciglia di tillandsia
la mia bocca silenziosa in calici di mandorlo e di magnolia,
esplodendo nella fioritura, farà tacere tutte le parole.
avrò seni neri scolpiti in legno d’ebano e fianchi misteriosi,
di betulla. il mio sesso sarà un frutto acerbo, forse avrà il sapore
aspro di una pesca e i semi, i temerari, avranno ali e polpa,
nel loro viaggio ancora mi porteranno altrove.

lascerò fuori gli inverni e mi coprirò della loro neve;
anche il mio grembo ferito avrà i suoi piccoli nidi,
oscuri e inattesi, nel tronco cavo di un olivo centenario.
un giorno quando sarò diventata albero smetterò
di essere carne e sangue, il mio nuovo vivere avrà
il sapore verde della linfa, la morbidezza antica
di un tronco di sequoia. e resisterà al fuoco dei giorni,
alla cenere degli anni, ai proiettili e ai colpi dei malanni.

come sorella forse avrò un’ amadriade, formiche e uccelli
per parenti e amici. e come madre, ancora, la foresta.
un giorno vi parlerò con parole nuove, con la saggezza
di chi sta fermo e non può più camminare, ma non ditelo
alla volpe, al picchio, allo scoiattolo o si spaventeranno,
nel mio tronco non faranno tane, non li potrò più accarezzare.

quel giorno non potrete più dire che sarò morta, dite piuttosto
che, come l’albero la foglia, avrò cambiato d’abito il mio colore.

****

Alcuni di questi inediti sono tratti dalla prossima pubblicazione Alambic (poesie 2010-2018) e sono stati composti oralmente con registrazione in luoghi di ritiro, in boschi e all’aperto. Poi successivamente trascritti in italiano e in inglese. Altri testi non sono ancora stati trascritti, altri ancora sono nati sul taccuino, alcuni sono stati pubblicati in siti e riviste internazionali.

 

***

NOTIZIE BIOBIBLIOGRAFICHE

 

Nata a Roma nel 1976, dal 2007 vive in Val di Chiana dove conduce una vita ritirata tra la campagna umbra e le zone dei Chiari. Scrive poesie, racconti, aforismi, fiabe musicate. Ha pubblicato per la poesia: la raccolta di haiku con dipinti sumi-e di Santo Previtera Nei giardini di Suzhou (FusibiliaLibri, 2015), con illustrazioni personali Le regole del controdolore (Temperino Rosso, 2016), la raccolta di haiku bilingue Nanita uscita in allegato alla rivista statunitense Otata (Otata’s Bookshelf, 2017-2018), con fotografie di Annalisa Marino, Eva (Edizioni Nosm, 2018), l’autoantologia di eco-poesia Alambic (Progetto Cultura, in uscita), con Giorgio Bolla Corrispondenze da un mondo increato – epistolario poetico (La Vita Felice, 2018); per la letteratura d’infanzia le fiabe illustrate: Storia di Goccia, Nanuk e l’albero dei desideri.

Altre poesie, racconti, articoli e saggi sono pubblicati in riviste di settore e raccolte antologiche, tra cui si ricorda la collezione di Aforismi al femminile (Puntoacapo Editrice, 2017) e l’antologia poetica, declinata ancora al femminile, Il corpo, l’eros (Giuliano Ladolfi Editore, 2018). Suoi testi sono stati tradotti in inglese, spagnolo, cinese, giapponese e sono apparsi in blog, riviste e quotidiani internazionali.

 In Diwali – rivista contaminata cura le rubriche di saggistica InSistenze e recensioni InDicazioni. Ha ideato e cura da oltre dieci anni un’antologia tematica permanente on line di eco-poesia profonda. Scrive in altre riviste di letteratura e cultura e nel sito:
n a n i t a www.valentinameloni.com

*

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

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Valentina Meloni, dieci inediti

Un pensiero su “Valentina Meloni, dieci inediti

  1. L’ha ribloggato su n a n i t ae ha commentato:
    Oggi sono ospite con dieci inediti in In un posto di vacanza, luogo ricco di contenuti e cura per la parola poetica. La poesia contemporanea ha una casa accogliente. All’interno trovate una selezione dalla mia prossima pubblicazione Alambic e la Poesia Forest in audioclip.
    Grazie ad Alba per avermi invitata e accolta e a Patrizia per l’ospitalità.
    Buona lettura/ascolto, e buon inizio settimana

    Mi piace

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