stanze d’isola

stanze d'isola.jpg

 

E chi ha lasciato il cuore a vestigio di quella dimora,
a quella brama fare ritorno.
(Ibn Hamdis)

 
I.  Prologo

Di colpo
altopiano desolato
ovunque si volga
tutto è scomparso
livellato
risucchiato
(i colli, le gole, le città bianche)
calzari tra i sassi incolti
coreuta
lontano
dagli ulivi
dai teatri

Dovevamo recitare uno spettacolo
ma abbiamo dimenticato di imparare la parte

 

II. Parodo

Quando avremo finito di dimenticarci di noi stessi
e saremo scomparsi del tutto

resteranno soltanto le pietre,
restituite alle pietre.
Resteranno le querce immortali
sullo sfondo del bianco più solenne.
Il ronzio dell’ape insistente
nella calura che schiaccia.
E sciare nere che scivolano in mare
franando, di tanto in tanto.

 

XIV.

Di questo cielo rivolto a libeccio
non riuscirai a fissare i contorni
ora compaiono stelle sfocate
ora si insabbiano stelle arrossate

lo specchio ustore ti ha tolto la vista
come accecato è il tuo incerto vagare
smemora il giorno con greve calura
benda del mare gli occhi ti oscura.

 

XVII.

Al riaffacciarsi sul Belice.

Nascondemmo il pane
sotto le stesse pietre
con cui coprimmo i piedi ai nostri morti.

Non cade una goccia
sui tuoi occhi disseccati
per troppo lucido senso.

 

XVIII.

Se apro le orecchie, sento solo
ragli d’uomo
emergono dal buio cavernoso
compreso dal mio petto
otre amaro.

Magari potessi riudire
il canto docile delle cicale.
Con queste mani mi lego
a un tronco d’ulivo.

 
XXXV. Esodo

Quando i Ciclopi lasciarono l’isola
i piedi toccarono l’acqua e avanzarono
il capo basso e il cuore muto
dando le spalle all’agonia di cenere.
E quando, con mani non abituate
ebbero slegato gli ormeggi dagli scogli
e gli strilli delle capre legate alle zattere
senza voltarsi, piansero lacrime cispose.

Giovanni Luca Asmundo

 

 

stanze d'isola - copertina.jpg

 

Stanze d’isola, Oèdipus, 2017 è l’opera vincitrice del Premio Letterario Felix, III edizione, sul tema Paesi-Radici. Abbandoni e ritorni nell’epoca 2.0, promosso dall’Associazione Felix Cultura

www.festivalibrocampania.it

 

gianluca

Giovanni Luca Asmundo, architetto, vive e lavora a Venezia. Vincitore di concorsi nazionali di poesia, narrativa e prosa lirica, è presente nelle antologie Poesia e luce: Venezia, a cura di Marco Nereo Rotelli (2015) e Trittico d’esordio, a cura di Anna Maria Curci (2017), oltre che in una serie di e-book curati dal blog “La presenza di Erato”. È tra i fondatori del progetto di poesia e fotografia “Peripli. Topografia di uno smarrimento”  ed è stato co-curatore di “Congiunzioni. Festival di poesia e video arte 2015”.
Su stanze d’isola si può leggere una ricca nota a cura di Cristina Polli qui.
Sulla poesia di Giovanni Luca Asmundo, Giorgio Galli ha scritto qui .

 

(Articolo e foto di copertina a cura di Patrizia Sardisco)

 

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2 pensieri su “stanze d’isola

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