Lost in: Mascha Kaléko

 

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Jean-Louis Forain, Tight-Rope Walker 1885

Funambola senza rete

 

È stata la mia vita un essere-sospesa-sulla-corda.

Pure era ben tesa tra due pali.

Ora però la corda forte è lacerata:

E il ponte mio si sporge sulla terra di nessuno.

 

Eppure ballo e non voglio saper nulla,

In parte perché avvezza, in parte per fiera rabbia.

La folla fissa rapita e ammaliata.

Però, che Dio mi assista, guardo avanti.

 

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Seiltänzerin ohne Netz

 

Mein Leben war ein Auf-dem-Seile-Schweben.

Doch war es um zwei Pfähle fest gespannt.

Nun aber ist das starke Seil gerissen:

Und meine Brücke ragt ins Niemandsland.

 

Und dennoch tanz ich und will gar nichts wissen,

Teils aus Gewohnheit, teils aus stolzem Zorn.

Die Menge starrt gebannt und hingerissen.

Doch gnade Gott mir, blicke ich nach vorn.

 

Mascha Kaléko

(da: In meinen Träumen läutet es Sturm. Gedichte und Epigramme aus dem Nachlaß)

*

N.B.: Quella qui proposta è la prima traduzione in italiano di ”Seiltänzerin ohne Netz”.

 

2012-112
Mascha Kaléko

 

 

 

 

 

 

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Anna Maria Curci è nata a Roma, dove vive e insegna lingua e letteratura tedesca in un liceo statale. Suoi testi sono apparsi in riviste, in antologie e su lit-blog. È nella redazione di “Poetarum Silva, della rivista trimestrale “Periferie” e del sito “Ticonzero”. Ha pubblicato in rete traduzioni da testi di diversi autori, prevalentemente di lingua tedesca. Sono pubblicate in volume dalla casa editrice Del Vecchio sue traduzioni di poesie da: Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio / Sonntags dachte ich an Gott (2012), del romanzo Johanna di Felicitas Hoppe (2014), di poesie da: Hilde Domin, Il coltello che ricorda (2016).
Ha pubblicato le raccolte di poesia: Inciampi e marcapiano (LietoColle 2011), Nuove nomenclature e altre poesie (L’arcolaio 2015).

 

 

*

Articolo a cura di Alba Gnazi

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Lost in: Mascha Kaléko

5 pensieri su “Lost in: Mascha Kaléko

    1. Anche per noi è un’opportunità di crescita, studio e conoscenza l’essere trasportate, grazie al tuo lavoro, in luoghi poetici (e culturali, e temporali) nuovi, che ci consentono lo stupore della scoperta, la bellezza della comparazione, il privilegio dell’essere messe al cospetto di visioni e voci poetiche che senza la traduzione resterebbero fuori da ogni portata. Il Grazie più grande va a te, al tuo lavoro prezioso, questa volta come tutte le altre, sia passate che venture: insieme alla gioia e alla gratitudine per averti qui con noi sul Posto.
      Alba

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