Michele Paoletti legge “In che luce cadranno” di Gabriele Galloni

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Nella sua seconda raccolta poetica, In che luce cadranno (RP libri, 2018) Gabriele Galloni sceglie di percorrere una strada complessa. Queste poesie brevi eppure dense parlano dei morti, in equilibrio tra il loro essere e il loro essere stati. Colpisce come Galloni focalizzi l’attenzione sulla presenza degli assenti, sui loro corpi fatti di carne, ossa, polvere. I versi oscillano con perizia tra ironia e stupore, tra i vuoti e i pieni che i morti lasciano, le domande di cui neppure loro conoscono la risposta. Nota Melania Panico che “i due mondi siano perfettamente intercambiabili, le stesse ostilità, le stesse rese, le stesse maschere” in una prospettiva in continuo rovesciamento, dove la morte non è il termine della vita stessa ma il suo opposto, il contrario, il lato buio dello specchio. Solo che i morti ritornano e dimenticano, scordano nomi e soprannomi, a loro e soltanto a loro Galloni concede la dimenticanza come una sorta di libertà dalla vita. Chi resta può solo affinare l’orecchio cercando di afferrare la musica dei morti incisa tra un passo e un altro mentre nel continente / si va un giorno avanti e due a ritroso.

Michele Paoletti

 

*

I morti tentano di consolarci
ma il loro tentativo è incomprensibile:
sono i lapsus, gli inciampi, l’indicibile
della conversazione. Sanno amarci

con una mano – e l’altra all’Invisibile.

 

*

I morti vanno in cerca di riposo
l’uno dell’altro facendosi carico
inutilmente; ché nel continente

si va un giorno in avanti e due a ritroso.

 

*

I morti cagano, pisciano come
i vivi. Solamente che faticano
a rispondere a tutte le domande

che gli vengono fatte. Preferiscono
ricordarsi di un nome,
scomporlo in sillabe, accorgersi che è il loro.

 

*

Ci basterebbe credere a una riva;
a una luce che vada scomparendo
dietro gli scogli; o che un morto riviva,

che si perda tornando.

 

*

I morti hanno fiducia nella sorte.
A notte fonda salgono sugli alberi
del tuo giardino; li trovi che all’alba
non sanno come scendere dai rami.
Li vedi; non ti vedono. Li chiami
e non ti sentono. Li aiuti – scendono.

Ogni notte ritornano e dimenticano.

 

*

Certo. I morti si danno soprannomi.
Però li scordano immediatamente.
Ché al poco – buona grazia – preferiscono
il niente.

 

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Gabriele Galloni, In che luce cadranno, RP libri, 2018

 

(Articolo a cura di Patrizia Sardisco)

foto: fonte web

Michele Paoletti legge “In che luce cadranno” di Gabriele Galloni

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