Franca Alaimo, Poesie scelte da ”Traslochi”

 

Traslochi, copertina anteriore
Traslochi, prima di copertina

 

Insonnia

 

Le quattro:

un filo di luna,

ed ancora non dormo,

mentre il cielo

a poco a poco

si sbianca sulla terrazza disadorna:

dalle finestre aperte,

sull’aria calda

scivolano fiati e sogni smaniosi.

Nessuna voce di foglia in movimento

sul capo dei passeri dormienti,

né i richiami del chiurlo

grandi come rintocchi.

Solo il fruscio delle macchine

che battono l’aria

con le fiancate di metallo

arroventando le gomme sul selciato.

Io che un tempo credevo di parlare con il cielo

lasciando che le stelle mi cadessero addosso

nelle notti chiarissime d’agosto,

adesso sento il mio corpo una cosa tra le cose:

tutto il traffico di anidride carbonica e di ossigeno,

anche se so di essere sempre quella

di cui parlo a me stessa

e a Dio, che laggiù, seduto sul marciapiedi,

i sandali slacciati, lo zainetto logoro di cuoio,

si inietta la droga in un braccio,

per sapere come si cade dentro se stessi,

cosa significa essere spaventati.

Come dirgli che gli voglio bene?

Che deve smettersi di farsi male come noi?

Su, Dio-ragazzo, sali, vieni a sognare

quel cielo e quella luna,

quei platani ricamati dalla luce

come facesti il primo giorno.

C’è perfino un grillo che canta nell’unica aiuola

inondata dalla luce azzurrognola di un neon.

Bisogna adattarsi, sai,

ed annodare ogni cenno d’amore e di gioia

per sentire la trasparenza dell’alba

sopra le palpebre.

 

***

 

Problemi economici

 

Da quando mi tocca fare i conti su pezzi di carta

(divisioni e soprattutto sottrazioni),

la mia mano non è ubriaca di gioia

come quando scriveva solo poesie.

C’è un altro mondo da scrivere

fatto di cose da comprare

che escludono le altre, troppo care.

Non sento più l’anima leggera:

le montagne, le colline, le gazze

non avevano cartellini con il prezzo

e meditavo spesso sulla libertà.

E contemplando lungo i sentieri

i miei passi erano tardi e lenti.

Per ore fissavo le nuvole

e il tempo aveva una dimensione

assolutamente non economica.

Ma in città i pensieri quotidiani

riguardano l’affitto, il cibo, le bollette,

gli operai, gli oggetti che si rompono.

Le vetrine mostrano fin troppe cose;

e alcune hanno colori straordinari,

quasi come i quadri di Kandiskij o di Matisse.

Lo so che me ne devo fregare:

ho un radar nella testa rivolto ad altro

e cammino veloce per non fermarmi.

Oh, non devo farmi tentare!

Però, di notte, quando apro la finestra,

e nessuno è più in giro,

posso visitare senza fretta i negozi deserti

dove brillano luci colorate

che accendono i marciapiedi come gemme.

Penso a tutta la frutta che riposa nel frigo del negozio,

ai profumi che si mischiano,

ai sapori trattenuti dentro le polpe dormienti.

Alle bottigliette di profumo allineate sugli scaffali

che hanno regalato uno spruzzo della loro anima floreale

ai polsi delle donne che ancora odorano

stretti sul petto, nel sonno.

Immagino le cassette piene di roba marcita

lasciate nella piazza del mercato

che presto le porteranno via

(oh, sconcezza magnifica dei resti!).

Sento i corpi che mi respirano sul capo,

al piano di sopra,

e mi metto a sognare un’altra città

da quella che vedo di giorno.

Un palcoscenico solitario

dove qualche dio e tutte le creature immaginarie

possono finalmente fare con me

una lunga e bella passeggiata.

E tutte quelle macchine verniciate,

silenti lungo i marciapiedi,

mi ricordano i giocattoli di latta

guidati con mano infantile lungo le strade di casa

sotto le sedie, sopra i braccioli del divano.

Peccato che quasi nessuno veda la città

quando sogna, immobile,

quando l’aria è colma di misteriosa sapienza,

quando perfino l’urlo di una sirena è così lontano

da sembrare un verso gentile ed irreale.

Sulla ringhiera dell’ultimo piano

si è posato il cielo nerissimo

con quattro stelle ridenti.

Ma ora vado a sdraiarmi sul letto:

sarà bello lasciarsi cullare dai rari fruscii

che immagino allargarsi nel mondo

come fiori notturni;

lascerò la serranda abbassata,

ma non così tanto che domani

non salga insieme alla luce

il profumo dei cornetti sfornati,

il rumore secco della portiera del furgone

sbatacchiata dal padrone del bar,

giù, all’angolo.

Domani avrò solo dodici euro da spendere,

e, accidenti!, è rimasto soltanto

un pugno di croccantini per la mia gatta.

 

***

Traslochi, retrocopertina
Traslochi, quarta di copertina

Cerco l’anima

 

Mi cerco l’anima tra le costole,

ma la gabbia toracica scricchiola vuota.

La chiamo, e tiro fuori solo un sospiro

dall’accumulo d’aria nei polmoni.

E poi non sento più la bocca di Dio sopra la mia,

quel suo fiato vibrante d’amicizia

che consolava la scatola del mio corpo.

Ma dov’è andata mai l’eterna essenza,

l’immagine bellissima di quel mondo

che ruota al di sopra, lontano, misterioso,

al di là della luce traballante delle stelle?

Mentre il buio mi cade addosso,

chiudo gli occhi e inseguo in sogno,

ma sprofondo in un labirinto senza visioni,

finché la notte mi sale all’orecchio bisbigliando

l’incommensurabile tedio del silenzio.

 

 

(Da Traslochi, LietoColle editore 2016)

franca6
Franca Alaimo

 

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

Annunci
Franca Alaimo, Poesie scelte da ”Traslochi”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...