Emilia Barbato, poesie inedite

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Emilia Barbato

prestami i tuoi occhi, gli disse,
dammi una geometria simmetrica
e molto complessa in cui specchiarmi,
consegnami questo senso perché possa
piantarmi nelle cavità i tuoi bulbi, è un tempo
cattivo questo precipitare, un esercizio
del cielo nella sua mai stagione
esatta, non è ancora inverno,
solo la levità apparente della neve
che cade pestando ogni foglia col suo rigore
bianco, non mosse un dito, gli chiese
esclusivamente di accenderle due lune

*

ma poi cosa ti sopravvive
se la parola è un simulacro
e le ortiche affollano
la cavità dove tace
la raffigurazione della tua divinità,
quella venere mutilata dove
crescevano le rose e le mani
volte a svestire della polvere
marmoree rotondità, le tue
due piccole lune crescenti,
l’impressione delle loro orbite
nei miei occhi,
cosa ti sopravvive in questi giorni
di pietra dove anche la quiete
di un ragno è rotta dal clamore
del mondo, solo quei minuti
fogli tra le piastrelle,
un testamento di versi, la tua
poesia per lei sparita? cosa mi resta
se non due nomi e una data?

*

se tu mi amassi come in una poesia
di Chlebnikov facendo uno scalpore
d’occhi e un nucleo solido nel corpo,
se scrivessi per me
la calma delle foglie e la folla
di una lisca lacustre tenendomi in orbita,
senza alcuna dimostrazione verrei a te,
camminando leggera come una formica.

*

Ora ventidue

il bruciore da stiramento
nel passo goffo dell’ultim’ora,
tre sconosciuti di lingua maghrebina
che accertano l’inettitudine della parola,
la soglia disattesa di un centro scommesse
nella voce nasale di un treno, io che conto
fragilità e deliri di una divinità dell’Olimpo
alzando il gomito e pensando a te lontano

*

Trotter

dove finisce il canto degli uccelli
quando i tigli imbruniscono
in formazioni coniche profumate?
Cosa pensano i picchi rossi di tutto
il grande silenzio? E io che siedo
su una radice e guardo dalla stagione
sbagliata le ginocchia nodose
di un platano, in cosa credo?
Nel nutrimento che mi viene dalle tue mani
come anellidi alla bocca di un codirosso
la cui peluria tradisce l’età?
E quando taci? Forse anche io vado dove
si riparano le intenzioni e la voce dei passeriformi
che guardano da bulbi neri e lucidi
i colori calare di un’ottava sulla terra
restituendola alla sua semioscuritá

***

Emilia Barbato è nata a Napoli nel 1971 e risiede a Milano. I suoi testi sono apparsi in diverse antologie e sull’Aperiodico ad Apparizione Aleatoria delle Edizioni del Foglio Clandestino. Geografie di un Orlo (CSA Editrice, 2011) è la sua prima raccolta seguono Memoriali Bianchi (Edizioni Smasher, 2014) e Capogatto (Puntoacapo Editrice, 2016), I classificato sezione Libri Editi IX edizione del Concorso Nazionale di Poesia Chiaramonte Gulfi – Città dei musei.

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

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Emilia Barbato, poesie inedite

5 pensieri su “Emilia Barbato, poesie inedite

  1. Leggere Emilia fa sempre stare bene, è un concentrato di dizione poetica e riflessione esistenziale che si fondono, come in una reazione di fusione controllata, per restituire energia integra e pulita, rimuovere la vita dalle sue scorie.

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