La stagione rilassata – Cinque Poete

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Georgia O’Keeffe, ”From the Lake”

 

Notturno invernale

 

 

Così lieve è il tuo passo, fanciullo,

che quasi non t’odo,

dietro me, sul sentiero.

E così pura è l’ora, così puro

il lume delle grandi stelle

nel cielo viola

che l’anima schiarisce

dentro la notte

come i tetri pini che albeggiano

nel biancore della neve.

Un alto sonno tiene la foresta

ed i monti

e tutta la terra.

Come una grazia cade

dal cielo il silenzio.

Ed io ti sento l’anima battere,

dietro il silenzio,

come un filo vivo di acque

dietro un velo di ghiaccio

e il cuore mi trema,

come trema il viandante

quando il vento gli porta

attraverso la notte

l’eco d’un altro passo

che segue il suo cammino.

Fanciullo, fanciullo,

sopra il mio cammino,

che va per una landa senza ombre,

sono i tuoi puri occhi

due miracolose corolle

sbocciate a lavarmi lo sguardo.

Fanciullo, noi siamo

in quest’ora divina

due rondini che s’incrociano

nell’infinito cielo,

prima di mettersi in rotta

per plaghe remote.

E domani saremo soli

col nostro cuore

verso il nostro destino.

Ma ancora, nel profondo, tremerà

il palpito lontano delle ali sorelle

e si convertirà

in nuova ansia di volo.

 

(Antonia Pozzi, in ”Poesia che mi guardi”)

 

*****

 

Svernare

 

 

Questa è la stagione rilassata, non c’è niente da fare.

Ho fatto girare lo smielatore della levatrice,

ho il mio miele,

sei vasetti,

sei occhi di gatto in cantina,

 

che svernano in un buio senza finestra

nel cuore della casa

accanto alla marmellata rancida dell’inquilino precedente

e alle bottiglie di vacui luccichii ——

il gin di Sir Tal-dei-Tali.

 

Questa è la stanza in cui non sono mai entrata.

Questa è la stanza in cui non ho mai potuto respirare.

Il nero vi è raggomitolato come un pipistrello,

nessuna luce

oltre alla pila

e al suo debole

 

giallo cinese su oggetti spaventosi ——

Nera imbecillità. Sfacelo.

Possessione.

Sono loro a possedermi.

Né crudeli né indifferenti,

 

solo ignoranti.

Questa è la stagione della resistenza per le api — le api

così lente che le riconosco a stento,

sfilano come soldati

fino alla lattina dello sciroppo,

risarcimento del miele che ho tolto loro.

Tirano avanti grazie a Tate e Lyle,

la neve raffinata.

Vivono di Tate e Lyle invece che di fiori.

Lo accettano. Arriva il freddo.

 

Ora si raccolgono in una palla,

nera

mente contro tutto quel bianco.

Il sorriso della neve è bianco.

Si allarga, corpo di porcellana Meissen lungo un miglio

 

nel quale, nelle giornate tiepide,

possono solamente portare i loro morti.

Le api sono tutte donne,

le vergini e la lunga signora regale.

Si sono sbarazzate degli uomini,

 

tangheri goffi e tozzi, nullità.

L’inverno è per le donne —–

la donna, che continua il suo lavoro a maglia

accanto alla culla di noce spagnolo,

il suo corpo un bulbo nel freddo e troppo istupidito per pensare.

 

Sopravviverà l’alveare, riusciranno i gladioli

a conservare in vita i loro fuochi

per entrare in un nuovo anno?

Che sapore avranno le rose di Natale?

Le api volano. Sentono il sapore della primavera.

 

(Sylvia Plath, ‘’Wintering’’, in ”Poesie”; trad. di Anna Ravano)

 

*****

 

 

Non resta più niente dell’estate verde

 

 

Non resta più niente dell’estate verde

sepolta nell’erba stordita e ferma.

Ci sono le mani a fare questo tempo

gli uccelli, il gonfio tuono all’orizzonte,

 

ci sono piedi selvatici a venirci incontro

come un’onda schiacciata, contusa

sulla nuca, umida, tonda. Non resta

più niente degli occhi tenuti stretti

 

le montagne aspre, involate

nell’aria debole dietro al fiume e sopra

ogni altra cosa. Se potessi svegliare i merli,

allontanare dal fuso orario l’orgoglio,

 

girare la testa verso levante, conoscere

l’ardore del volo in assenza di saggezza,

raccoglierei i capelli in una treccia infinita

comincerei a cadere a balzi, di sera in sera,

 

per svanire in pace, nuda, distratta.

 

(Rita Pacilio, Da ‘Prima di andare’, La Vita Felice 2016)

 

*****

 

 

ininverno

 

 

#7

Sugli aghi accucciati

l’aria ferma

a succhiare in silenzio

i passi:  si appressa la neve.

Un soffio, a premere,

aria

sulle fronde, sulla fronte,

di nuovo.

 

 

#8

Sugli aghi affacciati

sui colatoi di luce

sui tetti tremuli

la goccia

albina

d’algida eccitazione

curva le letargie apparenti

senza compassi umani.

La neve orecchia un fiato soffocato

_ ciano ascolto raccolto

in forma di cristallo

 

(Patrizia Sardisco, da ‘Senza compassi umani’, silloge inedita)

 

*****

 

L’assunto indimostrabile del respiro

 

 

In una qualsiasi ora tracciata

da inossidate voglie,

sul volger mite della sera la tenda

stringe assalti ai

tubuli di polvere rappresi

tra le ombre; una poltrona

allungata su intenerite ninne-nanne

estirpate alla memoria: voci

sommerse in scricchiolii

di tramonto: immaginazioni di manifattura

incerta. Un privilegio poter

osservare, sul pizzicato urgente

che scandisce dondolii,

la fermezza cinetica del pomeriggio

che s’appella

all’assunto indimostrabile

del respiro, la rada cucitura

del porto e delle vele

che d’un tratto più scura

s’ingobba

sulla mano lenta che

i vetri accosta e il lume

varia: senza indugi.

 

(Alba Gnazi; poesia pubblicata nel settimo e-book  de ‘’I Quaderni di Erato’’)

 

starlightnight
Georgia O’Keeffe, ”Starlight Night”

(Articolo a cura di Alba Gnazi)

 

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